Appunti direzione tecnica #3 – Metodologia del gruppo tecnico

In questo terzo articolo parlerò di alcuni principi metodologici che gli allenatori del nostro gruppo tecnico devono seguire. 

Le norne metodologiche del gruppo tecnico riguardano:

  • La condivisione online;
  • La preparazione degli allenamenti;
  • La programmazione delle attività;
  • Il mantenimento dei registri presenze e disciplinare;
  • Il rispetto delle regole di buona condotta;
  • La partecipazione alle riunioni tecniche;
  • Le politiche di mercato;
  • Note pratiche sul lavoro quotidiano in palestra;

Nel corso di questo articolo, tutti questi punti saranno illustrati nel dettaglio.

#1 – Condividere online

Se tu hai una mela, io ho una mela e ce le scambiamo,
allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.
Ma se tu hai un’idea ed io ho un’idea, e ce le scambiamo,
allora abbiamo entrambi due idee.
(George Bernard Shaw)

Il gruppo tecnico si può avvalere di uno qualsiasi dei tanti sistemi di condivisione online disponibili gratuitamente.

Idealmente, il sistema scelto dovrebbe supportare il gruppo tecnico nello svolgimento di queste operazioni:

  • Schede tecniche sui singoli giocatori: molto utili specialmente nel caso di giocatori condivisi tra più squadre, queste schede contengono note tecniche e metodologiche per la correzione degli errori ritenuti più importanti, segnalazioni disciplinari o caratteriali importanti e le linee da seguire nel caso l’atleta si alleni con altre squadre (ogni atleta deve sempre avere un gruppo e quindi un allenatore di riferimento).
  • Schede delle singole squadre: questi ambienti servono per condividere con lo staff e con il Direttore Tecnico il planning delle attività (obbligatorio al massimo ogni 2 settimane), i report sulle attività svolte (obbligatorio mensilmente), osservazioni tecniche, agonistiche e disciplinari di varia natura, problematiche con i genitori, necessità particolari.
  • Spazio condiviso tra tutto il gruppo tecnico: può essere un’area dove favorire lo scambio di opinioni e materiale continuativamente durante la stagione (ad esempio, per chiedere suggerimenti, pareri su modelli tecnici e così via).

Naturalmente, la validità di questi strumenti è massima se e solo se tutti gli allenatori li utilizzano con la frequenza dovuta: il controllo quotidiano degli strumenti di comunicazione utilizzati in società fa parte dei compiti obbligatori di ogni staff.

#2 – Preparare gli allenamenti

Improvvisare un allenamento è un compito facile, ma è solo programmando e studiando che si possono ottenere risultati efficaci e duraturi. Ogni allenamento di ogni gruppo agonistico deve essere programmatoscritto.

Nel programmare le sedute degli allenamenti, è utile porsi alcune domande, tra cui:

  • Su quali obiettivi voglio puntare l’attenzione? Sto seguendo il programma dei cicli di lavoro?
  • Sto dando importanza agli obiettivi del “Contratto Tecnico per fasce d’età?”
  • Quanto tempo servirà includere per le pause acqua e le spiegazioni?

Riguardo ai singoli esercizi:

  • Su cosa voglio puntare l’attenzione?
  • Quanti atleti avrò fermi e per quanto tempo (file)? Posso fare meglio?
  • Ho considerato la circolazione dei palloni (incolumità degli atleti e numero di pause per raccoglierli)?
  • E’ un esercizio frequente? Posso utilizzare delle parole chiave?
  • Dove mi posizionerò per osservare l’esecuzione?

Esercizi da evitare:

  • Esercizi con file lunghe;
  • Lavori fuori tema rispetto ai “Contratti Tecnici per fasce d’età”;
  • “Esperimenti” non concordati riguardo a modelli tecnici;
  • Allenamenti senza una parte dedicata all’attacco;
  • Allenamenti senza una parte sintetico-globale;
  • “Palla a coppie” e “Attacco libero” senza alcun obiettivo;
  • Esercizi “non gestibili” rispetto a: palestra, palloni, allenatori.

Cosa invece ricercare:

  • Brevi protocolli fisici per la prevenzione, l’articolarità completa, la lateralizzazione destra-sinistra;
  • Alternanza di esercizi che stimolino il “come fare” ad altri per il “cosa fare” (entrambi in progressione);
  • Alto numero di ripetizioni controllabili dagli allenatori (con feedback ragionati);
  • Fasi di gioco sempre con obiettivi (tecnici, tattici, agonistici…);
  • Esigenza nell’impostazione dei sistemi.

#3 – Programmare i cicli di lavoro

Programmare è il modo migliore per organizzare al meglio il proprio lavoro e semplificare la creazione delle singole sedute di allenamento.

Non è vero che la programmazione “ci fa sprecare tempo”: dipende da come la facciamo e, in ogni caso, il tempo investito sarà recuperato nella preparazione delle singole sedute!

Non esiste l’idea di “programmazione in funzione delle gare” nel settore giovanile (salvo rari casi nella seconda parte di stagione): i risultati arrivano insieme alla crescita tecnica degli atleti.

Programmazione annuale

La base di partenza è il “Contratto Tecnico per fascia d’età”, dopo questo è stato discusso con la direzione tecnica e quindi riadattato in funzione della propria squadra.

Siccome il contratto tecnico riguarda un biennio (U14, U16, U18, U20) alcuni obiettivi avranno una importanza maggiore rispetto ad altri nel corso della stagione in esame.

In generale, una stagione è organizzata secondo questi macro-cicli:

  1. Conoscenza della squadra: consiste nell’analizzare i gruppi per valutare e definire gli obiettivi tecnici (spesso questa fase viene svolta al termine della stagione precedente);
  2. Periodo introduttivo: le prime 2-3 settimane di lavoro servono agli allenatori per impostare le attività in palestra (regole, metodologia…). Per i gruppi più grandi è anche il periodo di condizionamento organico progressivo, definizione dei protocolli preventivi e svolgimento dei propedeutici all’attività fisica della stagione (senza esagerare).
  3. Periodo preparatorio: è il momento cruciale per la didattica e l’esecuzione di grandi volumi di lavoro tecnico analitico e sintetico. I protocolli fisici vengono consolidati.
  4. Primo periodo agonistico: riguarda le prime gare della stagione fino alle seconde fasi dei campionati (ad esempio quelle regionali), è importante che in questa fase si mantenga ancora alto il lavoro tecnico individuale e di squadra.
  5. Secondo periodo agonistico: questo secondo periodo, che inizia normalmente a febbraio-marzo, è quello in cui si inizia a raccogliere il frutto del lavoro invernale. E’ un periodo impegnativo e stressante, che coincide con le gare più importanti della stagione, gli ultimi mesi scolastici, le selezioni provinciali e regionali e così via.
  6. Periodo transitorio: è la fase che segue il termine delle competizioni agonistiche. Sebbene spesso sia totalmente ignorata e svalutata, può essere invece utilizzata in maniera proficua e produttiva per alcuni obiettivi tecnici individuali e di squadra.

Programmazione dei cicli

Il primo punto è definire quale tipo di granularità di programmazione dei cicli seguire: tre settimane, un mese, a obiettivi…ogni allenatore qui ha le modalità con cui si trova meglio e, siccome la programmazione è uno strumento utile alla qualità del proprio lavoro, bisogna utilizzarla nel modo più funzionale e calzante al proprio stile.

In generale una programmazione di ciclo risponde a domande del tipo:

  • Quali sono gli obiettivi su cui concentrerò maggiormente l’attenzione?
  • Quali errori cercherò maggiormente di correggere?

Un semplice esempio:

Programmazione settimanale

Questa programmazione definisce:

  • Il numero di allenamenti e gare da disputare in settimana;
  • La suddivisione degli obiettivi tecnici nel volume totale di allenamento.

Un semplice esempio (3 sedute settimanali):

#4 – Mantenere aggiornati i registri giocatori

Mantenere sempre un registro contenente le assenze e i ritardi di ogni giocatore. Il registro presenze deve sempre essere a disposizione del direttore tecnico e dei dirigenti in caso di necessità. E’ bene anche annotare eventuali questioni disciplinari.

Il registro delle presenze permette di:

  • Avere un ausilio nella scelta delle convocazioni alle partite;
  • Valutare miglioramenti o mancati miglioramenti anche in funzione del volume di allenamento;
  • Avere “oggetti di discussione” in caso di lamentele dei genitori.

Per gli stessi motivi è utile annotare nel registro presenze anche ritardi o uscite anticipate.

In ogni caso è fondamentale avere sempre chiaro il volume di allenamento a cui è sottoposto ogni giocatore (anche se condiviso tra più squadre): la regola che ci siamo dati nel nostro settore è di avere sempre 4 o 5 impegni settimanali (regola dei 5 impegni), compresi allenamenti, gare, tornei…

Il registro disciplinare consente di tenere traccia di comportamenti non corretti nei confronti del regolamento di squadra.

#5 – Rispettare le regole di buona condotta

Ogni squadra deve rispettare il Regolamento Ufficiale della società. E’ compito di entrambi gli allenatori spiegarlo e verificare che queste regole vengano sempre rispettate, gestire eventuali problematiche ed eventualmente coinvolgere il Direttore Tecnico (mai direttamente la società) per le questioni di entità più grande.

E’ ovviamente inteso che i primi a dover rispettare le regole sono i membri dello staff: il miglior insegnamento è l’esempio!

Ogni società definisce il proprio set di regole comportamentali assolute, andando a codificare valori quali il rispetto, l’impegno, la puntualità, la pulizia degli ambienti comuni, l’utilizzo del materiale sportivo, l’abbigliamento necessario, il rapporto scuola-sport e così via.

#6 – Partecipare alle riunioni tecniche

Le riunioni tecniche rappresentano un importante momento di condivisione e crescita professionale per noi e per il nostro gruppo tecnico: la presenza è parte dei doveri degli allenatori del nostro settore giovanile e come tale è da intendersi obbligatoria.

Le riunioni saranno organizzate con cadenza almeno mensile e, su proposta del Direttore Tecnico e approvazione della Società, alcune di essere potrebbero essere pubbliche.

Esistono diverse tipologie di riunioni tecniche:

  • Riunioni teoriche: il Direttore Tecnico presenta un tema per condividere modelli tecnici e metodologie di allenamento. Segue un dibattito per definire quelli che saranno i “punti chiave” per l’allenamento dei vari gruppi. Sono particolarmente indicate in caso di un gruppo tecnico molto giovane o da amalgamare.
  • Workshop: sono riunioni teoriche svolte da professionisti della sfera sportiva extra gruppo-tecnico. Possono riguardare aspetti la prevenzione, la riabilitazione, la comunicazione, il time management, l’alimentazione eccetera.
  • Tavole rotonde tecniche/metodologiche: queste riunioni riguardano alcuni aspetti metodologici della vita in palestra, oppure la programmazione della stagione o dei cicli di lavoro. Tipicamente ogni allenatore è chiamato ad una breve esposizione sull’argomento, a cui segue una discussione con i colleghi. E’ anche il momento migliore per condividere esperienze, problematiche con i giocatori e così via. Sono le riunioni più indicate in gruppi tecnici con profili professionali altamente qualificati.
  • Allenamenti guidati: queste riunioni si svolgono in palestra. Il Direttore Tecnico, un allenatore del gruppo o un ospite esterno conducono un allenamento con un gruppo di atleti adeguato al tema da presentare. Al termine della seduta di allenamento è intavolata una discussione sull’attività svolta e sulle metodologie presentate.

#7 – Vietato “fare mercato”

Nessun allenatore è autorizzato a “parlare” con giocatori o allenatori di altre società per portarli nella propria squadra.

Questa regola è per me d’oro. Un allenatore è solo una piccola parte di una macchina molto più grande formata dal gruppo dirigenziale, che può lavorare secondo i propri obiettivi e le proprie necessità. E’ il settore dirigenziale a definire le strategie societarie a lungo termine, non i singoli allenatori.

#8 – La vita in palestra

Più si identificano regole comuni ai vari gruppi agonistici, più sarà facile darsi una identità societaria e favorire l’interscambio di giocatori tra gruppi.

Ogni allenatore è responsabile della gestione dei palloni: questi devono essere contati all’inizio e alla fine di ogni seduta di allenamento. Al termine delle sedute tutto il materiale utilizzato deve essere rimesso in ordine. Si può chiedere la collaborazione degli atleti, ma il responsabile è sempre l’allenatore.

Ogni allenatore deve sempre avere con sé una borsa medica contenente l’occorrente per gestire piccoli traumi e fasciature. E’ necessario avvisare i dirigenti quando risultano necessari rifornimento del materiale.

Nessun allenamento può essere svolto in assenza di defibrillatore e addetto al suo utilizzo (può essere l’allenatore stesso). In nessun caso un allenatore può far allenare un atleta con visita medica agonistica scaduta.

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