La Ricezione #02: Ricettori, competenze, assistenze, conflitti

In questo secondo articolo parleremo del numero di giocatori impegnati nella ricezione, senza entrare comunque nel merito degli schemi di gioco per la fase cambio palla. In seguito si prenderà in esame l’esempio di 3 giocatori in ricezione e si studieranno i problemi dell’assegnazione delle zone di competenza e della gestione delle zone di conflitto.

Indipendentemente dagli schemi di ricezione (o, più nello specifico, da chi sono effettivamente i giocatori impegnati nella ricezione), possiamo parlare del numero di giocatori impegnati in questa situazione di gioco: in generale, escludendo un giocatore che sarà addetto al secondo tocco (l’alzatore), sarà possibile designare fino a 5 giocatori. Classifichiamo quindi la scelta in:

  • Ricezione a 4 o 5 giocatori: utilizzata specialmente con squadre molto giovani o di livello molto basso;
  • Ricezione a 3 giocatori: utilizzata fino all’altissimo livello femminile e ad altissimo livello maschile su servizi in salto (solitamente);
  • Ricezione a 2 giocatori: utilizzata ad alto livello maschile per ricezioni di servizi flottanti.

Come in molti altri aspetti del nostro sport, non esiste una scelta corretta a priori. Ogni sistema ha i propri pregi ed i propri difetti e la scelta deve essere calibrata, banalmente, sui giocatori di cui si dispone.

Riducendo il numero di giocatori:

  • La manovra offensiva risulta semplificata, poiché alcuni giocatori potranno prepararsi con largo anticipo ad attaccare;
  • Ci sono più zone potenzialmente vulnerabili, pertanto si  rendono necessari meccanismi di assistenza (di cui si parlerà più avanti);
  • Ad ogni ricevitore è assegnata una porzione maggiore di campo, il che richiede doti tecniche superiori.

D’altro canto, aumentando il numero di ricevitori:

  • La manovra offensiva risulta più complicata, poiché ogni giocatore, prima di attaccare, deve occuparsi della ricezione;
  • Ad ogni ricevitore è assegnata una porzione di campo teoricamente più piccola;
  • Aumentano le zone di conflitto (di cui si parlerà più avanti).

Definiamo zona di competenza di un ricevitore la porzione di campo su cui egli ha il compito specifico di intervenire in ricezione. Di norma, le zone di competenza hanno la stessa dimensione per ogni ricevitore. Infatti, escludendo completamente dalla ricezione i giocatori meno capaci, abbiamo così un sistema equilibrato, che copre in maniera omogenea tutto il campo. Chiaramente, nulla vieta di assegnare a giocatori più bravi porzioni di campo maggiori.

Definiamo invece zona di conflitto la porzione di campo situata ai limiti di due zone di competenza. In altre parole, è lo spazio che si trova in mezzo a due ricevitori. Il problema è molto intuitivo: è infatti facile che si creino malintesi su chi dovrà intervenire (ricordiamo che il tempo a disposizione è sempre molto ridotto). Chiaramente, più aumentano i ricevitori, più aumentano le zone di conflitto. Oltre a ridurre il numero di ricevitori, è possibile apportare manovre correttive al problema, come ad esempio l’assegnazione di priorità di intervento sui palloni in mezzo a due giocatori.

Analizziamo ora i casi principali riguardanti il numero di giocatori in ricezione, scoprendone pregi e difetti.

Ricezione a 5 Ricezione a 5 giocatori
In questo caso ciascun giocatore ha competenze su porzioni di campo molto limitate, pertanto questa soluzione è particolarmente adatta per squadre giovani, lente o comunque tecnicamente indietro.
Di contro, le zone di conflitto sono molte (cinque almeno), pertanto è facile fare confusione. Inoltre, tutti i giocatori, ad eccezione dell’alzatore, sono impegnati in ricezione.
Ricezione a 4 Ricezione a 4 giocatori
La situazione è simile a quella con 5 giocatori, ma si elimina un giocatore dalla ricezione. In questo modo le zone di conflitto rimangono 4 (comunque molte) e c’è un giocatore, oltre all’alzatore, non impegnato in fase di ricezione.
Ricezione a 3 Ricezione a 3 giocatori
In questo caso ciacun ricevitore ha competenza di base su strisce di larghezza tre metri, ma è logico pensare che ci saranno assistenze su palle particolarmente corte. Ci sono due giocatori, oltre all’alzatore, che possono occuparsi solo dell’attacco (ad esempio, il centrale in prima linea e l’opposto).
Questa soluzione è quella più adottata in senso assoluto. In particolare, al giorno d’oggi, le squadre maschili di alto livello ricevono in tre su servizi in salto a rotazione, mentre le squadre femminili su quasi tutti i servizi.
Ricezione a 2 Ricezione a 2 giocatori
Questa soluzione prevede di avere due soli giocatori (tipicamente, di seconda linea) impegnati nella ricezione. Gli altri assistono su servizi molto insidiosi e si concentrano sull’attacco. Sono richieste ottime doti fisiche (velocità di spostamento e capacità di anticipo) e tecniche. E’ usata nell’alto livello maschile per le ricezioni di battute flottanti.

E’ importante fare una precisazione: gli schemi sopra illustrati sono del tutto generici e la disposizione dei giocatori in campo è del tutto arbitraria. Si prenda ad esempio la ricezione a 4 giocatori: nell’immagine mostrata, ci sono due giocatori sulle palle lunghe e due sulle palle corte. Nulla vieta, però, si spostare 3 giocatori sulle palle lunghe e solo uno su quelle corte (falli di posizione permettendo, si intende).

Da ora in avanti, si converrà di parlare sempre di ricezione a 3 giocatori. Questo è giustificato dal fatto che questa è la soluzione più adottata. Inoltre, gli schemi a 4-5 ricevitori sono molto semplici ed adottati con squadre molto giovani (per le quali i discorsi più “tecnici” che affronteremo perdono di significato), mentre per gli schemi a 2 giocatori è immediato trasporre i discorsi che seguiranno.

Gestione dei conflitti

Come già detto, definiamo zona di conflitto una qualsiasi porzione di campo ai limiti tra due zone di competenza. In generale, è possibile sistematizzare la gestione della zona di conflitto, stabilendo, caso per caso, quale dei due ricevitori dovrà ricevere il pallone in mezzo. Quindi, ogni ricevitore avrà competenze su:

  • Propria zona di competenza
  • Eventuali zone di conflitto assegnategli

Andremo adesso a mostrare alcune possibilità per l’assegnazione dei conflitti. Possiamo catalogare le assegnazioni in tre gruppi:

  • Assegnazioni per campo: la zona di conflitto è gestita in base alla porzione di campo in cui è ubicata, indipendentemente da chi si trovi a ricevere;
  • Assegnazioni per ruolo: la zona di conflitto è gestita dal giocatore che ricopre un determinato ruolo;
  • Assegnazioni individuali: si stabilisce, caso per caso o in generale, una scala di priorità personali.

L’assegnazione per campo prevede di assegnare la gestione della zona di conflitto indipendentemente dai giocatori che si trovano nelle vicinanze. Si può far dipendere l’assegnazione dal tipo di battuta o meno. Di seguito sono illustrati due esempi di gestione delle zone di conflitto:

  • Priorità a sinistra: ogni giocatore ha priorità sulla zona di conflitto alla propria sinistra. Questa assegnazione ha lo scopo di “scaricare” dai conflitti lo schiacciatore di prima linea, che di solito riceve in zona 5 e poi va ad attaccare.  Chiaramente, il giocatore che riceve in zona 1 dovrà gestire porzioni di campo maggiori e questo potrebbe diventare un problema con servizio che parte esattamente di fronte a lui (fuori dalla zona 5 avversaria).
  • Priorità al lontano: la zona di conflitto è assegnata al giocatore, dei due interessati, che è più lontano dalla posizione di partenza del servizio. Questo è utile ai fini delle tempistiche, poiché, di norma, il giocatore più lontano ha più tempo per valutare la traiettoria ed intervenire (tralasciamo, per ora, il discorso sul servizio corto). Con questo sistema non si può scaricare a priori lo schiacciatore di prima linea sceso a ricevere, però si facilita la ricezione al giocatore posto esattamente di fronte al battitore (che è ovviamente il più vicino e, di conseguenza, non avrà zone di conflitto da gestire).

La regola della priorità a sinistra è indubbiamente più facile da memorizzare ed applicare, poiché non necessita di analizzare la posizione di partenza del servizio avversario. Con la priorità al lontano, invece, è necessario “ricalcolare” di volta in volta (non che sia un processo laborioso, per carità) la mappa di intervento.

Di seguito è mostrata una serie di esempi di assegnazione delle zone di conflitto con i due metodi illustrati, con riferimento a servizi che partono dalle zone 1, 6 e 5.

Priorità a sinistra
Priorità al lontano
Priorità a sinistra, battuta da 1 Priorità al lontano, battuta da 1
Priorità a sinistra, battuta da 6 Priorità al lontano, battuta da 6
Priorità a sinistra, battuta da 5 Priorità al lontano, battuta da 5

L’assegnazione per campo è molto comoda in alcune situazioni, ma non sempre applicabile, poiché parte dal presupposto che tutti i ricevitori siano della stessa qualità e quindi, potenzialmente, siano tutti in grado di gestire una zona di conflitto in più o in meno. Quando questa situazione non si verifica, si ricorre a due assegnazioni più funzionali, che sono quella per ruolo o quella individuale.

Nell’assegnazione per ruolo si stabilisce una scala di priorità per ruolo, differenziando, in generale, il libero, lo schiacciatore in prima linea e quello in seconda linea (più eventuali altri). Ad esempio, si potrebbe stabilire una scala del tipo:

  1. Libero
  2. Schiacciatore in seconda linea
  3. Schiacciatore in prima linea

In questo caso, si ha, ad esempio, che una zona di conflitto tra libero e schiacciatore in seconda linea viene gestita dal primo. Con una scala del genere si scarica a priori dalla gestione dei conflitti lo schiacciatore di prima linea, che potrà così concentrarsi sull’attacco. Chiaramente si potrebbero creare situazioni difficili: si supponga ad esempio di ricevere con i due schiacciatori ed il libero e di trovarsi in rotazione P1 (supponendo di avere formazione disposta con P-S-C). In questo caso il libero riceve al centro del campo e, per la scala adottata, dovrà gestire entrambe le zone di conflitto. Questa potrebbe (a seconda delle qualità tecniche del giocatore interessato) essere una falla nel sistema, specie con servizi molto tesi che partono dalla zona 6 avversaria.

L’assegnazione individuale è del tutto analoga, solo che in questo caso la scala di priorità contiene esattamente i nomi dei singoli giocatori, in ordine di intervento. Le considerazioni sono analoghe a quanto detto per l’assegnazione per ruolo.

Assegnazione competenze e conflitti

Una volta stabiliti i propri criteri per la gestione dei conflitti e stabilite le competenze individuali sulle varie porzioni di campo, è possibile costruirsi degli specchietti riassuntivi, suddivisi per:

  • Rotazione (in quanto influisce sulla posizione di ricezione)
  • Tipo di servizio (in quanto può influire sul numero di ricevitori)
  • Posizione di partenza del servizio (in quanto può influire sulla gestione dei conflitti)

Questo resoconto può avere utilità in fase di programmazione di esercizi ed allenamenti, ma è in realtà una vera finezza, di cui spesso si può fare a meno.

Esempio 1 [ESEMPIO #1] Zone di conflitto con competenze standard
In questo esempio è mostrata la gstione del campo per un servizio flottanteche. La scritta “Serve” indica la posizione di partenza del servizio (è stata utilizzata una suddivisione a tre fasce di campo, che sono più che sufficienti). I tre giocatori (eventualmente, alle scritte 5-6-1 si possono sostituire le indicazioni S2-S1-L) hanno competenze su fasce di eguale dimensione e i conflitti sono gestiti con la politica della priorità al giocatore lontano.
Esempio 2 [ESEMPIO #2] Priorità al libero e successiva gestione standard
In questo caso si stabilisce una politica complessa di gestione dei conflitti: anzitutto il Libero avrà priorità su tutte le zone di conflitto interessate, mentre conflitti successivi saranno gestiti con metodi differenti, come la priorità al lontano.
Esempio 3 [ESEMPIO #3] Priorità differenti per servizi differenti
In questo esempio al Libero è richiesto di gestire ogni conflitto su battuta flottante (ricordiamo che in P1 il Libero riceve al centro, accettate le ipotesi di cui sopra), mentre la politica adottata per servizi in salto a rotazione è quella della priorità a sinistra.
In questo esempio le posizioni di partenza sono raggruppate, poiché le competenze si suppongono fisse indipendentemente da questo parametro.
Esempio 5 [ESEMPIO #4] Competenze dilatate
In questo caso ad un particolare giocatore (il Libero) è assegnata di default competenza su una porzione di campo maggiore (in questo caso, quasi metà campo). Questo si tradurrà, normalmente, in posizioni di partenza differenti (compatibilmente ad eventuali falli di posizione) e sbilanciamento del sistema in partenza. Restano, ovviamente, da gestire le zone di conflitto, compresa quella ai limiti della porzione di campo maggiore: in questo caso, per evitare confusione, è auspicabile assegnare anche la zona di conflitto al giocatore con competenza maggiore.

Il problema delle assistenze

Ricevere con due o tre soli giocatori è una scelta più che accettabile e produttiva, se non fosse che la competenza di default è, di base, su una porzione di campo lunga 9 metri. Chiaramente, su particolari tipi di servizio (palloni tesi e corti, ad esempio) è molto difficile (e, perché no, scomodo) far spostare il giocatore in ricezione, se questi non riesce ad anticipare la lettura della traiettoria. Si può impostare allora un sistema di assistenza: i giocatori non impegnati in ricezione hanno comunque competenza sulla ricezione di piccole porzioni di campo, salvo che i ricevitori base non riescano ad intervenire. Un possibile politica potrebbe essere la seguente:

  • L’assistente ha il compito di chiamare la palla e ricevere;
  • Il ricevitore ha il compito di fare il possibile per riuscire a ricevere;
  • Se la palla cade, la colpa è dell’assistente, a patto che il ricevitore abbia comunque tentato il recupero;
  • Quando possibile, il ricevitore chiama la palla e riceve lui, poiché questo è il comportamento ottimizzato.

Possiamo definire alcune regole per la determinazione delle zone di assistenza, come:

  • In P1, il centrale assiste solo su palle dentro i tre metri e nei pressi del centro del campo;
  • In P6, il centrale assiste solo su palle dentro i tre metri davanti all’alzatore;
  • In P5, il centrale assiste solo su palle dentro i tre metri e nei pressi del centro del campo;
  • In P4, il centrale assiste solo su palle dentro i tre metri davanti all’alzatore;
  • In P3, il centrale assiste solo su palle dentro i tre metri e nei pressi del centro del campo;
  • In P2, il centrale assiste solo su palle dentro i tre metri davanti all’alzatore.

Al fine di chiarire meglio le idee ai giocatori, risulta comodo classificare i sei atleti in campo con un codice colori di questo tipo:

  • Ricevitore verde: giocatore impegnato in ricezione;
  • Ricevitore giallo: giocatore impegnato in un’assistenza su palle corte o forti addosso;
  • Ricevitore rosso: giocatore non impegnato in ricezione, interviene in caso di eccezione (come palla sul net).

I ricevitori verdi sono ufficialmente impegnati in ricezione: per prima cosa, quindi, dovranno verificare di dover intervenire o meno (secondo le regole sulle competenze e sui conflitti), dopodiché riceveranno (se necessario) e si prepareranno all’azione successiva (ad esempio, l’attacco). E’ molto importante che il ricevitore sia bravo a scindere i due momenti di ricezione e attacco, pur mantenendo nulli i tempi morti.

I ricevitori gialli, prima di prepararsi alla manovra offensiva, verificano di non dover fare assistenza. I ricevitori rossi, invece, si preparano subito alla manovra offensiva.

Una suddivisione classica:

  • Verdi: schiacciatori e libero;
  • Gialli: centrale di prima linea, in alcuni casi l’opposto;
  • Rossi: alzatore, in alcuni caso l’opposto.

Riassumendo, quindi, possiamo affermare che gli assistenti hanno competenze su porzioni di campo limitate e devono intervenire a patto che non sentano la chiamata di un ricevitore. Quest’ultimo, poiché è da considerare ottimizzato per la ricezione (sia come studio del modello tattico offensivo, che come capacità tecniche), dovrà fare il possibile per ricevere tutta la sua zona di competenza, facilitando così la manovra d’attacco di tutta la sua squadra.

Posizione di partenza dei ricevitori

Indipendentemente dal tipo di servizio, ci sono alcune norme di base solitamente utilizzate, da tenere per la posizione di partenza del servizio. La prima è la definizione di partenza base, che è circa sui 5-6 metri. A seconda del tipo di servizio, poi, si effettueranno adattamenti su questa posizione. Inoltre, ciascun giocatore effettua adattamenti personali in base alle tecniche che predilige (un ricevitore molto avvezzo alla ricezione in palleggio partirà più avanti di uno avvezzo al bagher).

Idealmente, deve essere possibile costruire una circonferenza centrata sul battitore e con i tre ricevitori facenti parte della stessa. In altre parole, il ricevitore più lontano dovrà essere leggermente più vicino a rete di quello più vicino. In questo modo, infatti, si adotta la politica per cuia traiettorie più lunghe corrispondono tempi di intervento maggiori. Questa regola, non valida in generale, è tanto più da utilizzare quanto più il servizio parte lontano dalla riga di fondo campo.

Infine, si dovrebbe cercare di ricevere con tutti i giocatori verdi allineati. In questo modo ciascun ricevitore vede il compagno e si evitano scontri (fisici) in fase di intervento. Ogni giocatore dovrà ricordare, ovviamente, quali sono le proprie competenze e quali conflitti dovrà gestire. Chiaramente, questa regola può sembrare in disaccordo con quelle precedenti, ma va comunque ricordato che queste norme sono delle semplici indicazioni per creare un sistema il più possibile equilibrato. Non è ovviamente possibile applicarle tutte alla perfezione contemporaneamente, ma si possono adottare buoni compromessi per ciascuna squadra.

Approfondimenti

Su questo tema non ci sono regole generali e ogni allenatore adotta le politiche che preferisce. Per alcune informazioni aggiuntive e per lo studio di casi pratici, rimando al sito del professor Dimichino, in particolare alle sue lezioni proprio sulla fase cambio palla.

Anche il secondo appuntamento è terminato. Nella terza puntata si parlerà diffusamente di ricezione di servizi flottanti, partendo dall’analisi tecnica del bagher d’appoggio e terminando con tutti i casi delle varianti su questo tipo di servizio e i rispettivi adattamenti tecnici.

16 commenti su “La Ricezione #02: Ricettori, competenze, assistenze, conflitti”

  1. E per le formazioni P-C-S? Possibile avere qualke consiglio su di loro? Credo sia una formazione valida per il basso livello, specie femminile, che permette l’attacco largo.

  2. Come esemplificazione pratica sarebbe interessante avere a disposizione i sistemi ricezione-attacco di squadre ad alto livello nazionali o di club. Cosi i giovani allenatori avranno un senso del reale e non solo teoria.

  3. Grazie.
    Nei sistemi di ricezione, specie femminili, c’è sempre un problema: a chit occa prendere la palla corta che cade sui 3-4 metri nel centro del campo?

  4. 3-4 metri non la considero proprio palla corta in ricezione, quindi ho sempre ritenuto che quella palla è dei ricettori. Premesso che sono un arduo sostenitore de: la ricezione è dei 3 (o 2) che ricevono, punto. (ovviamente a meno di casi proprio eclatanti dove un giocatore si ritrova la palla in faccia ad esempio). Per la palla corta che diciamo prende il cordino e cade subito li, beh chi ci arriva la prende. Probabilmente possiamo assegnare il compito al palleggiatore siccome dovrebbe essere quello più vicino a rete al momento dell’impatto.

  5. ciao qualcuno di voi ha le rotazioni in ricezione con l’opposto?sapete devo prendere il tesserino da 1°grado e il docente ce le ha chieste….per la 2°linea non ho problemi ma per la1°linea dell’opposto ne ho!!!
    ciao e grazie per l’aiuto!!!!!

  6. Di niente.
    Per la questione PCS guarda qui: http://www.andrea-asta.com/volleyworld/2009/03/21/organizzazione-del-gioco-2-fase-cambio-palla/
    Punto 5.1.2. : “Alcune rotazioni diventano più complesse da gestire, con il palleggiatore obbligato a penetrazioni di diversi metri (si guardi la P5 a titolo di esempio).L’opposto attacca per 2 volte obbligatoriamente da zona 4.” “n realtà è praticamente inutilizzato a qualsiasi livello, poiché non presenta, in conclusione, effettivi vantaggi rispetto alla soluzione” PSC.
    Proprio domenica ho giocato in un torneo dove mi hanno fatto usare la PCS, quindi anche per esperienza personale posso dire che la PSC presenta più vantaggi (non per niente a livelli alti la PCS non è per niente usata).

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