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In questo secondo articolo si affronta l’analisi della fase Cambio palla dal punto di vista tattico. Si mostrano alcune soluzioni adottabili e si discutono eventuali adattamenti. Si parte dai presupposti elencati nel primo articolo. A causa dell’enorme quantità di schemi presentati, è possibile che vi siano alcuni errori: se li rilevate, sarò molto contento di riceverne segnalazione per email e correggerli. Grazie mille. Il materiale mostrato è l’unione di appunti personali, credenze personali, materiale trovato sul web, materiale di corsi ed aggiornamenti.

La fase cambio palla (oggi nota anche con Ricezione - Punto) è la fase di gioco che coinvolge la squadra non impegnata nel servizio. I fondamentali interessati sono quindi, nell’ordine:

  • Ricezione
  • Alzata
  • Attacco
  • Copertura

Dopo questa sequenza di gesti tecnici, la squadra entrerà nella fase Break Point per scambi lunghi.

Cronologia CP Clicca sull’immagine per visualizzare un esempio di cronologia della fase cambio palla in formato originale.

In forma riassunta, possiamo scindere l’organizzazione del gioco in alcune parti:

  • Organizzazione prima del servizio avversario
  • Organizzazione durante e dopo il servizio avversario
  • Organizzazione dopo la propria ricezione
  • Organizzazione dopo la propria alzata
  • Organizzazione dopo il proprio attacco

Di seguito si proveranno ad analizzare e descrivere i blocchi mostrati nel flow chart allegato all’articolo.

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L’obiettivo di questa (breve) serie di articoli è l’illustrazione di alcuni elementi strategici e di organizzazione del gioco pallavolistico. Si tratta di esempi che guardano verso l’alto livello, pur non essendo dei modelli fedeli delle massime serie nazionali ed internazionali. Si tratta, più che altro, di alcune chiavi di lettura per comprendere meglio alcuni schemi e situazioni di gioco. Dopo questo articolo introduttivo, seguiranno un articolo dedicato alla fase cambio palla ed uno sulla fase break point. In questo articolo si presentano le convenzioni utilizzate nei prossimi articoli e viene illustrata una teoria, quella delle eccezioni, cui si farà molto riferimento in seguito. Si presentano inoltre due eccezioni tipiche e generali dell’azione pallavolistica.

La pallavolo, ma gli sport di situazione in generale, sono caratterizzati da aspetti puramente tecnici (sapere come giocare) e da aspetti strategico-tattici (sapere cosa fare). L’obiettivo conclusivo è mescolare in modo sensato queste due capacità per arrivare ad una prestazione il più possibile vincente (dove con “vincente” non si deve intendere eslcusivamente il risultato della partita).

L’obiettivo che ci poniamo (ma che, come vedremo, non è fisicamente raggiungibile) è quello di schematizzare e discretizzare il gioco, al fine di codificare tutte le situazioni possibili e proporre strategie valide per contrastare l’avversario. In altre parole, cercheremo di capire come funziona il gioco pallavolistico moderno. Chiaramente, questo compito è impossibile, per il semplice fatto che le situazioni che possono capitare durante un’azione sono teoricamente infinite ed è quindi impensabile, per noi, classificarle e codificarle tutte.

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RicercaIn questo articolo verranno presentate alcune nozioni elementari relative allo studio dell’avversario. L’obiettivo è decisamente più “giornalistico” che tecnico, nel senso che verranno presentati esempi concreti e concetti del tutto generali.

Lo studio dell’avversario riveste importanza crescente in misura direttamente proporzionale al crescere del livello. In linea generale, possiamo considerare che ciascun giocatore di livello medio-alto abbia determinate caratteristiche proprie (determinate dalla propria storia, dalla propria esperienza, dalla propria tattica individuale) e differenti, almeno in parte, da quelle degli altri. A basso livello è solitamente sufficiente adottare una strategia di gara “generale”, valida per qualsiasi avversario ci si contrapponga (salvo poi effettuare eventuali aggiustamenti tattici durante la partita), mentre a livelli più alti è necessario lavorare anche a priori su una gara e sui singoli giocatori che andremo a fronteggiare.

Lo studio dell’avversario viene generalmente effettuato a priori, attraverso la visione di differenti video di partite dell’avversario. Dopo il processo di studio, effettuato dallo staff tecnico, si deve arrivare alla costruzione dei cosiddetti fogli-gara, il mezzo attualmente più utilizzato per trasmettere i risultati delle proprie analisi ai propri giocatori.

Chiaramente, il processo che va dall’acquisizione dei video alla stesura dei fogli gara non è atomico, bensì suddivisibile in alcune fasi principali: l’obiettivo iniziale è quello di trovare delle costanti nel modo di giocare degli avversari. Il passaggio successivo, per ogni allenatore, è quello di prendere decisioni in merito alla strategia di partenza da adottare. L’ultimo punto, da non trascurare assolutamente, è quello di decidere come comunicare i propri risultati ai propri giocatori.

Fasi dello studio avversario

L’aspetto comunicativo è considerato molto importante anche ad altissimo livello (ne ha parlato anche Massimo Barbolini nel corso di Aggiornamento Nazionale 2009); ciò che dobbiamo tenere presente è, essenzialmente, il fatto che non è assolutamente possibile illudersi che i giocatori ricordino tutte le informazioni viste o sentite per pochi minuti dai propri allenatori. Specialmente nei momenti più importanti della gara, dove la tensione è alta, è molto facile che le informazioni non assimilate vengano dimenticate. Questo ha due dirette conseguenze:

  • E’ necessario fornire solo le informazioni veramente importanti;
  • E’ necessario ricordare durante la gara ai propri giocatori ciò che è necessario.

Le fasi di studio e scelta devono essere fatte in base a due aspetti:

  1. Quali sono le caratteristiche degli avversari?
  2. Quali saranno le probabili scelte strategiche che adotteranno per giocare contro di noi?

In particolare, il secondo aspetto intende focalizzare l’attenzione sul fatto che, così come noi studiamo l’avversario, lo stesso farà un’analisi del nostro sistema di gioco. Alcune considerazioni consequenziali:

  • Dobbiamo conoscere perfettamente la nostra squadra e i nostri punti deboli;
  • Dobbiamo provare ad intersecare i nostri punti deboli con i loro punti di forza e preparare eventuali aggiustamenti tattici.

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In questo secondo articolo parleremo del numero di giocatori impegnati nella ricezione, senza entrare comunque nel merito degli schemi di gioco per la fase cambio palla. In seguito si prenderà in esame l’esempio di 3 giocatori in ricezione e si studieranno i problemi dell’assegnazione delle zone di competenza e della gestione delle zone di conflitto.

Indipendentemente dagli schemi di ricezione (o, più nello specifico, da chi sono effettivamente i giocatori impegnati nella ricezione), possiamo parlare del numero di giocatori impegnati in questa situazione di gioco: in generale, escludendo un giocatore che sarà addetto al secondo tocco (l’alzatore), sarà possibile designare fino a 5 giocatori. Classifichiamo quindi la scelta in:

  • Ricezione a 4 o 5 giocatori: utilizzata specialmente con squadre molto giovani o di livello molto basso;
  • Ricezione a 3 giocatori: utilizzata fino all’altissimo livello femminile e ad altissimo livello maschile su servizi in salto (solitamente);
  • Ricezione a 2 giocatori: utilizzata ad alto livello maschile per ricezioni di servizi flottanti.

Come in molti altri aspetti del nostro sport, non esiste una scelta corretta a priori. Ogni sistema ha i propri pregi ed i propri difetti e la scelta deve essere calibrata, banalmente, sui giocatori di cui si dispone.

Riducendo il numero di giocatori:

  • La manovra offensiva risulta semplificata, poiché alcuni giocatori potranno prepararsi con largo anticipo ad attaccare;
  • Ci sono più zone potenzialmente vulnerabili, pertanto si  rendono necessari meccanismi di assistenza (di cui si parlerà più avanti);
  • Ad ogni ricevitore è assegnata una porzione maggiore di campo, il che richiede doti tecniche superiori.

D’altro canto, aumentando il numero di ricevitori:

  • La manovra offensiva risulta più complicata, poiché ogni giocatore, prima di attaccare, deve occuparsi della ricezione;
  • Ad ogni ricevitore è assegnata una porzione di campo teoricamente più piccola;
  • Aumentano le zone di conflitto (di cui si parlerà più avanti).

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Si apre con questo articolo una catena di documenti tecnici riguardanti il fondamentale della ricezione. In ogni parte sarà analizzato un diverso aspetto di questo fondamentlae. In particolare si parlerà di tecnica, tattica di squadra, scouting ed allenamento. Ogni documento sarà corredato da una serie di slides, che hanno scopo riassuntivo dello stesso. Gli articoli sono principalmente frutto di riassunti di corsi, documenti, discussioni con altri allenatori, esperienza personale. Con il tempo, grazie anche ai pareri che riceverò, provvederò a modificarne alcune parti.

La ricezione è il fondamentale che risponde al servizio avversario. Proprio per questo motivo, la denominazione completa è “ricezione del servizio“. Nello studio della ricezione, non possiamo quindi prescindere da quello del servizio avversario, poiché il bagaglio di gesti tecnici interessati varia notevolmente a seconda del tipo di servizio. In particolare, dobbiamo analizzare:

  • Tecnica di servizio utilizzata
  • Posizione di partenza del servizio
  • Tratti tattici caratteristici del battitore

Il tipo di servizio è molto influente, sia dal punto di vista tattico, che, soprattutto, da quello tecnico. In generale, dobbiamo tenere conto dei 3 servizi più diffusi attualmente:

  • Servizio flottante (e sue varianti)
  • Servizio in salto a rotazione
  • Servizio dal basso (solo livelli bassi)

Creiamo allora tre sotto - fondamentali, che in generale vanno analizzati disgiuntamente:

  • Ricezione di servizio flottante
  • Ricezione di servizio in salto a rotazione
  • Ricezione di servizio dal basso

La posizione di partenza del servizio influenza principalmente le posizioni di partenza dei ricevitori e alcune valutazioni sugli interventi tecnici da adottare. Abbiamo due classificazioni importanti, da questo punto di vista:

  • Posizione di partenza in profondità
    • Servizio da vicino alla linea
    • Servizio da lontano
  • Lateralità del servizio
    • Servizio da zona 1
    • Servizio da zona 6
    • Servizio da zona 5

I tratti caratteristici del battitore possono avere conseguenze tattiche o mentali: ad esempio, specie al crescere del livello, è possibile analizzare le direzioni preferite da ogni battitore e utilizzare queste informazioni per anticipare la lettura della traiettoria.

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Gli schemi di muro assumono una importanza notevole nella pallavolo odierna, dove il gioco è sempre più rapido ed imprevedibile. Bisogna ricordare il principio fondamentale:

Non esiste uno schema di muro senza corrispettiva correlazione con il sistema difensivo.

In questo articolo verranno illustrati gli schemi a muro maggiormente utilizzati e saranno citati, senza troppi approfondimenti, i rispettivi schemi difensivi. Anzitutto, è bene fare una premessa, così come è stata fatta per gli schemi d’attacco: le informazioni sono codificate con simboli noti a tutta la squadra, ma che possono però variare da team a team. Questo articolo, pertanto, si limita ad illustrare solo alcune delle possibilità che si possono ritrovare nella pallavolo giocata. Infine, una precisazione: gli scopi di questo articolo sono prevalentemente illustrativi, ossia si cercherà di mostrare una panoramica di tutti gli schemi più utilizzati. La vera utilizzazione e la vera strategia di gara, invece, non è discussa in maniera approfondita, anche se sono presenti alcune indicazioni ed alcune tendenze.

Gli schemi di muro riguardano essenzialmente quattro aspetti:

  • Sistemi collettivi di muro
  • Schemi dei laterali
  • Schemi del centrale
  • Eccezioni e adattamenti

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Uno dei tanti problemi tattici che entrano in gioco durante una partita è su come battere in determinate situazioni. Senza dilungare troppo con tanti esempi e supposizioni, prendiamo in considerazione un caso che mi è capitato spesso di vedere: siamo in battuta sul 23-24 o 24 pari, cosa facciamo? Forziamo la battuta o no? Ci sono tantissimi fattori che possono influenzare la nostra scelta:

  • Il giocatore in battuta ha una buona efficacia in questo fondamentale?
  • Il giocatore in battuta ha una buona efficacia in una battuta forzata (salto a rotazione per esempio)?
  • La ricezione avversaria è molto forte o molto debole?
  • C’è un particolare ricettore che ha difficoltà a ricevere un certo tipo di battuta?
  • C’è un ricettore che in quel momento è particolarmente in difficoltà?
  • Gli avversari hanno un buon giro d’attacco o possiamo provare a tenere in difesa?
  • Il nostro muro è forte e composto?
  • La nostra difesa?

Queste sono alcune delle domande che su due piedi vengono in mente. Come dobbiamo comportarci quindi? Possiamo stilare una specie di tabella comparativa? Quali di questi fattori sono i più determinanti?

Sicuramente il primo errore che possiamo fare è sbagliare la battuta. Non ci da alcuna possibilità di rigiocata ed è punto diretto agli avversari. Ma se ho un battitore forte vale la pena di rischiare? Quando ne vale la pena? Ad esempio nel mezzo del set o a inizio set sicuramente cercherò di sfruttarlo in battuta se in questo fondamentale è molto efficiente. ma su un 24 pari?

Passando a guardare l’aspetto della ricezione: di la ho la ricezione in crisi, stanno facendo acqua da tutte le parti. Ha senso rischiare una battuta quando basterebbe mettere la palla nell’altro campo dove già c’è una situazione di crisi?

Lo stesso discorso si può fare per l’attacco: gli avversari hanno un giro di attacco debole, ha senso rischiare la battuta quando sappiamo che l’attacco nell’altro campo ha fatto pochi punti?

Per il muro/difesa? Possiamo affidarci a questo binomio per contenere un attacco?

Inoltre mi pongo quest’altro quesito: varia il concetto nell’ambito della pallavolo maschile e in quello della pallavolo femminile? Ad esempio se guardiamo l’efficienza in attacco delle bande/opposti c’è un enorme differenza fra maschile e femminile.

Attendo opinioni.

Mattia

Spesso gli allenatori trascurano un aspetto della strategia di gara, che invece ritengo molto importante e, spesso, molto determinante nell’esito di una gara. Parlo della strategia di gara in battuta. Fondamentalmente, dobbiamo distinguere due casi di strategia di gara:

  • Strategia individuale
  • Strategia collettiva

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Penso che il discorso sugli schemi d’attacco sia uno degli aspetti che più interessano gli amanti del volley. In particolar modo, tutti quanti sono terribilmente interessati a quei “numerini” che fanno alcuni giocatori con le dita, prima che la palla sia battuta.
Ci sono due premesse da fare: la prima è che il “numerino” è un codice. Questo significa, banalmente, che ad un numero è associata un’informazione, che tutti i giocatori della squadra devono conoscere senza ambiguità. Ciò implica anche, però, che ogni squadra può utilizzare un’associazione numero-azione completamente differente dalle altre. L’importante è che i propri giocatori la conoscano.
La seconda premessa da fare è che il codice in questione non è di tipo assoluto, ma relativo alla situazione. Vedere un indice alzato in una mano non significa sempre la stessa cosa. Normalmente, ci sono due situazioni “degne” di essere codificate:
  • Marcatura a muro
  • Schema d’attacco

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Come risaputo, ogni squadra in fase BP prepara la situazione difensiva con 3 giocatori a muro e 3 giocatori in difesa, definendo due possibili schemi di attesa:

  • 3-2-1 (o Centro-Mediano arretrato)
  • 3-1-2 (o Centro-Mediano avanzato)

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