Archivio per la Categoria Tattica

StatisticheLe statistiche dominano sempre di più il nostro sport, ad ogni livello, così come il video risulta sempre più utilizzato, anche a livelli medio - bassi. Gli scopi dell’analisi sono i più disparati e spaziano dalla semplice auto-valutazione dei giocatori ad un vero e proprio studio delle proprie capacità, con forti ripercussioni in termini di programmazione dell’allenamento.

Lo scopo di questo articolo non è fornire una trattazione completa su questo argomento così vasto e così sempre in espansione. Cercherò invece di raccontare il lavoro che svolgo quest’anno con la mia squadra, in B2 maschile, dove faccio il secondo allenatore, sfruttando queste informazioni per parlare in maniera più generale dell’analisi statistica.

Inoltre, visto che l’analisi statistica è un argomento di ricerca molto gettonato, spero che questo articolo possa chiarire qualche idea a chi fosse interessato a questo campo. Ribadisco tuttavia che non si tratta di una trattazione completa, quanto più un’elencazione piuttosto schematica di concetti e principi di base. Per una trattazione più completa, su questo sito, sarà necessario attendere ancora un po’.

Cerchiamo anzitutto, con questo piccolo preambolo, di chiarire un punto per me fondamentale: a cosa serve lo scouting. Fondamentalmente, lo scouting è un valutatore di prestazione, inteso però come risultato e non come tecnica.L’obiettivo, salendo di livello, è quello di avere un valido supporto alle decisioni, sia in gara che fuori. Chiaramente, un supporto statistico non può essere considerato affidabile al 100%. Al fine di rendere questo modello il più possibile affidabile ed aderente alla realtà, è necessario che si stabiliscano delle regole oggettive di rilevazione. Molte volte, anche gli allenatori più esperti, valutano la prestazione di un giocatore ricordando solo alcuni episodi salienti: la rilevazione statistica, invece, aiuta anche a fornire una valutazione completa sulla prestazione di un giocatore.

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La gestione del Time Out mi interessa molto. Se pensiamo all’alto livello, di norma pensiamo ad un utilizzo altamente specializzato, ovvero:

  • Richiamo su punti fondamentali della strategia di gara
  • Cambiamenti tattici di gara
  • Consigli tattici (del tipo, il giocatore X sta giocando male, battiamogli contro)

L’aspetto più interessante è invece sul basso livello, in particolare sul giovanile, dove:

  • Di norma, fornire indicazioni tattiche troppo specifiche (es. tirare sulla parallela) non è così attuabile (la ricezione non è costante, la stessa alzata non è costante, e anche l’attacco non è sempre preciso)
  • Di norma, apportare correzioni tattiche in gara porta più guai che veri vantaggi
  • Anche per gli avversari, la tattica di squadra è adottata in modo piuttosto grossolano e, quindi, è aggiunto un effetto “imprevedibilità” non facilmente gestibile

Ad esempio, in una partita giovanile (cerchiamo di specificare, ci riferiamo a livelli medi di U16) non è semplice dire: “Mura la parallela, perché tirano lì”. Infatti:

  • Non è assolutamente detto che, anche se la nostra previsione tattica fosse corretta, l’avversario abbia le capacità di attuare veramente questo colpo con incisività
  • Non è dato per scontato che il muro non rispetti l’indicazione (anche se, questo, è più vero quando si chiede di murare la diagonale)

Resta quindi da capire quale sia la vera utilità dei time out in una squadra giovanile. Sicuramente, uno dei motivi più in voga è quello di limitare un break negativo che si sta subendo in ricezione. Infatti, anche se il giocatore avversario fosse molto costante, sicuramente dopo il time out tenderebbe a non forzare la prima battuta, dandoci la possibilità di costruire il gioco in maniera più agevole.

Un utilizzo molto diffuso, che francamente non condivido e cerco di limitare, è quello del chiamare time out per caricare i giocatori, che magari stanno prendendo molti punti senza sorreggersi a vicenda, senza esultare quando fanno punto e così via. Non solo perché non è necessario, ma forse perché è anche dannoso. I ragazzi devono imparare che lo sport di squadra ha dei meccanismi per cui aiutarsi a vicenda non solo è importante, quanto fondamentale.

Allora un buon time-out può servire per riprendere fiato, per organizzare meglio uno schema difensivo, magari apportando un cambio di posizione, magari escludendo qualcuno dalla ricezione, magari suggerendo un pallonetto in una specifica zona del campo.

In linea generale, gli aspetti che ritengo importanti nella gestione di un time-out giovanile sono questi:

  • Sfruttare il time-out solo per aggiustamenti tattici o per piccoli richiami tecnici
  • Se ritenuto necessario, non esitare a chiamare il time-out (dopo potrebbe essere tardi)
  • Non chiamare time-out se non si ha nulla da dire o da ottenere
  • Chiamare time-out per spezzare un break positivo avversario in battuta
  • Non chiamare time-out se si ritiene che il break negativo dipenda solo dalla propria squadra e non da meriti avversari

L’ultimo piccolo appunto che vorrei fare, più generale sulla gestione della gara che del time-out, riguarda le correzioni tecniche. Ritengo totalmente sbagliato stare a perdere tempo su correzioni tecniche troppo elevate, durante una gara. Questo è valido a tutti i livelli, per il semplice fatto che, pur essendo la gara pallavolistica uno stimolo allenante, non è semplice, dal punto di vista mentale, concentrarsi sul gioco se si deve pensare al proprio corpo. In altre parole, durante la gara il focus dei giocatori è, e deve restare, sulla palla, non sulle proprie posture e sui propri movimenti. Certo, questo non vuol dire annotare tutto, segnalare e poi lavorare in allenamento. Vuol dire semplicemente di non cercare aggiustamenti tecnici non già provati ad allenamento, perché tanto non porterebbero ad alcun beneficio.

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