Ago 28 2011

Benvenuto

Benvenuto nel mio blog! In questo sito potrai trovare alcuni materiali da me creati nel corso degli anni, maturati da esperienze personali o riadattamenti e fusioni di lezioni a cui ho preso parte. Lo scopo è quello di creare un gruppo il più possibile attivo di discussione e condivisione di esperienze, per favorire la crescita comune.

Se tu hai una mela, io ho una mela e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
(George Bernard Shaw)

Al fine di favorire lo scambio di opinioni, è possibile (anzi, vi invito a farlo!), anche senza registrazione, lasciare commenti in fondo ad ogni pagina, oppure scrivere nella TagBoard a lato.

Su VolleyWorld vengono pubblicati anche materiali di altri allenatori che vorranno dare il loro contributo. Per maggiori informazioni in merito, è sufficiente contattarmi.

Tutto il materiale presente in questo sito è liberamente utilizzabile, sotto due semplici condizioni: che mi sia chiesta l’autorizzazione e che sia in ogni caso citata la fonte (autore e sito web).
Sicuro della vostra collaborazione, auguro a tutti una piacevole navigazione e tante soddisfazioni sportive!

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Gen 01 2016

Tanti nuovi dubbi per un ottimo 2016!

Qualche collega ogni tanto mi chiede il motivo per cui questo blog non sia più tanto “vivo” come qualche anno fa. La risposta classica è che il mio tempo libero è calato drasticamente negli anni. Ed è vero, del resto capita a tutti quando si passa dalla vita di studente a quella di lavoratore. Ma non è tutto. Mi sono reso conto che più accumulo esperienza in palestra, più diminuiscono le certezze e crescono i dubbi (attenzione: questo fatto è per me positivo!). Di conseguenza per me è anche più complicato scrivere articoli per il blog.

Quando nacque, questo sito era principalmente una trascrizione di appunti accumulati tra corsi, scambi di opinioni, aggiornamenti, prove in palestra e così via: una sorta di quaderno tecnico che, grazie alla mia vena un po’ “nerd”, era salvato in qualche hard disk sparso per il pianeta piuttosto che in un foglio a quadretti (mento: avevo e ho anche oggi alcuni quaderni pieni di schemi, note, riflessioni sull’allenamento ecc). Adoravo l’idea di poter apprendere qualcosa di più da chi avrebbe letto qualche mio appunto e anche quella di poter sfruttare la tecnologia Internet per aiutare giovani colleghi che, come me, faticavano a trovare materiale per studiare. In quegli anni nacque anche il VCS, un vero e proprio social network negli anni in cui i social network non andavano ancora di moda (se mai avessi avuto l’idea di non condividere esercizi di pallavolo ma foto delle vacanze…!!!).

Oggi il mondo è cambiato: condividere le proprie idee è diventato più facile e il confine tra condivisione e saccenza credo stia diventando molto sottile. Io percepisco questo disagio. Se prima utilizzavo qualche ora per scrivere e pubblicare un articolo, oggi impiego settimane (non scherzo!). Scrivo qualche appunto, poi cerco di approfondire, poi modifico, correggo, taglio, aggiungo, coloro…fino al risultato finale. Un articolo sul blog non può essere semplicemente “quello che penso stamattina”, come un tweet o un commento su Facebook (su cui poi mi piacerebbe fare altre riflessioni, visti certi messaggi…). Di conseguenza, anche la tipologia di contenuti è cambiata molto in questi anni: oggi cerco di portare il più possibile studi o esperienze dirette, visto che il web è già pieno di articoli scritti da professionisti del mestiere per migliorare la propria base di conoscenza teorica. Tutto questo mi porta finalmente alla scelta di parlare molto più spesso di temi tecnico-tattici-statistici abbastanza specifici o, ancora più spesso, di metodologia. Credo che la metodologia sia ciò che permette agli allenatori di fare un grande salto di qualità. Perché penso questo? Semplice: perché ho sempre più dubbi e meno certezze! Ogni anno mi trovo di fronte nuovi giocatori, nuove situazioni e condizioni di lavoro e devo riuscire a trovare la chiave giusta per realizzare i nostri obiettivi. E se da un lato avere dei pilastri (qualcosa in cui credere = la conoscenza della tecnica e della tattica, nonché lo studio dei modelli di riferimento) e accumulare esperienza sono le fondamenta su cui costruire la propria prestazione (di allenatore), credo che la capacità di adattarsi sia davvero determinante per far lavorare al meglio le nostre squadre, giovanili e non. Questa capacità di adattarsi può nascere solo studiando continuamente e appronfondendo i modi e le pratiche utilizzate e da utilizzare per applicare le nostre idee: la metodologia, appunto.

Chiudo questo post un po’ confusionato con i miei migliori auguri per un grande 2016…ovviamente ricco di tanti dubbi!

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Dic 06 2015

Appunti di metodologia #01 – L’esercizio analitico: ripetizioni, errori, noia

Si inaugura oggi una nuova rubrica di questo blog, volta a raccogliere alcuni piccoli appunti su alcune tematiche di metodologia. Ogni post potrebbe essere l’inizio per una discussione e spunti per migliorare il nostro lavoro. Come sempre, si tratta di considerazioni puramente personali, condivisibili o meno. Buona lettura e…condividete! 

L’esercizio analitico (gesto tecnico isolato dal contesto di gioco) è alla base dell’apprendimento della tecnica. Ancor prima di parlare delle caratteristiche fondamentali dei singoli esercizi, credo sia importante sottolineare quanto sia fondamentale, affinché le proposte analitiche abbiano successo, seguire delle progressioni di esercizi (dal facile al difficile, dal conosciuto allo sconosciuto, dal semplice al complesso…). Immaginiamoci il primo giorno di scuola messi di fronte ad un problema universitario: spendendo giorni, settimane, mesi riusciremmo ad ottenere solo piccoli risultati e poco solidi (ad esempio basati, in questo caso, su associazioni dirette/visive) per poi essere di nuovo a zero nell’affrontare un successivo problema. Lo scopo delle progressioni didattiche è quello di fornire delle basi solide su cui andare a costruire abilità via via più complesse.

La difficoltà della costruzione delle esercitazioni analitiche è il riuscire a bilanciare un elevato numero di ripetizioni, richiesto per apprendere e fissare il gesto, con l’alta qualità della singola ripetizione, necessaria per un apprendimento efficace (altrimenti il rischio è di allenarsi…a sbagliare!).

Quantità vs QualitàNaturalmente far convivere questi due grandi obiettivi non è sempre semplice e richiede un grande lavoro di programmazione e studio da parte degli allenatori. Credo che si possa associare ad ognuno di questi due obiettivi un’espressione simbolica:

  • Alto numero di ripetizioni: odiare le file;
  • Alta qualità della ripetizione: presenza forte dell’allenatore.

Riuscire a bilanciare correttamente questi due obiettivi è anche uno dei punti chiave affinché le sequenze analitiche non risultino troppo “noiose” ai nostri giocatori. Una nota (leggermente polemica) a latere: i tempi in cui “andava di moda” lamentarsi con frasi del tipo “non ci sono più i giovani di una volta, non hanno voglia di lavorare, non conoscono lo spirito di sacrificio, sono inallenabili…” sono finiti! Ogni allenatore dovrebbe sempre cercare strade nuove e migliorative per riuscire a trasmettere passione, entusiasmo e cultura del lavoro ai giocatori che passano tra le sue mani oggi, senza pericolosi confronti con il passato o lamentandosi di una realtà diversa da come la si vorrebbe! E’ palese che non tutti potranno diventare giocatori e molti non diventeranno nemmeno pallavolisti in generale, ma lo spirito che deve guidare il nostro lavoro è quello della resilienza.

Aumento del numero di ripetizioni

L’espressione precedentemente utilizzata “odiare le file” è chiaramente iperbolizzata ma penso sia importante per rendere l’idea di quale dovrebbe essere il pensiero di noi allenatori nella valutazione delle nostre proposte:

  • Quante ripetizioni ha svolto ogni giocatore? (la domanda successiva sarà: Quante ripetizioni corrette ha svolto ogni giocatore rispetto al totale?);
  • Posso ottenere lo stesso risultato ottimizzando questa esercitazione? Se no, posso ottenerlo cambiando la struttura dell’esercizio?

Una nota importante: spesso nelle primissime fasi dell’apprendimento il numero di ripetizioni non è tanto importante quanto il fatto che queste abbiano una qualità davvero alta e controllabile: si parla quindi di esercizi ad alto controllo, cui sarà dedicato un articolo a parte in questa rubrica.

Di seguito alcuni suggerimenti e idee per aumentare il numero di ripetizioni dei propri esercizi.

Lavorare a stazioni

Il lavoro a stazioni (cui sarà dicato un prossimo articolo di questa rubrica) è uno strumento potentissimo per aumentare le ripetizioni svolte dai giocatori. Ovviamente, la sua potenza è racchiusa nella possibilità di svolgere esercizi indipendenti in parallelo: è tuttavia importante progettare, strutturate e organizzare queste esercitazioni a dovere.

Aumentare il ritmo di lavoro

Gli esercizi analitici si devono svolgere a ritmo alto, ossia con poche pause tra le ripetizioni dei singoli giocatori. Alcune idee per mantenere alto il ritmo di lavoro:

  • Scandire il ritmo di lavoro con segnali acustici (voce, fischietto…);
  • Coordinare il ritmo partecipando attivamente all’esercizio (es. lanciando i palloni);
  • Essere sempre pronti all’assistenza palloni (l’allenatore ha sempre dei palloni in mano);
  • Prevedere eventuali postazioni d’attesa negli esercizi a giro (per girare più rapidamente).

Ottimizzare le correzioni

Il tema delle correzioni è molto importante nell’apprendimento tecnico (un articolo sarà dedicato a questo aspetto). Scegliere con cura il tipo di correzione (individuale o di squadra), ottimizzare la comunicazione (parole chiave) e individuare le posizioni e i momenti migliori in cui fornire correzioni può influire in maniera significativa sul numero di ripetizioni svolte dai giocatori.

Studiare la circolazione dei palloni

Lo studio della circolazione dei palloni può aiutare tantissimo a ridurre i tempi morti e la sicurezza dell’ambiente durante lo svolgimento degli esercizi.  Per ogni esercizio è necessario organizzare il modo in cui i palloni sono recuperati dopo ogni colpo di un giocatore. Dallo studio della circolazione dei palloni può nascere anche lo studio delle traiettorie, ovvero la derterminazione delle “porzioni di palestra” interessate globalmente dall’esercitazione: qualore si indetificassero porzioni sempre libere, queste potrebbero essere utilizzare per un altro esercizio in parallelo.

Esempio

Attacco a rete

Ad ogni fila di attaccanti deve corrispondere un giocatore nell’altro campo senza palla, pronto a recuperare l’attacco del compagno (in caso di palestre piccole, una buona posizione di partenza potrebbe essere anche a ridosso della rete per segnalare eventuali rimbalzi lunghi). Dopo l’attacco si passa in attesa nell’altro campo e così via. Studiando la circolazione dei palloni si arriva presto a scoprire come spesso si possa lavorare con ben 3 gruppi di attaccanti, anziché i “canonici” 2!

Utilizzare esercizi bonus per la fila

Un esercizio bonus per la fila è un piccolissimo e velocissimo esercizio che può essere svolto da un giocatore in fila. L’esercizio può essere fisico, tecnico o fisico-tecnico.

Esempio

Ricezione singola con una coppia di ricevitori (uno in campo e uno fuori in attesa)

Durante l’attesa, il giocatore fuori potrebbe alternare semplici esercizi di rapidità dei piedi a dei colpi di bagher alla parete.

Aumento della qualità delle ripetizioni

Il punto più importante per garantire qualità alle ripetizioni è già stato toccato: si tratta dell’importantissimo principio della progressione didattica. Un esercizio troppo difficile per un atleta non porterà alcun beneficio alla sua crescita!

Come individuare la giusta soglia per “proseguire nella progressione”? Stime empiriche possono portare ad affermare che una esercitazione è allenante quando il numero di esecuzioni corrette oscilla intorno al 50% del totale, valore che può salire fino al 70-80% nelle fasi più avanzate di stabilizzazione (ma qui dovrebbero subentrare anche esercitazioni sintetiche e globali). Naturalmente le stime individuali sono difficilmente realizzabili nella pratica: rimane comunque importante provare a suddividere i giocatori in 2-3-4 gruppi per abilità compatibili e proporre progressioni il più possibile mirate alle capacità effettive.

Un altro grande punto relativo alla qualità delle ripetizioni è dato dalle correzioni dell’allenatore, che a mio avviso negli esercizi analitici devono essere molto frequenti (l’allenatore deve “far fatica” durante il suo lavoro!), strutturate (modulazione del tono e volume di voce, scelta del tipo di feedback, stile, gestualità…) e il più possibile individualizzate (ogni giocatore reagisce meglio a determinati tipi di feedback).

Molto importante è anche prevedere, quando possibile, dei piccoli recuperi tecnici in momenti extra rispetto al normale orario di allenamento. Può anche trattarsi degli ultimi 5′ del proprio spazio palestra, ma devono essere estremamente focalizzati e con un gruppo molto ristretto di giocatori (tendenzialmente non superiore a 2-3).

Ridurre la noia

I blocchi analitici risultano spesso “noiosi” ai giocatori, che preferiscono di gran lunga le situazioni di gioco. Credo tuttavia che con alcuni accorgimenti sia possibile lavorare con grande efficacia e buona “sopportazione” da parte degli atleti. Di seguito alcune idee:

  • Come già discusso in precedenza, la presenza dell’allenatore deve essere molto forte per mantenere alto il ritmo e l’attenzione (tramite correzioni): basta mettersi un attimo nei panni dei giocatori per capire quanto presto diventi frustrante lavorare su gesti singoli molto lentamente e senza alcun feedback.
  • Anziché svolgere pochi esercizi (1-2) in tanto tempo (30-40′), soprattutto a livello maschile può invece essere utile proporre tante piccole progressioni, formante da un buon numero di esercizi svolti per poco tempo (magari anche con qualche variante più ludica).
  • Quando il gesto inizia ad essere appreso, aggiungere degli obiettivi individuali e, se possibile, segnare i progressi per lavorare sui record personali (sfida con se stessi).
  • Stimolare la socialità svolgendo esercizi a gruppi e variandoli spesso.
  • Rendere i giocatori participi del proprio percorso tecnico illustrando sempre obiettivi e finalità dell’allenamento e dei singoli esercizi.
  • Alternare situazioni analitiche a situazioni di applicazione al gioco.

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Giu 07 2015

Analisi di metà stagione

Questo articolo nasce come riadattamento di un lavoro che ho svolto durante la pausa natalizia della stagione appena conclusa con la mia squadra di Serie C. L’obiettivo dell’attività era individuare 10 punti di miglioramento a cui dedicare il macrociclo gennaio-maggio. Di questi 10 punti ne ho quindi scelti 2 principali, che sarebbero stati il cardine del lavoro in palestra. Rispetto alla base della programmazione annuale, questo lavoro ha avuto il vantaggio di essere stato fatto dopo un discreto numero di partite e con la possibilità quindi di aver conosciuto i pregi e i difetti (fisici, tecnici, tattici, psicologici) della squadra, oltre ovviamente al livello medio del campionato disputato.

Il concetto di “miglioramento” è estremamente vario e individuare 10 punti non è stato certo semplice. Anzitutto, i miglioramenti possono essere di diversa tipologia, e ogni tipologia deve avere un metodo per l’analisi della situazione attuale (in modo da poterla confrontare con il risultato durante e al termine del macrociclo):

  • Obiettivi tecnici: l’obiettivo deve essere sempre quello di poter produrre un accrescimento di un indice di positività/efficienza misurabile tramite scout (di allenamenti e/o partite). Normalmente questi obiettivi sono individuali o per ruoli.
  • Obiettivi tattici: si tratta di rendere più efficace/efficiente una parte del proprio gioco. Gli obiettivi di questo tipo normalmente riguardano tutta la squadra (o al limite uno o più ruoli) e la misurazione avviene tramite indici di squadra (ad esempio: indice di fase break)
  • Obiettivi psicologici/gestionali/comportamentali: questi obiettivi riguardano il comportamento dei singoli giocatori, il rispetto delle regole di squadra, l’atteggiamento verso gli altri, la predisposizione agli obiettivi e al lavoro in palestra e così via. La loro misurazione è estremamente complessa.
  • Obiettivi fisici: riguardano le capacità fisiche dei propri atleti. Non è oggetto di questo studio.

Il punto di partenza per la scelta degli obiettivi è l’unione e analisi degli scout ottenuti dalle prime giornate di campionato (8) e delle osservazioni personali trascritte al termine di ogni settimana di lavoro.

L’ordine delle attività è quindi il seguente:

  1. Analisi della propria squadra (scouti e osservazioni personali);
  2. Scelta di 10 obiettivi;
  3. Programmazione del lavoro in palestra legato ai 10 obiettivi;
  4. Scelta di 2 obiettivi principali;
  5. Programmazione della “settimana tipo” per esaltare i 2 obiettivi principali.

10 obiettivi

Questo articolo ha una premessa fondamentale: tutta l’analisi è estremamente specifica per la squadra analizzata. Tutte le frasi scritte in senso “assoluto” non vogliono certo dare una generalizzazione sul campionato, bensì mostrare l’estrema specificità del progetto: l’obiettivo è stabilire una lista di obiettivi per UNA SPECIFICA SQUADRA, non per il livello del campionato in generale. Ad esempio, in un precedente articolo era mostrata l’analisi annuale di un’altra Serie C: i risultati della scoutizzazione sono piuttosto differenti!

Un’ultima precisazione: alla fine, 3 obiettivi su 10 non hanno riguardato la parte tecnico/tattica. Questi obiettivi non saranno presentati nell’articolo poiché li ritengo un po’ troppo “riservati” alla vita di una squadra.

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Apr 01 2015

Spunti: metodologia di allenamento con le giovanili maschili

Proceso_de_coachingNell’ambito delle attività legate alla Selezione Provinciale Maschile di Bologna, quest’anno abbiamo gettato le basi per alcuni incontri periodici rivolti soprattutto a neo-allenatori operanti nei settori giovanili della città. In particolare, l’idea è quella di organizzare alcune tavole rotonde per parlare dell’allenamento dei nostri settori giovanili “a tutto tondo”: gli incontri si svolgono tendenzialmente in concomitanza delle attività della Selezione Provinciale (o dei nostri progetti promozionali paralleli).

L’articolo che propongo di seguito – seppur qui leggermente modificato per renderlo “presentabile” – è stato il punto di partenza di queste discussioni: si tratta di spunti di riflessione per il lavoro con le giovanili maschili, risultato della mia – seppur non vastissima – esperienza in questi anni in palestra. Che le considerazioni siano giuste o sbagliate poco importa, ciò che ci interessava era principalmente avere un punto di partenza per avviare i nostri lavori. Lo condivido affinché possa essere ulteriore spinta per ulteriori discussioni. 

Attenzione allo stile con cui è scritto il documento! L’impostazione è molto schematica, poiché appunto nasce come avvio per una discussione, e contiene molti verbi “forti” (“deve”, “è fondamentale”…), non perché i pareri espressi siano necessariamente di valenza assoluta, quanto più per sottolineare e ben definire la mia personale scala di importanza/priorità.

Introduzione

In questo documento presento in maniera il più possibile chiara e sintetica alcuni degli aspetti che ritengo più importanti nell’allenamento di una squadra giovanile maschile. Ovviamente si tratta di considerazioni del tutto personali e che condivido prima di tutto per avere pareri, suggerimenti e intavolare una discussione che possa essere proficua per noi allenatori e, di riflesso, per i nostri giocatori. Le considerazioni che di seguito presento sono frutto degli ultimi anni di lavoro tra settore giovanile (di club e di selezione) e squadre seniores, nonché delle ormai lunghe e preziose collaborazioni con tanti colleghi operanti nel settore.

Sommario

  • Conoscere i modelli tecnici
  • Stabilire delle progressioni
  • Imparare a programmare
  • Come stilare un allenamento
  • Tecniche di individuazione e correzione degli errori

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Ott 07 2014

Video Touch online!

Dopo tanto tempo e tante seccature, sembra che Video Touch possa tornare online – anche se non ancora al 100% della “forma” – per aiutare chiunque abbia bisogno di selezionare, ritagliare e montare spezzoni video.

Potete nuovamente trovarla online su App Store a questo link.

Ricordo altre importanti risorse:

Come già anticipato, persistono ancora alcuni problemi marginali in alcune tipologie di utilizzo, nel caso le riscontriate vi prego di contattarmi.

Buon lavoro a buona stagione a tutti!Video Touch

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Ago 30 2014

Ogni fondamentale con una parola…

Se dovessimo scegliere una parola per descrivere ogni fondamentale della pallavolo, una parola che identifichi quello che per noi è il suo significato nel gioco, la massima priorità che ci diamo nel suo sviluppo o la qualità che ricerchiamo nei giocatori che lo eseguono…quale sarebbe questa parola?

Un piccolo gioco per aiutarci a chiarire le idee all’inizio della nuova stagione 2014/2015 (tra qualche settimana – una volta finita la raccolta dati – un piccolo riassunto dei risultati sarà pubblicato su queste pagine)…ah, a proposito: in bocca al lupo e buon lavoro a tutti!

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Mag 14 2014

Analisi statistica Serie C maschile

Come conclusione della mia stagione come allenatore di un gruppo abbastanza giovane di Serie C maschile, ecco i risultati dell’unione degli scout del campionato, utili al fine di costruire un modello prestativo e trarre alcuni interessanti spunti sull’allenamento.

Scenario di riferimento:

  • Campionato Regionale Serie C Maschile, stagione 2013/2014;
  • Squadra praticamente giovanile (tutti U21, tranne un giocatore over);
  • 22 giornate di campionato (solo 20 scoutizzate);
  • Squadra classificata settima.

Tutti gli scout della stagione sono stati uniti e analizzati escludendo i “quinti set” che, essendo più corti, avrebbero inficiato le statistiche medie di un set.

Di seguito la lista delle analisi disponibili:

Una piccola guida alla lettura dei dati:

  • #, +, !, /, -, = si riferiscono ai simboli standard della scoutizzazione (alcune spiegazioni, anche se un po’ datate, sono disponibili qui);
  • T si riferisce al numero totale di colpi;
  • Ogni simbolo seguito da % indica un valore percentuale rispetto ad un totale;
  • Ogni simbolo seguito da S indica un valore medio a set;
  • SV indica i set vinti, SP i set persi;
  • AV indica le azioni vinte, AP le azioni perse;
  • BP indica la fase battuta-punto, CP la fase ricezione-punto.

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Mar 23 2014

Sistema di gioco P-C

La pallavolo è uno sport in cui il sistema di gioco in fase cambio palla è quasi sempre immutato a partire da un certo livello: praticamente tutte le squadre del mondo adottano il sistema 5-1 con rotazione P-S-C (per maggiori dettagli in merito, si può far riferimento al mio precedente articolo sull’organizzazione del gioco in fase cambio palla). Qualche variazione si può avere, specialmente nel settore femminile, sulle linee di ricezione (può ricevere o non ricevere l’opposto), ma poche altre sono le differenze (almeno quelle facilmente visibili) tra le squadre. Ciò che invece è spesso diverso è il modo di organizzare gli schemi di attacco, molto legati alle capacità dell’alzatore e degli attaccanti.

Tuttavia può capitare che durante una stagione delle improvvise esigenze o difficoltà costringano a ribaltare completamente la propria formazione, rotazione, organizzazione per mantenere adeguato il proprio livello di gioco. Quest’anno, in due giorni consecutivi, la mia squadra ha subito due infortuni a due dei tre centrali in rosa: ecco quindi l’esigenza di trovare il modo per giocare con un solo centrale in campo. Questo piccolo articolo è solo la condivisione di ciò che abbiamo sperimentato per alcune partite.

Motivazioni e soluzioni alternative

Dopo alcune ricerche e scambi di idee, finalmente ho ricevuto lo spunto decisivo: se il centrale è uno solo, con chi potrà giocare in diagonale se non con l’unico altro giocatore unico nel sestetto, ovvero l’alzatore?! Effettivamente, rispetto ad un più immediato sistema “mi invento un nuovo centrale”, il lavoro di preparazione e allenamento è più complesso (all’inizio), ma in situazioni di forte emergenza (per di più, nel nostro caso, con il rischio concreto di non recuperare nessuno dei due infortunati prima della fine della stagione) si è rivelata una mossa degna di grande attenzione.

Per quanto riguarda la fase break, nella mia squadra siamo partiti dall’idea che il nostro alzatore (alto e con un trascorso da centrale) potesse murare da posto 3. Se così non fosse, si può comunque costruire in breve tempo uno spostamento di muro elementare anche solo per le situazioni di attacco avversario scontato.

Prima di illustrare nel dettaglio il sistema P-C, vorrei velocemente introdurre altre due soluzioni alternative:

  • Uno schiacciatore “si adatta” a giocare C1 (vicino all’alzatore), giocando la fase cambio palla di P4 e P3 con il classico cambio d’ala (l’opposto può attaccare pipe). Alcune informazioni in merito si possono trovare nel mio precedente lavoro sull’U16.
  • Un alzatore “si adatta” a giocare centrale e subentra il secondo alzatore nel sestetto titolare.

Ciò che non mi ha convinto di queste due soluzioni è che, sostanzialmente, almeno un giocatore deve adattare il proprio ruolo ad un sistema di gioco: questa operazione può essere molto lunga e richiedere tempo prima di dare risultati concreti! Personalmente, trovo più sensato (quando possibile, naturalmente) che sia il sistema di gioco ad adattarsi ai giocatori a disposizione!

Le principali modifiche rispetto al sistema classico

Nel sistema P-C, ogni atleta continua a giocare nel proprio ruolo, con alcune piccole modifiche:

  • Nella versione base, i 4 martelli dovranno comunque attaccare da entrambi i lati del campo.
  • Le linee di muro e difesa potrebbero non sempre essere “standard” (ad esempio, nella versione base l’alzatore può murare sempre da centrale, e due schiacciatori potrebbero essere in campo in seconda linea senza libero).

L’idea di base è che il centrale giocherà sempre in diagonale all’alzatore. Questo significa che:

  • Su attacco a 3 (alzatore in seconda linea) c’è sempre gioco con il centrale e, addirittura, giocherà sempre in condizioni più favorevoli (mai in rotazioni di attacco a 2).
  • Su attacco a 2 (alzatore in prima linea), i due martelli attaccano da zona 4 e da zona 2 e un martello può inserirsi per attaccare la pipe. E’ molto importante sottolineare fin da subito che tutte le rotazioni di attacco a 2 riescono comunque a sfruttare tutta la lunghezza della rete (cosa in realtà molto rara a molti livelli nel sistema “classico”, dove la seconda linea da posto 1 è parecchio inutilizzata e quindi poco considerata dal muro avversario).

Sebbene le rotazioni di attacco siano praticamente “obbligate”, è invece da organizzare adeguatamente tutto il sistema di ricezione, sia per evitare falli di posizione, sia per garantire più campo ai ricevitori più bravi della squadra. Alcuni vincoli che ho seguito nella costruzione del sistema che sarà di seguito illustrato sono:

  • Due attaccanti laterali sono dichiarati “di palla alta”, nel senso che attaccheranno 2 rotazioni su 3 su attacco a due (sono ovviamente i due giocatori che partono adiacenti all’alzatore).
  • Due attaccanti laterali sono dichiarati “ricevitori”, nel senso che il sistema base deve essere tale per cui la linea di ricezione a 3 sia sempre affidata a questi due schiacciatori più il libero.

Ecco di seguito la descrizione rotazione per rotazione. Nelle immagini che seguono, le assunzioni sono:

  • S1 gioca dopo l’alzatore ed è l’attaccante di palla alta che predilige l’attacco da 2 anziché da 4, inoltre si può utilizzare in ricezione in tutte le rotazioni.
  • S4 gioca prima dell’alzatore ed è l’attaccante di palla alta che predilige l’attacco da 4 anziché da 2 ed è anche quello che risulterà più semplicemente sostituibile dal libero.
  • S3 gioca dopo il centrale ed è il ricevitore migliore della squadra, che deve sempre ricevere e mai essere sostituito dal libero.
  • S2 gioca prima del centrale ed è un bravo attaccante da escludere quando possibile dalla ricezione.

Di seguito sono illustrate tutte le rotazioni nel rispetto delle suddette assunzioni.

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Dic 24 2013

Auguri!

A tutti i lettori del blog, auguro un felice Natale e un 2014 ricco di soddisfazioni.
A presto!

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Ott 12 2013

VideoTouch temporaneamente offline

Purtroppo, con il rilascio di iOS7, sono comparsi grossi problemi di stabilità per quanto riguarda le funzionalità di Video Touch. Per garantire il massimo rispetto di chi acquista legalmente applicazioni (garantendo un minimo rientro economico a chi le sviluppa, visto che tra l’altro vendere applicazioni ha un costo fisso imposto dalla stessa Apple), ho pensato fosse giusto ritirare l’applicazione da App Store fino a quando (tempo permettendo) non riuscirò a risolvere i problemi più grossi.

Sebbene il “core” dell’applicazione continui a funzionare in maniera tutto sommato soddisfacente, ci sono problemi di crash casuali durante la fase di esportazione e unione di spezzoni video.

Purtroppo, non capisco come possa essere accettabile che una applicazione sviluppata solo pochi mesi fa su iOS6 (non 10 anni fa per iOS1!!!), si trovi improvvisamente a non funzionare semplicemente a causa dell’aggiornamento al sistema operativo successivo. La retrocompatibilità, uno dei problemi più grossi che gli informatici si trascinano dietro dall’alba dei tempi, è quindi passata di moda?

La risposta di Apple è che “Although compatibility is an important goal, it’s not possible for us to exhaustively test every single app on the platform.  So we provide developer preview releases, which developers like you can use to discover compatibility issues and report them (and/or work around them) before a release is delivered to customers.“…della serie, noi facciamo la piattaforma come ci pare, ve la diamo un po’ prima e voi dovete testare tutte le vostre applicazioni. Alla faccia di chi, come il sottoscritto, sviluppa applicazioni da solo e semplicemente per passione e utilità personale, senza un vero rientro economico, un team di sviluppo e così via.

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