Spunti: metodologia di allenamento con le giovanili maschili

Proceso_de_coachingNell’ambito delle attività legate alla Selezione Provinciale Maschile di Bologna, quest’anno abbiamo gettato le basi per alcuni incontri periodici rivolti soprattutto a neo-allenatori operanti nei settori giovanili della città. In particolare, l’idea è quella di organizzare alcune tavole rotonde per parlare dell’allenamento dei nostri settori giovanili “a tutto tondo”: gli incontri si svolgono tendenzialmente in concomitanza delle attività della Selezione Provinciale (o dei nostri progetti promozionali paralleli).

L’articolo che propongo di seguito – seppur qui leggermente modificato per renderlo “presentabile” – è stato il punto di partenza di queste discussioni: si tratta di spunti di riflessione per il lavoro con le giovanili maschili, risultato della mia – seppur non vastissima – esperienza in questi anni in palestra. Che le considerazioni siano giuste o sbagliate poco importa, ciò che ci interessava era principalmente avere un punto di partenza per avviare i nostri lavori. Lo condivido affinché possa essere ulteriore spinta per ulteriori discussioni. 

Attenzione allo stile con cui è scritto il documento! L’impostazione è molto schematica, poiché appunto nasce come avvio per una discussione, e contiene molti verbi “forti” (“deve”, “è fondamentale”…), non perché i pareri espressi siano necessariamente di valenza assoluta, quanto più per sottolineare e ben definire la mia personale scala di importanza/priorità.

Introduzione

In questo documento presento in maniera il più possibile chiara e sintetica alcuni degli aspetti che ritengo più importanti nell’allenamento di una squadra giovanile maschile. Ovviamente si tratta di considerazioni del tutto personali e che condivido prima di tutto per avere pareri, suggerimenti e intavolare una discussione che possa essere proficua per noi allenatori e, di riflesso, per i nostri giocatori. Le considerazioni che di seguito presento sono frutto degli ultimi anni di lavoro tra settore giovanile (di club e di selezione) e squadre seniores, nonché delle ormai lunghe e preziose collaborazioni con tanti colleghi operanti nel settore.

Sommario

  • Conoscere i modelli tecnici
  • Stabilire delle progressioni
  • Imparare a programmare
  • Come stilare un allenamento
  • Tecniche di individuazione e correzione degli errori

Spunti metodologici

Credo che ci siano 5 tematiche principali da affrontare (prima di tutto individualmente):

  1. Conoscere i modelli tecnici;
  2. Stabilire delle progressioni;
  3. Imparare a programmare;
  4. Stilare un allenamento;
  5. Conoscere e applicare le tecniche di individuazione e correzione degli errori.

Prima di tutto elenco tre principi che io ritengo fondamentali, a cui cerco di sottomettere tutte le considerazioni successive:

  • Non “scherzare” con la carriera dei giocatori.
  • La pallavolo è prima di tutto un gioco.
  • La pallavolo (al nostro livello) non va inventata, ma studiata.

Allenare è qualcosa che ci piace, ci soddisfa, ci interessa, ma non dimentichiamoci mai che è prima di tutto una responsabilità verso gli atleti che ci vengono affidati: cerchiamo quindi sempre di osservare, studiare, imparare per migliorare prima di tutto noi stessi giorno dopo giorno.

#1 Conoscere i modelli tecnici

La conoscenza del modello tecnico in maniera il più possibile esaustiva è un fattore determinante per poterlo insegnare/trasmettere ai nostri atleti (l’esperienza da giocatore è di sicuro aiuto ma da sola non sempre è sufficiente).

Ci sono due fonti principali per apprendere i modelli tecnici:

  • La bibliografia sportiva (libri, documenti su Internet, corsi ecc);
  • Osservare altri allenatori e discutere con loro.

Stupirà l’assenza di un punto chiamato “guardare i giocatori adulti”: sebbene questa sia una modalità importante e in molti casi utilizzabile, credo sia pericoloso affidarsi solo ad essa, poiché entrano in gioco personalizzazioni o esigenze dell’alto livello che spesso non coincidono con quelle del giovanile e della naturale evoluzione dell’atleta (quali passaggi ha dovuto compiere prima di arrivare a poter fare quei gesti?). In generale, credo sia bene ricercare modelli di esecuzione abbastanza “standard” prima di proporli ai nostri giovani.

Prima ancora di studiare i gesti tecnici specifici (palleggio, bagher ecc) credo sia opportuno conoscere a fondo alcuni concetti generali, tra cui:

  • Il concetto di “valutazione della traiettoria” e la sua importanza nella pallavolo;
  • Il concetto di “posizione d’attesa principale” della pallavolo;
  • Le principali modalità di spostamento nella pallavolo.

Una volta approfonditi questi concetti, si può passare allo studio dei gesti tecnici specifici del nostro sport, che saranno poi utilizzati nelle situazioni di gioco (fondamentali). In particolare, credo sia imprescindibile conoscere a fondo i modelli tecnici riguardanti:

  • Il palleggio didattico (utilizzato nei fondamentali di appoggio, ricezione, alzata);
  • Il bagher didattico (utilizzato nei fondamentali di appoggio, ricezione e alzata);
  • Il colpo d’attacco da terra;
  • La rincorsa per l’attacco in secondo e terzo tempo;
  • La battuta flottante da terra (poi in salto).

Per ogni gesto, una volta conosciuti e verificati i modelli tecnici, ogni allenatore dovrebbe determinare quelli che spesso sono chiamanti “punti chiave”, ossia gli aspetti ritenuti essenziali e su cui l’attenzione deve essere massima.

Una grande fonte di ispirazione e studio dei modelli tecnici nasce se proviamo a porci la domanda “Perché?” in merito alle caratteristiche che presentiamo: saper “dare una spiegazione” è indice di aver approfondito gli aspetti ritenuti essenziali di un gesto tecnico. Nondimeno, è un modo molto potente per convincere i nostri atleti delle nostre idee. Alcuni esempi:

  • Perché nel palleggio cerchiamo il colpo davanti alla fronte e non sotto, dietro, di fianco?
  • Perché nel bagher chiediamo che le braccia siano distanti dal corpo?
  • Perché nel caricamento del colpo d’attacco chiediamo di alzare anche il braccio che non attacca?
  • Perché nella rincorsa chiediamo di partire “più tardi”?

#2 Stabilire delle progressioni

Un altro concetto di assoluta importanza quando si parla di settore giovanile (soprattutto per le fasce d’età più giovani) è quello di progressione didattica: ignorare questo principio può portare a proporre agli atleti attività troppo complesse e quindi poco redditizie in termini di miglioramenti.

Ogni gesto tecnico o fondamentale di gioco deve essere sviluppato seguendo una serie di step successivi, con l’idea di passare “dal facile al difficile”, “dal semplice al complesso”, “dal conosciuto allo sconosciuto”. Ignorare questo principio è come chiedere di costruire una casa a partire dal tetto!

Per ogni gesto tecnico, definiamo due progressioni:

  • La progressione didattica che evolve il gesto tecnico (es. bagher frontale, bagher laterale, bagher di ricezione di palla float ecc);
  • La progressione didattica dei micro-obiettivi (ad esempio le abilità motorie) per insegnare la tecnica (es. lancio, palleggio trattenuto, palleggio 1:1, palleggio angolato…).

Come per il punto precedente, la bibliografia e lo scambio di pareri con altri allenatori sono fonti fondamentali per migliorare questi aspetti.

Di seguito un esempio di progressione per il palleggio che avevo stilato per la stagione 2010/2011 per un gruppo U14.

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#3 Imparare a programmare

La programmazione delle stagioni, dei cicli e delle settimane è una attività dispendiosa e su cui spesso lo sforzo è maggiore della resa: la sua importanza è comunque tanto più alta quanto più cresce il volume di allenamento a disposizione.

In ogni caso, credo sia importante svolgere queste attività:

  1. Conoscere le abilità di partenza della propria squadra (primi 6-8 allenamenti dell’anno).
  2. Determinare, in funzione delle caratteristiche di partenza, quali saranno i miglioramenti attesi durante la stagione (ovvero le porzioni di progressioni didattiche da sviluppare, ricordando che non è possibile saltare step intermedi!).

E’ inoltre fondamentale essere focalizzati sugli obiettivi assoluti della fascia d’età su cui lavoriamo: quando programmiamo una stagione, un ciclo o una settimana dobbiamo sempre essere certi che la percentuale del lavoro che dedichiamo a questi obiettivi sia molto alta. Gli obiettivi per fasce d’età vengono stabiliti dal Direttore Tecnico della società presso cui operiamo: dove questo non sia realizzabile, si possono ricercare in bibliografia o seguendo, se disponibili, le direttive degli staff delle Squadre Nazionali (e, in cascata, Regionali e Provinciali).

#4 Come stilare un allenamento

Costruire e svolgere un allenamento è l’attività cruciale di tutto il nostro lavoro, complesso come un esame all’università ma frequente come una semplice lezione. Possiamo anche conoscere al meglio la teoria, ma se non siamo bravi a gestire la pratica il nostro lavoro avrà una valenza pressoché nulla.

Di seguito alcune mie personali convinzioni sulla struttura degli allenamenti (che chiamo “regole” nel senso che sono i principi che cerco di seguire nella stesura di un allenamento).

La prima regola è che siccome per migliorare un gesto tecnico bisogna ripeterlo tante volte, è fondamentale che in OGNI allenamento OGNI giocatore tocchi TANTE VOLTE la palla (ovviamente in modo “sensato”). Per questo ci dobbiamo sforzare di trovare esercizi in cui:

  • La palla viene toccata “tante volte” da tutti i partecipanti;
  • I palloni circolano in modo adeguato (sia per la sicurezza dei giocatori, sia per non doversi fermare troppo spesso a raccoglierli);
  • Le azioni preventivate riescono a essere completate circa il 50-70% delle volte (se troppo sotto, l’esercizio è troppo difficile, se troppo sopra è troppo facile);
  • Le file sono ridotte al minimo e solo quando indispensabili (valutare lavoro a stazioni ottimizzando lo spazio a disposizione, ovviamente in funzione delle traiettorie previste);
  • Soprattutto nelle fasi di tecnica analitica, i giocatori devono sempre essere coinvolti e non dimenticati in un angolo a raccogliere palloni o guardare i compagni: OGNI giocatore deve toccare la palla TANTE VOLTE.

Un semplice esperimento che potete fare è questo: definite il vostro esercizio e provate a stimare quanti colpi effettuerà ogni giocatore nel tempo stabilito. Riprendete l’esercizio con una telecamera e valutate le differenze a posteriori.

Nota a margineil concetto di “toccare la palla tante volte” non deve essere esasperato a “l’unica cosa importante è che la palla venga toccata tante volte“…ovviamente la quantità deve essere condizionata dalla qualità delle ripetizioni (tematica affrontata solo in parte in questo documento). In generale, comunque, quando progettiamo un esercizio, potrebbe esserci di aiuto domandarci: “Lo stiamo proponendo nel modo più efficiente possibile? E’ possibile migliorare l’organizzazione in modo che la palla sia toccata più volte?“, oppure: “Se questo esercizio mi fa toccare la palla N volte, esiste anche la necessità di un esercizio più analitico per un determinato aspetto, che mi consenta di toccarla più volte?” e così via.

La seconda regola è che la quantità di tempo in cui gli atleti lavorano senza la palla deve essere tanto minore quanto minore è il volume di allenamento a disposizione: se la seduta dura 2 ore o meno, probabilmente non sarà possibile dedicare più di 15’-20′ ad una parte fisico-atletica senza palla (durante lo spazio palestra). Alcune considerazioni:

  • Moltissime abilità motorie e capacità condizionali possono essere stimolate durante normali esercitazioni con la palla (es. mentre il mio compagno palleggia, io faccio un piegamento sulle gambe): sforzandoci di trovare esercizi di questo tipo, dopo circa 15’ di allenamento i giocatori possono già iniziare a toccare la palla, completando la parte fisica insieme ad esercitazioni tecniche!
  • Nello sviluppo degli atleti, è importante ritagliarsi del tempo per svolgere dei semplici protocolli di prevenzione (anche a corpo libero): se lo spazio palestra è minore di 2 ore, credo che questo spazio debba essere ritagliato prima o dopo il tempo in campo. Semplici protocolli di prevenzione/forza generale possono essere sviluppati con blocchi di 20-25′ (ma vanno ripetuti/alternati ad ogni allenamento).

La terza regola è che dobbiamo tutti sforzarci di parlare meno e aumentare il tempo di lavoro effettivo, ma attenzione: parlare meno non significa parlare un numero inferiore di volte, significa ridurre il tempo di interruzione ottimizzando la propria comunicazione (parole chiave, interventi separati quando necessario, interventi a squadra riunita quando necessario). Ricordiamoci che i ragazzi arrivano ogni giorno dopo 5-6 ore di scuola e che il loro obiettivo (e la loro necessità, visto il tempo esiguo di attività motorie durante l’orario scolastico) è quello di fare sport, non diventare degli “scienziati della pallavolo”.

Gli allenamenti del settore giovanile devono essere incentrati sull’apprendimento della tecnica di base: questo è tanto più vero quanto più gli atleti sono giovani! Noi non possiamo permettere che i nostri giocatori finiscano le stagioni conoscendo uno schema di gioco in più ma non padroneggiando le tecniche specifiche della propria fascia d’età. Detto questo, è ovvio che non si possa affrontare una stagione intera lavorando sempre ed esclusivamente in modo analitico. La quarta regola è che dobbiamo essere bravi ad aggiungere gli aspetti sintetici e globali nei nostri allenamenti. Sintentico e globale non significa “dare una palla e far giocare”, ma:

  • Applicare gesti tecnici ad un fondamentale (es. il palleggio per alzare);
  • Collegare due o più fondamentali in una esercitazione (es. appoggio e alzo).

Le esercitazioni globali e sintetiche si possono applicare solo quando si padroneggia in maniera sufficiente la tecnica di base: proporre esercitazioni in cui si devono legare troppe situazioni senza successo è inutile e, anzi, controproducente (non si dimentichi mai che queste esercitazioni “abbattono” il numero di ripetizioni). Gli esercizi sintetici devono essere inizialmente molto semplici ed evolvere via via che il risultato migliora: naturalmente la quantità di lavoro sintetico aumenta al crescere dell’età e del livello di gioco.

Infine, la quinta regola è che non si può mai eliminare l’aspetto ludico dell’allenamento, nel senso che è impensabile, ad esempio, allenare una squadra tutti i giorni per tutto l’allenamento per un anno intero a coppie o contro la parete. Non è vero che i giovani non vogliono allenare la tecnica, piuttosto è vero che dobbiamo essere noi allenatori bravi a cercare esercitazioni tali da rendere l’allenamento nel complesso utile ma anche divertente (in questo rientra anche il nostro modo di fare, parlare, gestire le pause eccetera, ma questi temi sono al di fuori degli obiettivi di questo documento)!

Riguardo alla scelta degli esercizi specifici, non si pensi di dover “inventare chissà cosa”: stabiliti gli obiettivi e le progressioni didattiche, l’esercizio specifico “non ha una valenza così alta”, se è comunque strutturato in maniera accettabile e ragionata (punti precedenti).

#5 Tecniche di individuazione e correzione degli errori

Se stilare un allenamento è una componente determinante per la qualità del nostro lavoro, saperlo poi gestire è quello che in assoluto farà la differenza e determinerà la nostra qualità di allenatori di settore giovanile. In particolare, la capacità di individuare e correggere gli errori è la parte centrale del lavoro di un allenatore di settore giovanile.

Anzitutto, abituiamoci ad attribuire a noi stessi la responsabilità del miglioramento dei nostri atleti: da quello più alto a quello più basso, da quello più snello a quello più sovrappeso, da quello più sveglio a quello più lento, ogni nostro giocatore deve migliorare almeno un po’ e questo dipende anche da noi!

Una nota a margine: ovviamente molti concetti presentati sono un po’ “estremizzati” per rendere meglio le idee espresse. Nel corso del flusso di un settore giovanile è assolutamente normale che “qualcuno si perda”, che “qualcuno fatichi a migliorare” o semplicemente che qualcuno abbia dei tempi di apprendimento tali da non permettere di apprezzare miglioramenti nel tempo di una stagione singola. Questo non deve essere vissuto come un dramma nella valutazione finale della propria stagione! Personalmente, però, credo che durante la stagione attribuirci sempre grosse responsabilità ci aiuti a “non dermordere” e cercare ogni giorno nuove strade e soluzioni per i nostri atleti.

Ricordiamoci prima di tutto che fare l’allenatore di settore giovanile è ogni giorno molto faticoso dal punto di vista mentale: se finiamo una seduta riposati come quando l’abbiamo iniziata, probabilmente il nostro lavoro è stato di qualità troppo bassa. Cosa intendo per “faticoso dal punto di vista mentale”? Semplificando:

  • Dobbiamo essere sempre concentrati sull’esecuzione delle esercitazioni tecniche che proponiamo, sia per individuare errori di esecuzione, sia per stabilire se lo sviluppo delle progressioni definite sta procedendo bene o male.
  • Dobbiamo essere bravi a ridurre la nostra impulsività e trovare sempre la strategia migliore per fornire una correzione (tempistica, frequenza, tono della voce, tipologia di feedback, controllo del corpo…).
  • Dobbiamo essere in grado di modificare al volo il nostro piano di allenamento se la realtà non sta andando come avevamo preventivato (mentre spesso la tentazione – normale – è quella di “dare la colpa alla realtà che non è come dovrebbe essere!!!”).
  • Nelle 2 ore in palestra non possiamo prenderci pause mentali troppo lunghe! Ogni ripetizione di ogni esercizio deve essere controllata e ogni errore deve essere individuato e corretto nella maniera più opportuna: se con gli adulti qualcosa si può “lasciar correre”, questo spesso non è vero con le squadre giovanili!

Per poter essere bravi a individuare un errore, è fondamentale avere bene in mente:

  • Il modello tecnico desiderato e i punti chiave definiti;
  • Eventuali blocchi fisici che impediscono fisicamente di svolgere quanto previsto (e come invece è possibile adattare il modello tecnico o correggere il problema fisico).

Di seguito alcuni principi che ritengo importanti:

  • Il gusto di correggere deve essere il vero motore di un allenatore di settore giovanile: se l’atteggiamento che abbiamo è “Che *****! Non riescono a fare le cose che ordino!”, probabilmente stiamo allenando al livello sbagliato (e non solo)!.
  • Lo stile di correzione deve mantenersi il più possibile uno stile positivo e di incoraggiamento, ovvero deve essere maggiore il numero di volte in cui evidenziamo un aspetto positivo (“Bene, questa l’hai fatta bene perché hai tenuto le braccia stese come avevamo detto, continua così!”) rispetto a quelle in cui evidenziamo un aspetto negativo (“Hai le braccia piegate!”). Anche in questo secondo caso, inoltre, possiamo lanciare un messaggio positivo anziché negativo (“Prova a stendere di più le braccia”, anziché “Hai le braccia piegate”: sebbene il contenuto informativo sia il medesimo, il destinatario lo percepisce in modo estremamente differente!). Il feedback negativo può avere valenza molto forte per rapporti sporadici (ad esempio in una selezione o in certi periodi della stagione), ma se ripetuto troppo spesso nel tempo può generare sfiducia e frustrazione. Ricordiamoci che il nostro compito è aiutare i nostri atleti, non criticarli!
  • Le correzioni vengono fornite principalmente in due modalità: individuali e collettive. Quando un errore è diffuso e/o riguarda i punti chiave del gesto tecnico, su cui l’allenatore ha preventivamente informato tutta la squadra, la correzione è di tipo collettivo: la squadra si riunisce e l’allenatore illustra cosa migliorare a tutti i giocatori. Se l’errore riguarda invece aspetti non discussi con tutta la squadra, o specifici di un singolo giocatore, la correzione deve essere data in maniera individuale, mentre gli altri giocatori continuano ad allenarsi.
  • Se non si dispone di assistenti in palestra, abituarsi anche a correggere ogni tanto il giocatore più lontano dall’allenatore, in modo che si generi l’effetto di “sorveglianza su tutto il campo”. Se si dispone di uno o più assistenti, è fondamentale condividere obiettivi e modelli prima degli allenamenti e mantenersi, durante le esercitazioni, sempre abbastanza lontani, per poter controllare il maggior numero di esercitazioni (il primo allenatore si sposta, il secondo di conseguenza); quando necessario, o durante le pause e al termine della seduta, si confrontano impressioni e risultati.
  • Ricordarsi di non punire giocatori per errori tecnici su abilità non consolidate: le punizioni devono riguardare esclusivamente distrazioni o motivi disciplinari. Personalmente, inoltre, ritengo che l’allenatore debba concentrarsi maggiormente sul lato tecnico piuttosto che “cercare i distratti” a cui dare punizioni.
  • Sebbene l’obiettivo finale di un gesto tecnico sia produrre efficienza, non concentrarsi esclusivamente sull’esito (palla precisa o meno), ma avere sempre una visione più ampia su tutta l’esecuzione, che deve essere corretta e ottimale.
  • Ricordare sempre che un esercizio deve rispettare le progressioni e il numero di esecuzioni perfette si deve mantenere intorno al 50-60%: se il valore è inferiore, bisogna semplificarlo; se è superiore, è possibile procedere con esercitazioni più complesse (o rendere l’obiettivo più difficile). Per le esercitazioni sintetiche, una ripetizione è corretta quando i gesti intermedi sono svolti in maniera sufficiente da permettere di concludere l’azione prevista (due tocchi, tre tocchi, azioni complete ecc.) con successo.
  • Per correggere un errore, è importante avere un punto di vista ampio, perché spesso la causa di un errore non è legata all’ultima parte di esecuzione. Ad esempio, un errore classico dell’attacco è “la palla dietro la testa”: spesso la causa non è un problema di spostamento, ma di partenza anticipata (da cui l’impossibilità di valutare la traiettoria in modo corretto). Questa capacità migliora con l’esperienza e affiancando altri allenatori.
  • Un aspetto su cui dobbiamo allenarci e sforzarci sempre è gestire il nostro sguardo, che per natura è portato a seguire sempre e solo la palla (come per i giocatori!). Lo sguardo dell’allenatore deve invece essere più ampio e riuscire a valutare il rapporto del corpo del giocatore rispetto alla palla (ad esempio per correggere il tempo d’attacco, lo spostamento di un ricevitore verso l’attacco, la ricerca della palla di un alzatore, lo spostamento del muro e così via). Per questo motivo dobbiamo sempre sapere cosa vogliamo cercare e osservare di conseguenza.
  • E’ sempre importante chiarire gli obiettivi ai giocatori (“Oggi ci alleniamo sul palleggio d’alzata e vogliamo porre molta attenzione a…”), sia per maggiore chiarezza, sia per poter richiamare velocemente l’attenzione tramite parole chiave o domande (“Vi ricordate quale obiettivo ci siamo dati oggi?”). Ovviamente, prima di tutto dobbiamo essere bravi a definire questi obiettivi! Nel presentarli alla squadra, ricordiamo per quanto possibile di evidenziare come questi possano migliorare il nostro gioco (“Ci aiuterà a gestire bene le situazioni in cui…”) piuttosto che l’alternativa negativa (“Perché altrimenti perdiamo più partite”).
  • Se il numero di atleti è alto, sfruttare le grandi potenzialità del lavoro a stazioni: le stazioni possono essere organizzate per allenare tematiche differenti (una stazione di palleggio, una di bagher ecc…), per lavorare a livelli differenti di una progressione (atleti più “avanti” e più “indietro”) o per lavorare su differenti errori comuni (una stazione per il braccio disteso, una per la rincorsa ecc.). Se si studia la propria squadra a dovere, il lavoro a stazioni consente una grande ottimizzazione del lavoro.
  • Ricordare sempre che ogni giocatore è diverso e ha dei tempi di apprendimento differenti: le progressioni non sempre si riescono a percorrere in maniera uguale per tutta la squadra (e questa è una grande difficoltà in fase di scelta dell’evoluzione della squadra). Si possono utilizzare strategemmi differenti (lavoro differenziato prima o dopo allenamento, rete obliqua per far schiacciare tutti, allenamenti con i gruppi più grandi o piccoli per alcuni giocatori, coppie miste, coppie omogenee…).
  • Nelle primissime fasi di apprendimento tecnico, è necessario prevedere esercitazioni ad alto controllo, senza la pretesa di un numero esagerato di ripetizioni, ma con l’obiettivo che ogni giocatore possa essere controllato in quasi tutte le proprie esecuzioni, fino ad arrivare ad una esecuzione “accettabile”: da quel punto in poi si potrà procedere con l’incremento del numero di ripetizioni e le correzioni “a giro”. Nelle esercitazioni ad alto controllo, fornire obiettivi di esecuzione estremamente analitici su cui focalizzare l’attenzione (ad esempio: “presa del bagher solida anche dopo il colpo”, “braccia distese prima del colpo in bagher” e così via).
  • Non dimentichiamo mai che gran parte dell’esito della correzione verbale dipende non solo dal contenuto informativo (le parole che diciamo), ma anche dalla parte paraverbale (tono della voce, ritmo…) e da quella non verbale (postura, gesti…): il modo in cui forniamo una correzione è importante tanto quanto la correzione stessa, non dobbiamo mai far trasparire frustrazione, scoraggiamento e così via, ma sempre fiducia e ottimismo.
  • Quando possibile, nelle fasi più avanzate di correzione, utilizzare il video per far vedere ai giocatori le proprie esecuzioni, ma soprattutto esecuzioni corrette di altri compagni o di giocatori più evoluti. Questo lavoro va fatto, ovviamente, senza ridurre sensibilmente il tempo di allenamento (oppure prima dello stesso).
  • Affrontiamo ogni problematica come una sfida per migliorarci e crescere: se un metodo non funziona, cerchiamo strade diverse, confrontiamoci, parliamone e continuiamo a lavorare con il massimo entusiasmo. La cosa peggiore che possiamo fare è lasciar passare una qualsiasi nostra preoccupazione agli occhi di un giovane atleta: questo è il modo migliore per abbatterlo e perderlo.
  • Cerchiamo di essere bravi a non prendere le situazioni disciplinari in modo personale o troppo di petto: il nostro obiettivo è quello di tenere tutta la squadra unita e farla migliorare il più possibile. Non sempre si riesce a non perdere nessun giocatore durante una stagione (anzi, è normale che qualche abbandono capiti), ma il nostro obiettivo, specialmente nella pallavolo maschile, deve essere anche quello di non disperdere numeri.

Nota conclusiva

In questo documento non ho parlato – volutamente – di sviluppo tattico. Questo principalmente perché essere “schiavi della tattica” (soprattutto di squadra) troppo presto porta, a mio avviso, a trascurare ciò che invece farà la differenza nella carriera di ogni giocatore, dalla terza divisione alla serie A: la padronanza della tecnica! L’aspetto agonistico è sicuramente importante e determinante (vincere porta stimoli per lavorare ancora di più e meglio), ma non può essere il nostro unico obiettivo: il compito della società sarà determinare il miglior campionato (anche più di uno) per il nostro livello di qualificazione, il nostro come allenatori sarà quello sia di provare a mantenere alto il morale ma anche e soprattutto quello di costruire i giocatori del futuro…la pallavolo passa anche dalle nostre mani!

Infine, un’ultima considerazione: per quanto ci sforziamo di studiare, la realtà ci farà sempre qualche scherzo, essendo così diversa dalla teoria…cerchiamo di lottare contro l’istinto di chiuderci e cerchiamo invece qualche soluzione anche “fuori dal nostro orticello”, confrontandoci e discutendo con i nostri colleghi. Cerchiamo sempre di approfondire le nostre conoscenze e imparare qualcosa di nuovo, ricordandoci che chiunque ci stia intorno (allenatori più esperti, ma anche allenatori meno esperti o giocatori) può contribuire in tal senso. Non pensiate che sia “un ulteriore lavoro non pagato”: per farlo è sufficiente uscire per una pizza in compagnia!

Il lavoro degli allenatori di settore giovanile è probabilmente uno dei più complessi e difficili che esista al mondo, soprattutto in questo periodo storico così denso di aspettative e scarno di risorse: credo però che sia anche uno dei pochi a regalare soddisfazioni umane così importanti e durature.

Buon lavoro a tutti!

Andrea Asta
Responsabile Selezione Provinciale Maschile Bologna

2 commenti su “Spunti: metodologia di allenamento con le giovanili maschili”

  1. Un documento ben redatto,chiarissimo e prezioso! L’aspetto che mi sento di sottoscrivere,pur allenando nel settore femminile,è il concetto di fatica e massima concentrazione che ogni allenatore deve mettere in conto in ogni seduta di allenamento! “I sogni costano fatica” come ci suggerisce il nostro c.t. Berruto nella homepage page del suo sito,e perché si realizzi il nostro sogno di vedere nascere e crescere un giocatore/trice di pallavolo,capace di utilizzare al meglio i gesti tecnici e armoniosamente inserito/a in un gruppo-squadra,il nostro lavoro deve essere duro,”maniacale” e costantemente teso alla cura di ogni minimo dettaglio.

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