L’individuazione del talento in U14

TalentoDi recente sto assistendo ad alcuni allenamenti di un gruppo Under 14 maschile. Ho visto un paio di ragazzini veramente bravi. Tuttavia, siccome non ho alcun modello di confronto a livello nazionale (mentre per gli U16 “ho” il Trofeo delle Regioni e per l’U18 le Finali Nazionali di giugno), mi è venuto da pormi la seguente domanda: “Quali sono gli elementi che ci fanno individuare un talento?.

Badate, la domanda può apparire in fondo banale e con puri scopi di curiosità, ma è tutt’altro che così. Dobbiamo sempre tener presente che uno degli obiettivi fondamentali per un allenatore giovanile è favorire l’esplosione del talento. Detto in termini brutali, se ho tra le mani un potenziale giocatore di serie A, devo fare del mio meglio per farcelo arrivare. E se non ho i mezzi per farlo (mezzi tecnici, ma anche fisici, come l’assenza di un gruppo valido con cui farlo allenare per sufficiente tempo), credo sia importante creargli qualche possibilità con società più blasonate.

In Under 14, secondo me, c’è un problema da non trascurare, almeno a livello maschile: lo sviluppo dell’atleta è appena all’inizio. Sia dal punto di vista fisico, che da quello tecnico. Nella mia Bologna, infatti, è raro vedere in queste realtà giocatori con già alcuni anni di esperienza alle spalle. E’ invece più normale creare gruppi completamente nuovi. Fatta questa premessa, è facile arrivare al vero fulcro del mio problema: “Il ragazzino che io giudico bravo, è un talento o risulta semplicemente bravo perché nella sua squadra è il più bravo?“.

Di recente, ho letto una frase di Davide Mazzanti (vice allenatore di Lorenzo Micelli a Bergamo in A1F), in cui citava appunto la ricerca del talento, che mi ha colpito e ritengo sia da riportare:

[…] A livello giovanile il talento non è nascosto nel fare bene 8 cose su 10, ma nel riuscire a fare una volta su dieci una cosa eccezionale… Sarai tu, con l’allenamento, a trasformare il suo talento in rendimento: buon lavoro!

(Davide Mazzanti, vice allenatore Volley Bergamo A1F)

Partendo da questa affermazione, che ritengo più che condivisibile, vorrei lasciare i miei lettori con alcune domande, sperando che il caso in questione possa risultare di interesse ed aprire il dibattito sulla ricerca del talento:

  • In U14M, quanto è importante l’aspetto fisico?
    • Qual è l’altezza media di un gruppo U14M di alto livello?
    • Quali sono i fattori che ci possono aiutare in una previsione grezza della crescita dell’atleta (esempio: altezza dei genitori)?
  • In U14M, quanto è importante l’aspetto tecnico?
    • Quanto è importante il servizio dall’alto? E’ necessario il servizio in salto?
    • Quanto è importante l’attacco da zona 4/2? Meglio precisione o potenza?
    • Quanto è importante il bagher d’appoggio e ricezione?
    • Quanto è importante il muro?
    • Quanto è importante il palleggio d’alzata?
  • In U14M, quanto è importante l’aspetto psicologico?
  • In U14M, quanto è impostante l’aspetto tattico?
  • Quali sono i gesti tecnici “tipici” che il talento riesce ad eseguire correttamente una volta su dieci in maniera eccezionale?

In altre parole, qual è il giusto mix per riconoscere un talento?

2 commenti su “L’individuazione del talento in U14”

  1. Asta ha inserito un argomento che mi interessa…partecipo! Sono un sostenitore dei “vivai”, mi piace costruire qualcosa a “mio” modo, non prendere qualcosa altrove e poi adattarlo al “mio” modo. Se le idee poi sono diverse dal giocatore il rischio di restare insoddisfatti reciprocamente si alza notevolmente. Beh! Chi allena dovrebbe rendersi conto in modo naturale se c’è un talento oppure no…altrimenti cosa allena a fare? Diciamo che rientra nelle priorità “secondarie” dell’allenatore quelle di capire quali elementi nelle rosa possono “sbocciare” oppure quelli che diventeranno degli “onesti” bravi giocatori. Intanto se consideriamo un atleta U14 (siamo al primo stadio evolutivo per un atleta) vorrei che non ci si “limitasse” nella valutazione solo al “fisico” (intendo la statura). Sono atleti in crescita e “scartarli” solo per questa colpa mi sembra davvero poco costruttivo. Altri parametri da considerare…dobbiamo capire se è uno sport che lo appassiona, poi se è in grado di sostenere per lungo termine questa motivazione, infine quanto tempo impiega ad aquisire delle capacità tecniche rispetto al gruppo o ad altri giocatotri di precedenti esperienze che l’allenatore ha vissuto. Per partire per me può bastare…Aggiungerei che un atleta migliora anche se l’Allenatore è in grado di offrirgli stimoli e supporto adeguato. Impariamo che se abbiamo dei giocatori più forti in squadra li possiamo utilizzare come riferimenti per chi è più indietro (intanto li stiamo responsabilizzando, ora devono aiutare un compagno in difficoltà…più avanti segneranno il punto decisivo per la squadra!) e ai presunti “forti” offriamogli ogni tanto qualcosa di più difficile da fare, magari senza pretesa ma per iniziare a capire i suoi limiti.
    Ammetto che sono considerazioni che si scontrano con il concetto di selezione e relativa ricerca degli elementi migliori, ma la pallavolo è un gioco di squadra e oltre ai talenti (quando siamo fortunati ne abbiamo n°1 nella rosa) ci sono pure gli “onesti” giocatori che lo devono sostenere. Non abbandoniamoli…
    Finora, più che cercare il giocatore che racchiuda tanti talenti (il cosidetto “fuoriclasse”) preferisco ottenere il massimo dai pochi talenti che tutti i giocatori possiedono (i cosidetti “onesti”). E per la mia breve esperienza ho già visto che non è nemmeno semplice individuarle queste abilità (spesso anche i giocatori stessi non si rendono conto di avere dei “talenti”…poi, per fortuna, qualche allenatore se ne accorge…).
    Mi scuso con Andrea ma non condivido pienamente quella citazione sulle abilità del “fuoriclasse”…fare cose “straordinarie”? Spesso sono “eventi” rari nella pallavolo di oggi fatta di schemi e “numeri”…Per me il “talento” è il giocatore che ha delle capacità elevate (motivazione e tecnica) e che le riesce a “controllare” durante le fasi più “calde” della partita, prendendosi la responsabilità della palla che nessuno vorrebbe tirare (la paura di sbagliare…). Se trovo un giocatore con questo mix lo mando a fare un provino alla Zinella…

    Saluti
    Fog-Factor #18
    Allenatore 1G

  2. Beh però qui si sta parlando di talenti per cui sono d’accordo con Andrea e Mazzanti: il talento è colui che ti fa una cosa eccezionale su 10 (in U14).
    Molte volte si rischia di trascurare un talento per cercare di portare una squadra più che mediocre ad un livello accettabile. Di portare dei ragazzi a poter giocare in 1^ divisione quando invece se spostassimo la nostra attenzione sul talento potremmo farlo sbocciare.
    Ho già visto troppi allenatori che correggono allo sfinimento atlete mediocri e trascurano quella che “fa bene tutto” con la scusa che cmq lei è già superiore alle altre, giustificando i suoi errori e non correggendola. A mio avviso si rischia (ed in molti casi succede) di perdere l’atleta perchè alla lunga si annoia e per assurdo si sente poco considerata.
    Non interpretate le mie parole come “lasciamo perdere le giocatrici mediocri e concentriamoci sui talenti” perchè poi la squadra la si costruisce con i mediocri… però non dobbiamo assolutamente trascurare chi gioca bene, chi ci fa la differenza. Sarà lei che ci farà vincere le partite con l’aiuto della squadra.
    A mio avviso bisogna pretendere il massimo da queste atlete e far capire loro il potenziale che potranno esprimere, senza portarle “sul palmo di mano” rischiando di montare loro la testa ma responsabilizzandole sul gioco.

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