Quando parliamo del settore giovanile la parola chiave è PERCORSO. Tutti gli attori responsabili della crescita degli atleti devono avere sempre chiaro il concetto che si racchiude in questa parola e le differenze rispetto all’allenamento di una prima squadra. Ho voluto quindi scrivere questo articolo per approfondire la tematica dopo il triennio vissuto come allenatore del gruppo U19 di Modena Volley.
Le differenze sul piano teorico
Quando paragoniamo un atleta di settore giovanile con uno di una squadra seniores, nella maggior parte dei casi (i.e. ovviamente non in tutti) notiamo una differenza nell’approccio all’attività sportiva: se da una parte troviamo un forte orientamento alla acquisizione di competenze (imparare e migliorare), dall’altra l’orientamento è fortemente sbilanciato sulla ricerca dei risultati (di squadra e individuali). Questa è una implicazione importante da capire per impostare una corretta relazione e metodologia di allenamento per i singoli atleti.
Un atleta evoluto (indipendentemente dal livello) è inoltre caratterizzato da questi aspetti:
- Padronanza delle tecniche specialistiche del proprio ruolo, anche in funzione del modello di prestazione dei campionati effettuati e delle capacità fisiche;
- Capacità di leggere e interpretare molte situazioni di gioco con facilità e di applicare gli adattamenti previsti (es. muro contro una alzata lunga);
- Capacità di stabilire una adeguata strategia di gioco anche in funzione dei momenti del gioco: cosa è opportuno fare in determinati momenti del set, contro particolari giocatori a muro o in difesa ecc.
Queste capacità non sono mai strutturate negli atleti più giovani e sono oggetto di miglioramento nel corso dell’esperienza sportiva. Il lavoro con i giovani è quindi incentrato su:
- Miglioramento delle tecniche (prima di tutto quelle di base, poi quelle specialistiche);
- Incremento progressivo delle variabili da analizzare in gioco e delle situazioni a cui rispondere con un adattamento prestabilito;
- Sviluppo della capacità strategica individuale e di squadra (come fare punto, come evitare il punto ecc).
La crescita non è mai lineare
L’apprendimento motorio è un processo individuale: ogni giocatore apprende abilità secondo modalità e tempistiche differenti. Inoltre la crescita non è mai lineare: anche in fase di apprendimento è possibile che il risultato dell’apprendimento (cioè la prestazione, ciò che noi possiamo veramente misurare) abbia alti e bassi anche molto evidenti, sia su periodi di tempo brevi (oggi vs ieri), sia su periodi più lunghi (oggi vs il mese scorso).

Alla luce di queste considerazioni il processo di allenamento deve sempre essere ben focalizzato e l’allenatore deve stabilire delle priorità individuali su cui dare enfasi per periodi di tempo di almeno 2-3-4 settimane. E’ importante che nel nostro lavoro rimaniamo il più possibile lucidi e ricordarci sempre che il miglioramento – soprattutto quello tecnico – richiede tempo: se al primo intoppo cambiamo strada (cosa che potrebbe essere vera in alcuni contesti seniores), per gli atleti sarà ancora più difficile crescere e stabilizzare le competenze acquisite.
Ricordiamo inoltre che la pallavolo, come tutti gli sport di situazione, prevede una componente di percezione ed elaborazione tattica che è strettamente legata all’esperienza accumulata nel tempo; questo è uno degli ulteriori motivi per cui troviamo grande incostanza non solo nelle esecuzioni tecniche, ma anche e soprattutto nelle capacità di scelta. E’ importante quindi che l’allenamento giovanile preveda, al crescere delle abilità tecniche degli atleti, sempre più esercitazioni a carattere sintetico e globale, al fine di stimolare le capacità di lettura e scelta.
Il livello massimo non si raggiunge nel settore giovanile
Nella pallavolo maschile è impensabile che un atleta raggiunga il proprio miglior livello di qualificazione al termine del percorso giovanile (U19). Può succedere per i migliori atleti nel panorama nazionale (tanto che molti di loro “escono” dai settori giovanili 1-2-3 anni prima dell’età prevista) ma questa non è la normalità. La verità è che gli atleti possono avere grandissimi boost di crescita grazie a fattori quali:
- La convivenza con atleti di esperienza (che possono fornire consigli tecnici e sulla vita di uno sportivo);
- La possibilità di aumentare il volume complessivo di allenamento grazie agli allenamenti mattutini (impossibili finché frequentano la scuola superiore);
- L’adattamento a categorie superiori, che consente di specializzare le tecniche e le scelte sulla velocità richiesta dal gioco.
Queste considerazioni mi portano a ribadire l’importanza di strutturare le abilità fisiche e tecniche di base e soprattutto di instillare negli atleti la corretta mentalità di “vivere un impegno” e “divertirsi impegnandosi”, che sono i veri motori per garantire un miglioramento continuo. Non tutti gli atleti diventeranno giocatori di SuperLega, ma tutti possono comunque diventare degli ottimi pallavolisti.
Il processo è parte del percorso
I giovani atleti sono naturalmente portati a focalizzarsi sui propri sogni e le proprie ambizioni e questo porta inevitabilmente a continui confronti (“lui è meglio di me“, “io sono meglio di lui“) e giudizi verso se stessi. L’allenatore del settore giovanile deve da un lato foraggiare l’entusiasmo e l’ambizione dei propri atleti, ma soprattutto focalizzarsi sul processo, ovvero insegnare agli atleti tutta una serie di abilità complementari che sono alla base di uno sportivo di alto livello:
- Cosa significa mantenere un impegno: in quali rari casi è possibile saltare un allenamento, come gestire un imprevisto e le relative comunicazioni, l’importanza della puntualità e delle buone regole di educazione in una squadra ecc.
- Cosa significa curarsi del proprio corpo: stile di vita, alimentazione, riposo, gestione dei protocolli di prevenzione, gestione degli infortuni ecc.
- Cosa significa allenarsi per migliorare: la gestione della fatica e del “lavoro al limite” (cioè allenarsi a fare cose che non ci piacciono o non ci riescono).
- Cosa significa competere: gestione delle paure in gioco, gestione del rapporto rischio/beneficio, gestione dei momenti caldi di una partita, gestione della sensazione di essere giudicati ecc.
Nessun atleta, all’inizio del proprio percorso giovanile, possiede queste abilità e questo non deve spaventare i tecnici: è parte fondamentale del nostro lavoro insegnare progressivamente nel corso degli anni.
A cosa servono i risultati agonistici
Vorrei chiudere con una considerazione sui risultati agonistici. A tutti piace vincere e il desiderio di vincere dovrebbe caratterizzare tutti gli sportivi di alto livello. Con i giovani dobbiamo quindi insegnare il desiderio di vincere ma ancora di più che “tutti vogliono vincere, ma cosa siamo disposti a fare per riuscirci?“
Questo però non può essere l’unico obiettivo di un settore giovanile e soprattutto non deve essere l’unità di misura con cui valutiamo la bontà di un progetto tecnico, che invece deve curarsi di tutti i propri atleti a 360° cercando di aiutarli a costruire una carriera nel mondo dello sport.
Buon lavoro a tutti!
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