{"id":497,"date":"2007-11-08T10:23:32","date_gmt":"2007-11-08T08:23:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andrea-asta.com\/volleyworld\/2007\/11\/08\/tecnica-errata-o-adattamento\/"},"modified":"2008-04-10T01:22:13","modified_gmt":"2008-04-09T23:22:13","slug":"tecnica-errata-o-adattamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andrea-asta.com\/volleyworld\/2007\/11\/08\/tecnica-errata-o-adattamento\/","title":{"rendered":"Tecnica errata o adattamento?"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry\">Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare con un collega e ormai caro compagno di lavori e discussioni tecniche, Antonio (meglio noto come <em>supersunk<\/em>), in merito alla questione del <strong>bagher d\u2019appoggio<\/strong>. Lui mi esponeva la sua idea di gesto tecnico ed io rispondevo con la mia. Alla fine sono arrivato alla conclusione (forse perch\u00e9 era un argomento che gi\u00e0 avevo affrontato, visto che due anni fa la pensavo esattamente come lui) che entrambe sono corrette. Giusto per completezza, riporto le due \u201cteorie assassine\u201d:  mente ci troviamo d\u2019accordo sull\u2019importanza di uno <u>spostamento<\/u> preciso, rapido e repentino e sulla necessit\u00e0 di un <u>piano di rimbalzo<\/u> saldo, piatto e ben orientato, ci siamo trovati in disaccordo in merito alla questione della <strong>meccanica del gesto<\/strong>. Mentre lui sostiene l\u2019importanza di uno spostamento in affondo frontale verso la palla, io sostengo un\u2019importanza maggiore della condizione di equilibrio laterale e quindi preferisco avere giocatori con una base di appoggio ampia e un piede solo leggermente pi\u00f9 avanti rispetto all\u2019altro. Ad essere precisi, pi\u00f9 che la meccanica, \u00e8 la <strong>postura del gesto<\/strong> ad essere modificata. In effetti, \u00e8 chiaro che ogni tecnica d\u2019appoggio deve prevedere di andare incontro alla palla, il tutto sta nel definire come farlo.Non vorrei soffermarmi troppo sulla questione del bagher d\u2019appoggio, che \u00e8 solo un caso specifico del discorso pi\u00f9 generale che vorrei affrontare. Si parla sempre di <u>differenze tra errore ed adattamento<\/u>, ma ci sono almeno due punti che vengono trascurati:<\/p>\n<ul>\n<li>Qual \u00e8 il <strong>confine <\/strong>che separa l\u2019errore dall\u2019adattamento<\/li>\n<li>Come scegliere <strong>cosa insegnare<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Per risolvere il primo problema dobbiamo pensare a <u>che cosa sia una tecnica<\/u> e per quale motivo essa venga introdotta. Penso sia un campo piuttosto interessante, che mi piacerebbe approfondire. Purtroppo, il materiale a mia disposizione in merito non \u00e8 molto. Posso azzardare, comunque, che una particolare tecnica nasca in seguito ad una serie di adattamenti atti a raggiungere alcuni obiettivi obiettivi:<\/p>\n<ol>\n<li>Migliorare l\u2019<em>efficacia <\/em>del fondamentale;<\/li>\n<li>Ridurre la <em>fallosit\u00e0 <\/em>del fondamentale;<\/li>\n<li>Rendere il gesto facilmente <em>apprendibile<\/em>;<\/li>\n<\/ol>\n<p>Va aggiunta inoltre una serie di vincoli:<\/p>\n<ol>\n<li>Bisogna rispettare il <em>regolamento <\/em>di gioco;<\/li>\n<li>Rendere pressoch\u00e9 nulli i rischi di <em>traumi<\/em>;<\/li>\n<li>Il gesto tecnico deve essere <em>realisticamente allenabile<\/em>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Cercando di riassumere, un gesto tecnico deve <strong>produrre <\/strong>qualcosa di buono nell\u2019ambito del gioco (tanti punti in pochi errori), essere ammesso dal regolamento, non essere dannoso per i giocatori ed essere realisticamente allenabile. Ovvero, dobbiamo sapere in che modo allenarlo, le qualit\u00e0 fisiche che lo sovrastano e le abilit\u00e0 coordinative richieste. Ad esempio, perch\u00e9 per far punto un giocatore non si fa lanciare dal compagno in aria e poi impatta la palla in rovesciata (tipo calcio)?<\/p>\n<ol>\n<li>E\u2019 vietato servirsi dell\u2019aiuto del compagno nel giocare la palla;<\/li>\n<li>Il gesto tecnico \u00e8 molto pericoloso (ricaduta);<\/li>\n<li>Il gesto motorio \u00e8 molto complesso e quindi facilmente soggetto ad errore (elevata fallosit\u00e0);<\/li>\n<li>Servirebbe una quantit\u00e0 di tempo spropositata per allenarlo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Mi viene da pensare che le tecniche che utilizziamo ed insegnamo oggi siano frutto di una serie di <strong>raffinazioni successive<\/strong>. Partendo dai vincoli, hanno cercato di migliorare gli obiettivi proposti. Pensiamo alle differenti tecniche di muro, o addirittura di rincorsa, tra centrali e schiacciatori. Mi viene da pensare che, originariamente, queste differenze non esistessero. Con l\u2019introduzione di palloni pi\u00f9 rapidi, sono stati necessari adattamenti e raffinazioni.<\/p>\n<p>Una volta che siamo riusciti a definire una tecnica, dobbiamo anche individuare cosa \u00e8 veramente importante e cosa invece non lo sia. A tale scopo mi piace ricordare un esperimento svolto in America qualche decennio fa. Sono stati convocati degli allenatori di <em>tennis<\/em>, divisi in due categorie: esperti ed inesperti. Sono stati loro mostrati dei video di giocatori ed \u00e8 stato chiesto di annotare gli errori tecnici riscontrati. Il dato sorprendente, ma del resto atteso dagli organizzatori, \u00e8 che gli inesperti hanno segnalato una miriade di errori in pi\u00f9 rispetto a quelli individuati dagli esperti. Ma come \u00e8 stato possibile un fatto del genere? Gli allenatori esperti avevano avuto dei problemi? Stavano forse male? Difficile, visto che il numero di allenatori interpellato era elevato, e la possibilit\u00e0 che si verifichi un evento del genere \u00e8 molto bassa. Ma allora cosa pu\u00f2 essere successo? Beh, \u00e8 quasi incredibile, ma il risultato del test conferma il fatto che <strong>l\u2019allenatore esperto normalmente sa cosa \u00e8 importante e cosa invece non lo \u00e8<\/strong>. O meglio, l\u2019esperienza aiuta l\u2019allenatore a capire ci\u00f2 che \u00e8 errore tecnico importante e ci\u00f2 che invece \u00e8 personale adattamento, errore non tecnico o comunque trascurabile. Ecco allora che l\u2019allenatore esperto \u00e8 in grado di trascurare i fattori poco importanti, quelli che non dipendono dalla tecnica, quanto da un personale adattamento di un giocatore.<\/p>\n<p>Dobbiamo per\u00f2 ancora capire quale sia il <strong>confine dell\u2019adattamento<\/strong>, il limite superato il quale deve scattare repentina la correzione. Anzitutto, dobbiamo specificare le situazioni di partenza. Mi pare logico che tale confine sia funzionale all\u2019<em>et\u00e0<\/em> ed all\u2019<em>anzianit\u00e0 sportiva<\/em> del giocatore. Pi\u00f9 un giocatore \u00e8 esperto, pi\u00f9 avr\u00e0 tecniche personalizzate che, oggettivamente, risulteranno difficili da sistemare, anche se normalmente le considereremmo errate. Proviamo quindi a riferirci ad un giocatore di una squadra giovanile con qualche anno di esperienza. Ad esempio, un Under 16 o Under 18 con almeno 3 anni di esperienza in campionati di categoria.<\/p>\n<p>Ritengo che il confine sia da ricercare nel punto in cui il fondamentale riesce comunque a <strong>rispettare gli obiettivi<\/strong> di cui sopra abbiamo parlato. Ovvero: se due particolari tecniche riescono a produrre efficacia e fallosit\u00e0 equivalenti, allora dobbiamo poter parlare di eguaglianza tra essi. Nel caso specifico del bagher di prima, ci sono evidenti motivazioni a favore degli affondi frontali ed altre a favore della stabilit\u00e0 laterale. Basti pensare che il bagher in affondo \u00e8 quello pi\u00f9 insegnato (e, giudicando il fatto che abbiamo prodotto parecchi buoni giocatori negli ultimi anni, direi che funziona bene); d\u2019altro canto, il bagher con piedi molto larghi \u00e8 quello pi\u00f9 utilizzato a livelli alti, quando la palla viaggia molto veloce.<\/p>\n<p>Un secondo esempio: la <em>rincorsa al contrario<\/em>. Perch\u00e9 \u00e8 un gesto tecnico da correggere nei giovani? Perch\u00e9, limitando il numero di colpi forti, produce efficacia minore. Infatti, entrando a rete con angolature diverse, diventa molto improbabile poter giocare alcuni colpi di diagonale (parlando di attacchi da zona 4).<\/p>\n<p>Rimane da affrontare l\u2019ultimo quesito: <strong>cosa insegno ad una squadra giovanile?<\/strong> Penso che in questo caso la risposta corretta, a parte quella banale (\u201d<em>ci\u00f2 che \u00e8 corretto<\/em>\u201c), sia \u201c<u>ci\u00f2 che so insegnare meglio e ci\u00f2 in cui credo maggiormente<\/u>\u201c. Tornando al caso specifico del bagher, io preferisco insegnare a tenere le gambe larghe poco pi\u00f9 delle spalle, un piede pi\u00f9 avanti e lavorare molto sul piano di rimbalzo. Perch\u00e9 credo che sia pi\u00f9 facile da insegnare. Perch\u00e9 credo che ricalchi meglio il gioco di alto livello a cui aspiriamo di arrivare con tutti i nostri ragazzi. Perch\u00e9 non credo nel perdere troppo tempo nell\u2019insegnare un affondo, quando abbiamo appurato che non \u00e8 quello l\u2019importante. Perch\u00e9 vedo risultati migliori in questo modo. Perch\u00e9 credo che l\u2019equilibrio sia importante.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi sento di consigliare caldamente \u00e8 di <strong>non mescolare troppi stili di insegnamento<\/strong>. Mi spiego: se scelgo di lavorare sull\u2019equilibrio, lavoro su quello. Non che ad un giocatore faccio fare quello e ad un altro l\u2019affondo. Se gi\u00e0 i miei giocatori sono abituati a fare l\u2019affondo, tuttavia, non ha senso perdere tempo a cambiare la tecnica, perch\u00e9, come abbiamo ampiamente detto, <u>non \u00e8 quello che importa<\/u>!<\/p>\n<p>Una buona pallavolo ed un buon bagher a tutti.<\/p><\/div>\n<p>Views: 726<\/p><!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare con un collega e ormai caro compagno di lavori e discussioni tecniche, Antonio (meglio noto come supersunk), in merito alla questione del bagher d\u2019appoggio. Lui mi esponeva la sua idea di gesto tecnico ed io rispondevo con la mia. 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