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Vergogna

Vorrei esprimere forte rammarico per alcuni eventi, che ho letto dai provvedimenti disciplinari nazionali FIPAV pubblicati oggi sul sito della Federazione. Certi atti dovrebbero essere banditi da ogni sport a qualsiasi livello.

CITTA’DI SQUINZANO LE – Multa di € 800,00 perché i sostenitori locali, durante il
riscaldamento rivolgevano ripetuti cori offensivi all’indirizzo dei giocatori della squadra
avversaria; inoltre durante la gara, lanciavano in campo all’indirizzo dell’arbitro il pallone di
gara (senza colpire il direttore di gara) e strattonavano la maglia degli atleti ospiti mentre
questi si accingevano ad effettuare il servizio; inoltre a fine gara uno spettatore locale
entrava in campo, rivolgendo frasi offensive all’indirizzo di alcuni tesserati della squadra
avversaria, plurirecidiva; ulteriore multa di € 75,00 per inadeguatezza dello spogliatoio
arbitrale (tenuto in pessime condizioni igieniche), plurirecidiva.

GRAPHIC NEON CATONA RC – Multa di € 1.000,00 per aver il pubblico sostenitore, per
tutta la durata dell’incontro, rivolto frasi offensive ed ingiuriose verso gli atleti del sodalizio
avversario e per aver, al termine della gara, inseguito alcuni atleti avversari costringendoli
così a ripararsi all’interno dello spogliatoio arbitrale. Alcuni esagitati, tuttavia, riuscivano a
raggiungere un atleta del sodalizio ospite ed a colpire lo stesso con due pugni, così
rendendo necessario l’intervento della forza pubblica, parzialmente recidiva.

POL. BARCELLONA ME – Multa di € 1.250,00 per aver propri sostenitori, a fine gara,
reiteratamente offeso e minacciato la coppia arbitrale, nonché per aver alcuni di quelli
accerchiato gli arbitri con evidente fare minacciatorio, nonché infine, per aver, uno tra
quelli più esagitati, sferrato un calcio all’indirizzo del 2° arbitro il quale ultimo veniva colpito
ad una gamba; sanzione aggravata per il mancato intervento dei dirigenti della squadra
locale compreso il dirigente addetto agli arbitri.

Vergogna a chi trasforma una partita in una guerra. Non conosco i fatti e non accuso nessuno, solo credo che cose del genere andrebbero evitate con tutte le proprie energie. La frustrazione deve restare al di fuori di un ambiente sano ed educativo quale dovrebbe essere una palestra.

Commento alle nuove regole 2009 – 2012

LibriCon un po’ di calma e pazienza, ho trovato il tempo di leggere e scrivere qualcosa riguardo alle nuove regole, che saranno valide per il quadriennio 2009 – 2012. Per chi ancora non le conoscesse, prego di fare riferimento al mio articolo apposito. Alcune regole sono già in vigore dalla stagione scorsa, altre invece entreranno in gioco da questa stagione (la FIVB ha imposto come limite ultimo Gennaio 2009).

Ci sono, essenzialmente, alcune regole procedurali, riguardanti la linea dell’allenatore, la palla bloccata, le modalità di sostituzione e le competenze degli arbitri. Francamente, di queste regole, possiamo evitare di spendere troppe parole, poiché riguardano essenzialmente delle modifiche sulle prassi da seguire e poco di più.

Ciò su cui invece vorrei spendere qualche parola è il discorso delle invasioni. Perché, vedete, a mio avviso la regola di prima era abbastanza frustrante, fastidiosa e tutto quello che volete, ma abbastanza perentoria: se tocchi la rete, è invasione. Se passi con tutto il piede, tutta la mano, o un altro pezzo di corpo, è invasione. Rognoso, se volete, ma abbastanza chiaro. Che poi ci fosse la famosa postilla sullo star giocando la palla o il non interferire con il gioco siamo d’accordo, ma troviamoci anche d’accordo sul fatto che, nel 99% dei casi, toccare la rete equivalesse ad un fallo.

Adesso, invece, a favore di una maggiore “sensatezza”, si aggiunge ad un arbitro la facoltà di decidere, si richiede di valutare. Riporto, per maggiore chiarezza, il pezzo incriminato:

11.2 INVASIONE SOTTO RETE
R. 11.2.2.2 Il contatto con il suolo del campo opposto con qualsiasi parte del corpo sopra i piedi, è permesso a condizione che non interferisca con il gioco degli avversari.

11.3 CONTATTO CON LA RETE
R.11.3.1 Il contatto di un giocatore con la rete non è fallo, a condizione che non interferisca con il gioco.
R.11.3.2 I giocatori possono toccare i pali, i cavi o qualsiasi altro oggetto oltre le antenne, compresa la rete, a condizione che non interferisca con il gioco.

11.4 FALLI DEL GIOCATORE A RETE
R.11.4.4 Un giocatore interferisce con il gioco avverso (tra l’altro):

  • toccando la banda superiore della rete o l’antenna durante la sua azione di giocare la palla, o
  • usufruendo di un ingiusto vantaggio sull’avversario, o
  • facendo una azione che ostacola un avversario intento a giocare la palla.

Si rientra nella famosa discrezionalità dell’arbitro di cui parlavamo ai tempi del fallo di doppia. L’interferire con il gioco, a mio avviso, è un discorso abbastanza soggettivo. Per di più, sebbene ci sia qualche esempio chiarificatore sul concetto di interferenza, la stessa spiegazione contiene una postilla “tra l’altro” che indica, per l’appunto, che la casistica è illimitata e molto variabile.

Riporto, inoltre, un altro pezzo, in aggiunta al documento di regolamento, che dovrebbe chiarire:

Queste tre regole insieme affermano che, in principio, toccare accidentalmente la rete non costituisce fallo se il tocco non interferisce sul gioco che si sta svolgendo. Interferire significa:

  1. toccare la banda superiore della rete o l’antenna nel mentre l’atleta sta giocando la palla (prima, al colpo sulla palla e dopo, oppure nell’atto di cercare di toccare la palla);
  2. avere un vantaggio dal tocco della rete, come ad esempio essa si abbassa mentre un compagno di squadra si appresta ad attaccare o mentre un avversario si appresta a giocare la palla ed è distratto dal movimento della rete, oppure tocca la rete e contemporaneamente un avversario che sta cercando di prendere parte all’azione di gioco;
  3. toccare volontariamente e non accidentalmente la rete

Da questa spiegazione, francamente, sembrerebbe che, più o meno, sia comunque sempre invasione. Viene reso valutabile (attenzione, non lecito, valutabile) il contatto di una parte di rete diversa da antenne e banda superiore durante l’azione di giocare la palla. Ma come fare a dire se abbia o meno interferito con il gioco? Pensate poi al discorso di “giocatore distratto dal movimento della rete”, mi immagino già le proteste di qualche furbetto. Infine, toccare volontariamente la rete. Tutte parole (distratto, cercare di prendere parte, accidentalmente) sono a mio avviso un po’ vaghe.

Invece di semplificare le cose, temo che qua si vada per complicarle. Se è vero che ad alto livello si potranno avere vantaggi di spettacolo (e, perché no, le famose discussioni arbitrali dopo le partite fanno bene al pubblico), ho il sentore che ai livelli più bassi (e parlo anche di livelli molto bassi, dove magari arbitrano i giovanissimi arbitri appena usciti dai corsi, o dove c’è un solo arbitro) sarà un vero sfacelo. Un caos assurdo. Non dico che si vinceranno o perderanno partite per colpa degli arbitri, ma dico semplicemente che l’arbitro avrà un ruolo ancora più significativo all’interno di una gara e, invece di essere un semplice “rilevatore di infrazioni“, dovrà diventare un vero e proprio giudice pensante. Il carattere dell’arbitro, l’esperienza e quant’altro diventeranno ancora di più un fattore da non sottovalutare.

Staremo a vedere. A presto per nuovi commenti, sia miei che vostri.

Calcio, Basket, Volley

CalcioMi domando sempre più spesso che cosa abbia il calcio in più del basket e cosa abbia questo in più del volley. Considerata la mole di tifosi e la quantità di denaro in circolazione, penso che il mio sia un dubbio più che lecito.

Il calcio è un fenomeno planetario e, nonostante in continui scandali, le continue botte e i continui problemi che ci vengono mostrati, gli appassionati rimangono fedelissimi, incollati a questo sport. Allora mi sono messo a pensare e mi sono venute in mente alcune considerazioni che voglio condividere con i visitatori di questo spazio.

Credo, banalmente, che calcio e basket sappiano vendersi meglio della pallavolo. E’ forse un’ipotesi un po’ bizzarra, ma è pur sempre un’ipotesi. Prendiamo ad esempio il calcio e guardiamo quali sono alcune caratteristiche che mancano alla pallavolo.

Immediatezza di gioco

Prendete due o tre amici e andate al parco, buttate due bottigliette o due magliette per terra in ognuno dei due campi e iniziate a giocare. Se anche doveste essere tutti inguardabili (parola di uno che veramente è imbarazzante a calcio), riuscirete sicuramente a trovare un vostro ritmo e a divertirvi come dei pazzi. Perché il calcio è uno sport che, almeno a livello basso, è facilissimo e non richiede alcuno strumento in particolare. Si gioca senza entrate pericolose, si discute un po’ sulla prospettiva delle porte, ma, in fondo, è tutto facile. Basta correre e tirare la palla. Se sbagli uno stop, ci ridi sopra, perché tanto al passaggio successivo la palla ti arriverà sui piedi.

Riprovate con il basket. Qui serve un canestro, ma direi che di un canestro sono dotati quasi tutti i parchi. Anche in questo caso, nonostante la difficoltà sia maggiore, è comunque facile, prima o poi, prendere un discreto ritmo e, se comunque tutti i giocatori sono più o meno allo stesso livello, è facile divertirsi.

Andate ora, sempre con i soliti amici imbarazzanti, a giocare a pallavolo. Anzitutto, serve una rete, cosa abbastanza rara nei parchetti più piccoli, altrimenti non si gioca a pallavolo, ma si fanno dei passaggi. Supponiamo che la troviate. Il primo giocatore batte a rete. L’altra squadra gira e il secondo giocatore batte fuori. Quando finalmente la palla passa la rete ed entra in campo, il bagher è questo strano mostro oscuro per cui è quasi sicuro avere una ricezione negativa. Conclusione: dopo 10 minuti si avrà già voglia di smettere. La pallavolo è uno sport facile da imparare, ma non è per niente facile giocarci finché non lo si sa fare.

Regolamento facile

Se ci pensate, le regole del calcio sono tutte abbastanza facili o, quanto meno, abbastanza facili da imparare in maniera generale. Il fallo, il goal, la rimessa laterale, il calcio d’angolo. L’unica regola leggermente complicata è quella del fuorigioco, ma in fondo, una volta imparata, è veramente banale anche quella. Forse sono un po’ vaghe, ma su questo tornerò dopo.

Pallavolo e basket peccano invece da questo punto di vista. Pensate a quanti falli difficili da capire e meccanizzare ci sono nella pallacanestro (passi, doppia, interferenza e così via) e quanti altri a pallavolo (doppia, trattenuta, invasioni di ogni tipo). Regole difficili, che spesso si ignorano quando si gioca con gli amici, proprio per il fatto che sono sconosciute ai più. Certo, questo contribuisce a rendere l’arbitraggio più ininfluente sul risultato finale, ma d’altro canto rende più difficile capire lo sport per i non addetti.

Contatto fisico

Qui c’è veramente poco da dire, non capisco esattamente il motivo, ma bisogna prendere atto del fatto che alla maggior parte delle persone piaccia vedere il contatto fisico tra atleti, questo lottare e portarsi via un attrezzo. Basti pensare che gli sport più diffusi nell’antichità erano la lotta e sport affini.

Errori arbitrali

Questa è forse una delle discriminanti maggiori. Mi è venuto in mente quando un amico mi ha chiesto: “Ma perché a pallavolo ci sono 2 arbitri e 4 guardalinee, mentre a calcio c’è un solo arbitro per un campo immensamente più grande, aiutato da 2 soli guardalinee?“. Mi è venuto da rispondere che l’errore arbitrale faccia parte dello spettacolo. Dico, immaginate cosa succederebbe al calcio se ci fossero, per dire, 4 arbitri, la moviola in campo e quant’altro? Come minimo, la metà delle trasmissioni televisive durerebbe un decimo di quanto durano ora. E il lunedì si discuterebbe molto di meno con compagni e colleghi di lavoro. Le stesse regole, se ci si pensa, si mantengono un po’ vaghe sul discorso dei falli e dei rigori, sempre così discussi. Eppure sarebbe apparentemente facile rendere l’errore arbitrale quasi nullo.

Invece noi a pallavolo, con tutti i nostri arbitri e così via, facciamo molta più fatica a condizionare una partita. Certo, a livello basso succede di tutto, ma questo è normale. Ad alto livello è raro che succeda qualcosa di così scandaloso. Anche perché un punto a pallavolo vale molto meno di un goal a calcio. Insomma, spero che il discorso sia più o meno chiaro.

Come ho detto e, spero, motivato, credo banalmente che il calcio si venda meglio. A seguire il basket. E poi la pallavolo.

Cenni sull’utilizzo del Libero e sulle sue regole speciali

Da pochi giorni mi sono iscritto a Yahoo Answers. Tra la valanga di domande (soprattutto di risposte) imbarazzanti che ho letto, ce ne sono alcune, piuttosto frequenti, riguardanti l’utilizzo del Libero e sulle regole ad esso legate. In attesa di un articolo più completo, riporto qui una prima bozza, ritagliata e riadattata da un mio vecchio articolo, da poter linkare ogni volta che vedrò una domanda simile.

Dividiamo l’articolo in tre parti:

  • Introduzione del Libero e modello fisico-tecnico
  • Utilizzo del Libero
  • Regolamento del Libero

Continua la lettura di Cenni sull’utilizzo del Libero e sulle sue regole speciali

Non si suggerisce all’arbitro!

Arbitro 3Ieri sera ultima partita di campionato. Racconto un fatto “divertente” che mi è capitato, che mi ha dato modo di conoscere una nuova sfaccettatura del nostro sport.

Saltiamo a muro, tocchiamo la palla, che finisce fuori. L’arbitro non vede e assegna il punto a noi. Il mio giocatore alza la mano e afferma di aver toccato il pallone a muro. L’arbitro, ad ogni modo, non accetta il nostro “mea culpa” e decreta il punto alla nostra squadra. Stessa situazione ripetuta più o meno altre due o tre volte. A scanso di equivoci, preciso che le piccole sviste (in effetti, non troppo evidenti e, se posso permettermi, ininfluenti sul risultato finale) sono state decisamente influenzate da una palestra particolarmente soleggiata e dal fatto di essere da solo.

Ma non sono le sviste la grande scoperta (ebbene no, non critico gli arbitri questa volta!), è il fatto che l’arbitro non abbia modificato la propria decisione. A fine set, sceso dal seggiolone, il giudice di gara è venuto presso la nostra panchina (e poi ha ripetuto lo stesso messaggio ai nostri avversari) a comunicare che: “Se non la vedo io, non posso fidarmi di quel che dite voi“. Un po’ incredulo, la sera stessa ho cercato confronti anche in altri colleghi e amici. Ebbene, ho scoperto proprio quanto segue: non si danno consigli agli arbitri. E se questi, dopo aver decretato il punto, cambiano decisione su consiglio di un giocatore, sbagliano.

Il punto cruciale è presto detto: l’arbitro deve poter mantenere una certa distanza dalla gara, che, come mi è stato spiegato, non è democrazia. I giocatori giocano, gli allenatori allenano, gli arbitri giudicano e decidono. Punto e basta. E’ un aspetto curioso, a cui non avevo proprio mai neanche lontanamente pensato. Non voglio esprimere giudizi: posso comprendere lo spirito della norma, pur non condividendola appieno. L’ho oggi riportata solo perché mi ha incuriosito.

Potrei aver capito male, sia chiaro. Ad ogni modo, la discussione è aperta. Così è, quindi, se vi pare.

Il buon allenatore

Questa sera, al corso allenatori, durante una parentesi informale della propria lezione, un docente ci ha domandato quali fossero per noi le caratteristiche di un buon allenatore. Le tre opzioni che sono emerse sono le seguenti:

  • Conoscenze
  • Motivatore
  • Non scendere a compromessi

Ora,  preciso subito che l’opzione che ho proposto io è la prima. E ritengo sia veramente quella più importante. Prima di tutto, a mio avviso, un allenatore deve essere competente. Deve sapere ciò che sta macinando.

Le conoscenze sono di vario tipo:

  • Tecniche
  • Tattiche
  • Fisiche
  • Psicologiche

Al primo posto pongo anzitutto le conoscenze tecnico-tattiche, che sono indispensabili, a mio avviso, per un buon allenatore. Diceva Galileo, prima la teoria e poi la pratica. Non credo che un buon allenatore possa prescindere dall’avere delle solide basi teoriche alle spalle. Non mi piace quando ai corsi mi dicono: “Meglio un allenatore che sa poche cose, ma le sa applicare tutte, piuttosto che uno che ne sa tante, ma ne sa applicare poche“. Non mi piace perché è vaga e sembra che crei alibi all’ignoranza. Dal mio punto di vista, non dovrebbero nemmeno esistere allenatori che sanno “poche cose”, dove io intendo che sia sottintesa l’espressione “in relazione al livello che allenano”. Certo, se alleno l’Under 12, non è necessario che abbia le stesse conoscenze che hanno in serie A1, ma ci sono cose da cui non posso prescindere. Che senso ha parlare di un allenatore che, allenando un Under12, sappia applicare benissimo il palleggio, ma poi non sappai neanche cosa sia un bagher?

Non so se riesco ad essere chiaro: a mio avviso non dovrebbero esistere allenatori che sanno poche cose. E’ un po’ come dire che, siccome l’ortopedico si occupa di ossa, egli non debba essere a conoscenza di come funzioni l’apparato circolatorio. Vi piacerebbe sapere che il medico che ha in mano il vostro ginocchio, non sa nemmeno la differenza tra vene e arterie? Il discorso dell’applicare i concetti è molto vero (infatti, ogni medico è specializzato in un particolare campo), ma ritengo che sia un fatto che si possa accumulare con l’ingegno, l’esperienza e la passione. Invece, la conoscenza dipende quasi esclusivamente da una forma di studio (non necessariamente sui libri), quindi non è un regalo che si ottiene “grazie al tempo”! Se vuoi svolgere un lavoro con professionalità, devi prima imparare la teoria che lo sovrasta. Assumereste mai, nella vostra officina, un meccanico che sa solo montare e smontare sportelli? Sicuramente preferireste uno con solide basi alle spalle, anche se magari non ancora del tutto pratico nell’attività vera e propria.

Così come il medico ha in mano una vita (perdonate l’analogia un po’ grottesca e inopportuna, è solo per capirsi) e il meccanico un’automobile, allo stesso modo l’allenatore ha in mano le carriere dei suoi giocatori. Non può credere di allenarli a dovere, se non ha le conoscenze per farlo.

Due parole anche sulle altre conoscenze da me citate: le conoscenze fisiche sono un problema serio, perché, allo stato attuale, gli insegnamenti offerti agli allenatori sono miseri e, ahimé, raramente si ha a disposizione un preparatore. Tuttavia, credo che, quanto meno, le basi per evitare di fare danni dovrebbero esserci. Siano esse fornite ai corsi, o dai libri, o da Internet. Sono imprescindibili. Le conoscenze psicologiche, infine, sono quelle relative alla memorizzazione dell’informazione, alla lettura dello stato d’animo del giocatore, alla conoscenza di cosa sia meglio dire e cosa sia meglio non dire in determinati momenti dell’allenamento e/o della gara.

Una precisazione sul terzo punto, il non scendere a compromessi. Non credo possa essere una qualità per un allenatore. Quanto più una caratteristica umana. Nel senso: spesso è necessario scendere a compromessi, con atleti, dirigenti e così via. Rimanegono solo due punti importanti: la coerenza e l’agire con buon senso. Ma, francamente, credo che queste due caratteristiche non siano proprie di un allenatore, quanto più di un qualsiasi individuo che debba dirigere un team di qualsiasi tipo.

Concludendo, secondo me, dalle conoscenze non si prescinde. Puoi essere un gran motivatore, un passionale che trascina i cuori della gente, ma, se non hai conoscenze, non potrai mai essere un allenatore veramente valido. Non parlo né per esperienza, né in modo autobiografico. Semplicemente, essendo io un giovanissimo allenatore ancora in fase di formazione, esprimo il concetto di ciò che io miro: io aspiro a diventare un allenatore anzitutto competente. Poi, se ci sarà anche il resto, ancora meglio.

Detto questo, non intendo dire che un allenatore che non sia un’enciclopedia non debba poter allenare. Altrimenti neanche io dovrei poterlo fare. Le dirette conseguenze di quello che dico sono così riassumibili:

  • Bisognerebbe sempre perseguire un miglioramento conoscitivo del proprio sport, senza mai pensare di essere arrivati
  • Dovendo stilare una graduatoria dei migliori allenatori, li ordinerei in base alle conoscenze

Spero possa nascere una discussione costruttiva.

Il fallo di doppia

[warning]Aggiornamento del 17 maggio 2012: sono passati 4 anni dalla scrittura di questo articolo…se dovessi riscrivelo oggi, cambierei alcune cose, magari anche i toni…ma la questione è ancora molto aperta! Lascio questo articolo nella sua versione originale perché si è costruita sotto una discussione davvero interessante e costruttiva con anche alcuni arbitri coinvolti…bellissimo!!![/warning]

Ho appena perso una partita 3-0 e l’ho persa semplicemente perché gli altri erano più forti. Quindi, metto le mani avanti da questo punto di vista: la mia osservazione non vuole parare su una eventuale supposizione (che potrebbe sorgere spontanea) che io abbia perso per colpa delle doppie (fischiate male da tutte e due le parti); avrei perso comunque e sempre 3-0, con parziali più o meno simili.

Ora però, io vorrei sapere, con molta serenità, perché ci debba essere tanta ambiguità nel fallo di doppia. E, soprattutto, perché mai gli arbitri si ostinino a fischiare situazioni che non gradiscono, invece di sanzionare un fallo.

E’ assurdo: una palla gira, allora è doppia. Una palla non gira, ma esce dalle mani quadrate di un palleggiatore scarso e non è doppia. E’ insensato. Il mio caso specifico odierno è questo: gioco contro una squadra di almeno una categoria superiore al campionato che disputa, quindi per noi (giovani che facciamo un campionato di serie) ogni difesa è un miracolo. Difendiamo e il Libero alza. La palla parte pulita e con un “buon rumore”, dopo un po’ prende una leggerissima rotazione. Boato dell’avversario e fischio del fallo.

Ora, è matematicamente impossibile che le mani impattino la palla nello stesso preciso istante. E’ impossibile, non vedo come possa accadere che sia colpita nello stesso milionesimo di secondo da ambo le mani, che non sono collegate e, quindi, saranno sempre necessariamente milionesimi di centimetri sfalsate. A rigor di logica, quindi, ogni palleggio è fallo.

La bestialità più grande, a mio avviso, è la tecnica, fasulla e terrificante, che viene insegnata agli arbitri per riconoscere i falli di doppia: “Quando la palla frulla, è doppia“. Non è vero! Non è vero! Questa tecnica è un’approssimazione grossolana e micidiale, perché il fallo di doppia avviene sempre! Gli arbitri devono imparare a guardare le mani dei palleggiatori, non l’effetto che si ha sulla palla. Anche perché non è scritto da alcuna parte del Regolamento, che sia fallo quando “un giocatore effettua un palleggio e la palla esce ruotando attorno ad un proprio asse passante per il centro”.

In più, c’è un’altra bestialità, orribile, che si insegna: “Lasciar giocare i palleggiatori“. L’idea di principio non è sbagliata, ma ha come logica conseguenza che tutti gli altri giocatori vengono massacrati. E questo è ancora più insensato, perché, delle due, sono proprio i palleggiatori a dover saper palleggiare meglio degli altri, visto che ad allenamento fanno praticamente solo quello. Ora, se parte un frullino micidiale ad un palleggiatore, si lascia correre; se al Libero o ad un centrale, che si allena poco nel palleggio (giustamente) parte una palla un minimo sporca, è fallo. E’ assurdo. Anche perché, francamente, le situazioni più difficili sono quelle di ricostruzione e non è affatto automatico che sia il palleggiatore ad effettuare l’alzata di ricostruzione. Anzi, molte volte non sarà lui.

Concludendo:

  • L’arbitro deve ravvisare un fallo, non decidere che una palla che non gradisce sia fallo
  • Ci vuole un criterio migliore nell’individuazione del fallo
  • Ci vuole uniformità di giudizio
  • Gli insegnanti degli arbitri dovrebbero smetterla di insegnare “trucchetti” fasulli

Spero che questo scritto possa essere letto, anche in futuro, da qualche arbitro o, ancora meglio, da qualcuno che si occupa della formazione degli arbitri. E che, perché no, provi a spiegare a me, povero giovane allenatore, i motivi per cui vengono insegnate queste cose e le motivazioni che ne stanno alle spalle.

Il mistero dell’Opposto

Una domanda che mi frulla in mente da ormai molto tempo è il motivo per cui non si parli mai dell’Opposto. O meglio, se ne parla sempre come: “quello che fa lo schiacciatore da zona 2″, oppure, “quello che non sa ricevere, ma è coordinato e tira forte”. Eppure, mentre sugli altri ruoli offensivi riusciamo il più delle volte a descrivere dei modelli tecnici validi e accettati da tutti, sul ruolo dell’opposto mi sembra che le conoscenze siano tutt’ora vaghe.In particolare, ci sono alcune domande che ritengo interessanti:

  • Qual è il modello fisico di un opposto?
    • Quanto incide l’altezza nella scelta?
    • Quanto incide l’elevazione?
    • Quanto incide la coordinazione?
    • Quanto incide la potenza d’attacco?
  • Qual è il modello tecnico di un opposto?
    • Quali sono i fondamentali in cui è necessario sia preparato? (questa, forse, è la domanda con risposta più facile, visto che la si deduce dal gioco)
    • Quanto incide la capacità di attacco da seconda linea nella scelta?
    • Quanto incide la capacità di difesa nella scelta?
    • Quanto incide la capacità di appoggio?
    • Quanto incide la capacità di muro?
    • Da dove parte la rincorsa? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Qual è la traiettoria di rincorsa e il conseguente angolo di entrata rispetto alla rete? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Qual è l’angolo di caricamento delle gambe? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Come viene caricato il braccio? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Qual è il tempo di attacco?
  • Come si individua un opposto?
    • Quali sono le attitudini fisiche da tenere presenti nella scelta di un giovane?
    • Quando è il momento di inserire questa specializzazione?
    • Fino a che punto va portata avanti?
    • Quali sono le attitudini tecniche che inducono la scelta?
  • Come si costruisce un opposto?
    • Come si insegna l’attacco da posto 2?
    • Si mantiene l’attacco da posto 4?
    • Come si insegna l’attacco da posto 1?
    • Come si insegnano gli spostamenti di gioco di un opposto?
    • Come si insegnano i diversi colpi d’attacco?
  • Come si allena un opposto?
    • Come si modula il lavoro fisico e in che direzione?
    • Come si allena l’attacco?
      • Si allena l’attacco da Zona 4?
      • Come si allena l’attacco da Zona 2?
      • Come e quanto si allena l’attacco da Zona 1?
      • Si allenano altre combinazioni?
      • Quali sono i colpi utili e come si allenano?
    • In che percentuale l’allenamento dell’opposto assomiglia a quella dello schiacciatore?
      • In che percentuale è possibile allenarli insieme ed in che modo?
    • In che percentuale l’allenamento dell’opposto assomiglia a quella del centrale?
      • In che percentuale è possibile allenarli insieme ed in che modo?

Provate a leggere questa lista di domande e soffermatevi a pensare su quali veramente siamo in grado di rispondere con precisione. In particolare, vorrei che l’attenzione fosse posta sulle domande che ho segnato in corsivo. Fatemi sapere la vostra, anche in privato, poi dirò la mia.

Allenamento al freddo

Vi prego di leggere questo articoletto e di commentarlo. Ve lo chiedo come favore personale. Leggerlo e commentarlo. Prometto di essere sintetico e conciso.

Svolgo due dei miei tre allenamenti settimanali in una palestra indecente. Tralasciando il fatto che il soffito sia basso (molto basso) , che i montanti della rete sono difettosi e che la rete stessa abbia parecchi rattoppi, si è venuto a creare un problema molto serio. La palestra è mal riscaldata. Venerdì scorso abbiamo misurato la temperatura alle 19.30 e c’erano 14°C. In altre giornate penso la temperatura sia stata anche inferiore, specialmente verso la fine degli allenamenti, alle 21.40. Un freddo bestiale. Gli aerotermi sono accesi dalla mattina, ma sono insufficienti. Funzionano bene, a detta dei tecnici. Sono semplicemente sottodimensionati, rispetto alle dimensioni dell’ambiente da riscaldare. Abbiamo chiesto adeguamenti al Comune di Bologna, ma pare che il nostro appello continui a passare inosservato da circa 3 anni (sono 3 anni che frequento la palestra e sono 3 anni che faccio presente questo problema, insieme con i dirigenti della Società).

Per colpa del freddo, mi è già capitato due volte di avere atleti bloccati per problemi muscolari, in cui buona parte della colpa penso vada attribuita alle rigide temperature dove siamo costretti a lavorare. Parliamo di allenamenti in cui ci impegnamo molto durante il riscaldamento, ci stiamo attenti. Impieghiamo anche più di mezz’ora, con felpe e felpone, corse, corsette, stretching, mobilità, lanci, palleggi, bagher e chi più ne ha più ne metta. Ma non basta. Le rigide temperature creano problemi a chiunque debba fare anche un semplice palleggio, a chi debba fare una difesa, un attacco! Avete mai provato a fare un palleggio con le dita completamente congelate? O ad attaccare con la mano fredda? A fare movimenti rapidi ed esplosivi, come il nostro sport richiede?
E’ normale far allenare dei ragazzini di 14-15-16 anni in condizioni simili? Non chiedo né comprensione, né chissà quale aiuto. Semplicemente, vorrei che si scrivesse un commento tecnico riguardo all’allenamento in simili condizioni. Cosa rischiano gli atleti (qui parlo specialmente con fiseoterapisti, medici, preparatori)? E’ giusto che il Comune di una città, che ha tanto a cuore la salute dei propri cittadini, continui ad ignorare una situazione così rischiosa? Come possiamo svolgere un allenamento dignitoso, sicuro e produttivo, in queste condizioni?

Personalmente, la mia decisione è che, semplicemente, quasi sicuramente smetteremo di allenarci lì. Meglio giocatori più scarsi, che si allenano una volta a settimana (inutile, probabilmente), ma che almeno non corrano rischi. Raccoglierò i pareri, scriverò una relazione, la invierò a chiunque sia il responsabile di questa situazione. Mobiliterò, per quanto possibile, la Società ed i genitori. Eviterò di riportare nomi di terzi, comunque. Grazie mille a chi deciderà di scrivere qualcosa.