Archivio per Novembre 2008

Qualità della ripetizioneQualche settimana fa ho conosciuto un nuovo allenatore e ho avuto il piacere di scambiarci due chiacchiere. Tra i tanti temi affrontati, si è finiti con il parlare della scarsità di pallavolo maschile nella nostra città. Da lì siamo finiti a parlare più in generale della qualità dell’allenamento a livello giovanile. Mi ha esposto un pensiero veramente bello, da cui voglio partire per sviscerare la solita discussione con i lettori.

Secondo lui, che allena da molti anni, uno dei più grandi errori commessi dagli allenatori è che “hanno in testa l’idea che i ragazzi debbano esclusivamente fare delle ripetizioni“. Lo so bene, qualcuno avrà storto il naso. Però la sua sentenza era ben argomentata e non posso fare a meno di riportarla e condividerla. Il problema non è solo legato al numero di ripetizioni, ma alla loro qualità. Secondo lui, questo secondo parametro deve avere priorità assoluta in fase di apprendimento di un gesto tecnico. Del resto, ha senso far ripetere tantissime volte in pochissimo tempo un gesto tecnico, senza avere così il tempo di effettuare una correzione a 360° gradi, mirata e puntigliosa? Evidentemente no. Dobbiamo per forza dilazionare le ripetizioni in un tempo maggiore. Mi ha detto: “Vedo sempre tanti allenatori lanciare mille e mille palloni, convinti di allenare qualcosa. Ma facendo così tu alleni solo l’errore!“.

Il problema dell’allenamento dell’errore mi ha veramente dato da pensare. Quante volte tutti noi, in preda a questo strano principio delle ripetizioni elevate, trascuriamo qualcosa, accettando ripetizioni grossolanamente valide, ma non corrette? Il rischio è quello che un errore, seppur piccolo, diventi poi gesto automatizzato, con tutti i problemi che questo comporta. Sono andato a rileggere le lezioni dei corsi allenatori che ho frequentato e non ho mai trovato qualcuno che si soffermasse a parlare veramente della qualità della ripetizione.

Quali sono i parametri che rendono una ripetizione valida, in fase di apprendimento? Provo a citarne alcuni che condivido:

  • Possibilità di dare correzioni immediate ad ogni esecuzione
  • Semplicità e analiticità della ripetizione

Un esempio: se voglio insegnare a fare un palleggio di appoggio, probabilmente non ha molto senso iniziare a lanciare palloni, dall’altra parte del campo, a raffica, 2-3 palle per bambino e poi giro. In questo modo, infatti:

  • Se penso al ritmo, non posso correggere ogni gesto tecnico;
  • Il mio lancio arriva da lontano, può essere impreciso, aggiungendo alla tecnica di palleggio quella di spostamento;
  • Sono fisicamente lontano dai miei giocatori, per poter vedere tutti i piccoli aspetti tecnici con precisione e per poter dare tempestive correzioni (salvo urlare in continuazione da una parte all’altra della palestra).

Quale potrebbe allora essere un processo di insegnamento “corretto” in base al principio sopra enunciato? Provo a scrivere alcuni esercizi di base per il palleggio d’appoggio, post-propedeutici:

  • Palleggio contro al muro da seduti o inginocchiati, fermando la palla ogni volta o lanciandola prima contro al muro e poi facendo un palleggio (isoliamo il lavoro delle braccia);
  • Palleggio a coppie, uno lancia preciso e l’altro palleggia preciso, si ferma la palla ogni volta; eventualmente lavorare con palla trattenuta (sensibilizzazione dell’azione elastica delle mani);
  • Palleggio su lancio preciso dell’allenatore, che lancia dallo stesso campo del bambino, a distanza di pochi metri;

Cercando di concludere, credo che, in generale ma soprattutto in fase di apprendimento, si debba pensare molto alla qualità della ripetizione prevista nel nostro esercizio, cercando di limitare il numero di variabili presenti e rendendo possibile la correzione del maggior numero possibile di esecuzioni. Pensare solo alla quantità, infatti, può portare a fissare gesti tecnici non corretti che, alla lunga, potrebbero diventare automatismi, con grosse difficoltà per correzioni successive.

In questo secondo articolo parleremo del numero di giocatori impegnati nella ricezione, senza entrare comunque nel merito degli schemi di gioco per la fase cambio palla. In seguito si prenderà in esame l’esempio di 3 giocatori in ricezione e si studieranno i problemi dell’assegnazione delle zone di competenza e della gestione delle zone di conflitto.

Indipendentemente dagli schemi di ricezione (o, più nello specifico, da chi sono effettivamente i giocatori impegnati nella ricezione), possiamo parlare del numero di giocatori impegnati in questa situazione di gioco: in generale, escludendo un giocatore che sarà addetto al secondo tocco (l’alzatore), sarà possibile designare fino a 5 giocatori. Classifichiamo quindi la scelta in:

  • Ricezione a 4 o 5 giocatori: utilizzata specialmente con squadre molto giovani o di livello molto basso;
  • Ricezione a 3 giocatori: utilizzata fino all’altissimo livello femminile e ad altissimo livello maschile su servizi in salto (solitamente);
  • Ricezione a 2 giocatori: utilizzata ad alto livello maschile per ricezioni di servizi flottanti.

Come in molti altri aspetti del nostro sport, non esiste una scelta corretta a priori. Ogni sistema ha i propri pregi ed i propri difetti e la scelta deve essere calibrata, banalmente, sui giocatori di cui si dispone.

Riducendo il numero di giocatori:

  • La manovra offensiva risulta semplificata, poiché alcuni giocatori potranno prepararsi con largo anticipo ad attaccare;
  • Ci sono più zone potenzialmente vulnerabili, pertanto si  rendono necessari meccanismi di assistenza (di cui si parlerà più avanti);
  • Ad ogni ricevitore è assegnata una porzione maggiore di campo, il che richiede doti tecniche superiori.

D’altro canto, aumentando il numero di ricevitori:

  • La manovra offensiva risulta più complicata, poiché ogni giocatore, prima di attaccare, deve occuparsi della ricezione;
  • Ad ogni ricevitore è assegnata una porzione di campo teoricamente più piccola;
  • Aumentano le zone di conflitto (di cui si parlerà più avanti).

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TalentoDi recente sto assistendo ad alcuni allenamenti di un gruppo Under 14 maschile. Ho visto un paio di ragazzini veramente bravi. Tuttavia, siccome non ho alcun modello di confronto a livello nazionale (mentre per gli U16 “ho” il Trofeo delle Regioni e per l’U18 le Finali Nazionali di giugno), mi è venuto da pormi la seguente domanda: “Quali sono gli elementi che ci fanno individuare un talento?.

Badate, la domanda può apparire in fondo banale e con puri scopi di curiosità, ma è tutt’altro che così. Dobbiamo sempre tener presente che uno degli obiettivi fondamentali per un allenatore giovanile è favorire l’esplosione del talento. Detto in termini brutali, se ho tra le mani un potenziale giocatore di serie A, devo fare del mio meglio per farcelo arrivare. E se non ho i mezzi per farlo (mezzi tecnici, ma anche fisici, come l’assenza di un gruppo valido con cui farlo allenare per sufficiente tempo), credo sia importante creargli qualche possibilità con società più blasonate.

In Under 14, secondo me, c’è un problema da non trascurare, almeno a livello maschile: lo sviluppo dell’atleta è appena all’inizio. Sia dal punto di vista fisico, che da quello tecnico. Nella mia Bologna, infatti, è raro vedere in queste realtà giocatori con già alcuni anni di esperienza alle spalle. E’ invece più normale creare gruppi completamente nuovi. Fatta questa premessa, è facile arrivare al vero fulcro del mio problema: “Il ragazzino che io giudico bravo, è un talento o risulta semplicemente bravo perché nella sua squadra è il più bravo?“.

Di recente, ho letto una frase di Davide Mazzanti (vice allenatore di Lorenzo Micelli a Bergamo in A1F), in cui citava appunto la ricerca del talento, che mi ha colpito e ritengo sia da riportare:

[…] A livello giovanile il talento non è nascosto nel fare bene 8 cose su 10, ma nel riuscire a fare una volta su dieci una cosa eccezionale… Sarai tu, con l’allenamento, a trasformare il suo talento in rendimento: buon lavoro!

(Davide Mazzanti, vice allenatore Volley Bergamo A1F)

Partendo da questa affermazione, che ritengo più che condivisibile, vorrei lasciare i miei lettori con alcune domande, sperando che il caso in questione possa risultare di interesse ed aprire il dibattito sulla ricerca del talento:

  • In U14M, quanto è importante l’aspetto fisico?
    • Qual è l’altezza media di un gruppo U14M di alto livello?
    • Quali sono i fattori che ci possono aiutare in una previsione grezza della crescita dell’atleta (esempio: altezza dei genitori)?
  • In U14M, quanto è importante l’aspetto tecnico?
    • Quanto è importante il servizio dall’alto? E’ necessario il servizio in salto?
    • Quanto è importante l’attacco da zona 4/2? Meglio precisione o potenza?
    • Quanto è importante il bagher d’appoggio e ricezione?
    • Quanto è importante il muro?
    • Quanto è importante il palleggio d’alzata?
  • In U14M, quanto è importante l’aspetto psicologico?
  • In U14M, quanto è impostante l’aspetto tattico?
  • Quali sono i gesti tecnici “tipici” che il talento riesce ad eseguire correttamente una volta su dieci in maniera eccezionale?

In altre parole, qual è il giusto mix per riconoscere un talento?

Si apre con questo articolo una catena di documenti tecnici riguardanti il fondamentale della ricezione. In ogni parte sarà analizzato un diverso aspetto di questo fondamentlae. In particolare si parlerà di tecnica, tattica di squadra, scouting ed allenamento. Ogni documento sarà corredato da una serie di slides, che hanno scopo riassuntivo dello stesso. Gli articoli sono principalmente frutto di riassunti di corsi, documenti, discussioni con altri allenatori, esperienza personale. Con il tempo, grazie anche ai pareri che riceverò, provvederò a modificarne alcune parti.

La ricezione è il fondamentale che risponde al servizio avversario. Proprio per questo motivo, la denominazione completa è “ricezione del servizio“. Nello studio della ricezione, non possiamo quindi prescindere da quello del servizio avversario, poiché il bagaglio di gesti tecnici interessati varia notevolmente a seconda del tipo di servizio. In particolare, dobbiamo analizzare:

  • Tecnica di servizio utilizzata
  • Posizione di partenza del servizio
  • Tratti tattici caratteristici del battitore

Il tipo di servizio è molto influente, sia dal punto di vista tattico, che, soprattutto, da quello tecnico. In generale, dobbiamo tenere conto dei 3 servizi più diffusi attualmente:

  • Servizio flottante (e sue varianti)
  • Servizio in salto a rotazione
  • Servizio dal basso (solo livelli bassi)

Creiamo allora tre sotto - fondamentali, che in generale vanno analizzati disgiuntamente:

  • Ricezione di servizio flottante
  • Ricezione di servizio in salto a rotazione
  • Ricezione di servizio dal basso

La posizione di partenza del servizio influenza principalmente le posizioni di partenza dei ricevitori e alcune valutazioni sugli interventi tecnici da adottare. Abbiamo due classificazioni importanti, da questo punto di vista:

  • Posizione di partenza in profondità
    • Servizio da vicino alla linea
    • Servizio da lontano
  • Lateralità del servizio
    • Servizio da zona 1
    • Servizio da zona 6
    • Servizio da zona 5

I tratti caratteristici del battitore possono avere conseguenze tattiche o mentali: ad esempio, specie al crescere del livello, è possibile analizzare le direzioni preferite da ogni battitore e utilizzare queste informazioni per anticipare la lettura della traiettoria.

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