Archivio per Febbraio 2008

Una domanda che mi frulla in mente da ormai molto tempo è il motivo per cui non si parli mai dell’Opposto. O meglio, se ne parla sempre come: “quello che fa lo schiacciatore da zona 2″, oppure, “quello che non sa ricevere, ma è coordinato e tira forte”. Eppure, mentre sugli altri ruoli offensivi riusciamo il più delle volte a descrivere dei modelli tecnici validi e accettati da tutti, sul ruolo dell’opposto mi sembra che le conoscenze siano tutt’ora vaghe.In particolare, ci sono alcune domande che ritengo interessanti:

  • Qual è il modello fisico di un opposto?
    • Quanto incide l’altezza nella scelta?
    • Quanto incide l’elevazione?
    • Quanto incide la coordinazione?
    • Quanto incide la potenza d’attacco?
  • Qual è il modello tecnico di un opposto?
    • Quali sono i fondamentali in cui è necessario sia preparato? (questa, forse, è la domanda con risposta più facile, visto che la si deduce dal gioco)
    • Quanto incide la capacità di attacco da seconda linea nella scelta?
    • Quanto incide la capacità di difesa nella scelta?
    • Quanto incide la capacità di appoggio?
    • Quanto incide la capacità di muro?
    • Da dove parte la rincorsa? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Qual è la traiettoria di rincorsa e il conseguente angolo di entrata rispetto alla rete? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Qual è l’angolo di caricamento delle gambe? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Come viene caricato il braccio? Come varia il tutto tra prima e seconda linea?
    • Qual è il tempo di attacco?
  • Come si individua un opposto?
    • Quali sono le attitudini fisiche da tenere presenti nella scelta di un giovane?
    • Quando è il momento di inserire questa specializzazione?
    • Fino a che punto va portata avanti?
    • Quali sono le attitudini tecniche che inducono la scelta?
  • Come si costruisce un opposto?
    • Come si insegna l’attacco da posto 2?
    • Si mantiene l’attacco da posto 4?
    • Come si insegna l’attacco da posto 1?
    • Come si insegnano gli spostamenti di gioco di un opposto?
    • Come si insegnano i diversi colpi d’attacco?
  • Come si allena un opposto?
    • Come si modula il lavoro fisico e in che direzione?
    • Come si allena l’attacco?
      • Si allena l’attacco da Zona 4?
      • Come si allena l’attacco da Zona 2?
      • Come e quanto si allena l’attacco da Zona 1?
      • Si allenano altre combinazioni?
      • Quali sono i colpi utili e come si allenano?
    • In che percentuale l’allenamento dell’opposto assomiglia a quella dello schiacciatore?
      • In che percentuale è possibile allenarli insieme ed in che modo?
    • In che percentuale l’allenamento dell’opposto assomiglia a quella del centrale?
      • In che percentuale è possibile allenarli insieme ed in che modo?

Provate a leggere questa lista di domande e soffermatevi a pensare su quali veramente siamo in grado di rispondere con precisione. In particolare, vorrei che l’attenzione fosse posta sulle domande che ho segnato in corsivo. Fatemi sapere la vostra, anche in privato, poi dirò la mia.

Spesso gli allenatori trascurano un aspetto della strategia di gara, che invece ritengo molto importante e, spesso, molto determinante nell’esito di una gara. Parlo della strategia di gara in battuta. Fondamentalmente, dobbiamo distinguere due casi di strategia di gara:

  • Strategia individuale
  • Strategia collettiva

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Si considera spesso il metodo globale la pancea di tutti i mali. Normalmente, si schematizzano gli effetti dei diversi tipi di allenamento in questo modo:

  • ANALITICO: Correttezza tecnica in situazione standardizzata
  • SINTETICO: Correttezza tecnica in situazioni di media variabilità
  • GLOBALE: Applicazione delle tecniche apprese in gioco

A questi si affiancano direttamente alcuni esempi:

  • Una squadra che salta l’analitico, giochicchia a casaccio e può vincere solo contro squadre tecnicamente mediocri come lei
  • Una squadra che salta il sintetico, fa bene i gesti tecnici a secco, giochicchia, ma in gioco non riesce ad applicare le tecniche apprese con l’analitico
  • Una squadra che salta il globale, ha ottimi giocatori da laboratorio, ma che non riescono ad applicare le tecniche apprese alle miriadi di situazioni differenti che si presentano in gioco
Tipologie Allenamento

Sussiste, a mio avviso, un secondo problema, da non sottovalutare: il problema della continuità. Mentre tutti parlano e riparlano del problema delle ripetizioni, che è il vero motivo d’essere dell’esercitazione sintetica, nessuno pone mai l’accento su questo aspetto.

Globale Efficace

Con il termine continuità si intende la caratteristica per cui la palla è in gioco per una quantità di tempo “sufficiente”, compatibile con il livello da allenare, ed è condizione necessaria affinché sia possibile garantire un allenamento tecnico insito all’allenamento globale.

Ora, prendiamo una squadra U14, maschile o femminile, con poca esperienza alle spalle. Diamo loro una palla e diciamo di giocare. Prima battuta a rete. Seconda battuta, ace. Terza battuta, ace. Finalmente si riceve, l’alzatore alza impreciso, attacco a rete. E’ chiaro a tutti, spero, che questo è profondamente disallenante. Badate che non ho detto “non allenante”, ho proprio utilizzato il termine disallenante. Perché allenarsi male non porta solo ad un mancato miglioramento, quanto addirittura ad un peggioramento.

Ritengo sia importante modulare le tipologie di esercitazioni anche e soprattutto in base al livello a cui si lavora. Ma non solo. E’ necessario che il globale non sia visto come “gioco libero”, ma come “esercitazione 6 contro 6“: invece di fare azioni complete, si può pensare di far partire il gioco da un appoggio su battuta facile da sotto dell’allenatore, oppure partire con un attacco su lancio dell’allenatore, da un’alzata e così via. E’ necessario creare i presupposti per creare delle azioni che siano veramente allenanti per il nostro gruppo.

Ecco, di seguito, solo alcuni esempi di esercitazioni, legate all’allenamento di un fondamentale, per squadre di livello medio-basso, quindi non in grado di allenarsi specificatamente su un determinato fondamentale, partendo da un’azione completa:

  • Allenamento della ricezione: la battuta sbagliata non comporta punto a chi riceve, ma la possibilità di giocare una free ball dell’allenatore.
  • Allenamento dell’attacco: la palla è lanciata precisa dall’allenatore direttamente all’alzatore.
  • Allenamento della difesa: la palla è attaccata dall’allenatore sulla difesa, oppure lanciata ad un attaccante.
  • Allenamento della ricostruzione: free ball alla squadra avversaria, che ha solo 2 tocchi per giocarla (distinzione tra effettiva free ball e palla difficile).

Se il livello è medio, si può pensare di giocare le partite “a conferma“: si gioca un’azione normale, che determina solo il servizio successivo, mentre il punto va guadagnato con una seconda palla vincente, diversa a seconda del tipo di allenamento (vedere sopra). Ad ogni modo, non è affatto detto (anzi, quasi mai è vero) che il puro e semplice gioco libero sia allenante.

Punto cruciale per il successo di un’esercitazione globale è la definizione del sistema di punteggio, che deve essere:

  • Realistico
  • Centrato sull’obiettivo tecnico dell’allenamento
  • Equilibrato

Il termine equilibrato merita una maggiore spiegazione: infatti, normalmente, il globale viene svolto titolari contro riserve. Questo è motivato dal fatto di poter creare dei meccanismi e degli automatismi all’interno della squadra titolare, per non dover improvvisare nulla il giorno della gara. Per poter giocare in modo efficace, tuttavia, è necessario che per le riserve non si tratti di una “missione impossibile”, ma che la gara si mantenga equilibrata sempre. Per nostra sfortuna, è impossibile delineare delle regole per la definizione del punteggio, poiché esse dipendono interamente dal livello della propria squadra e dallo scostamento tra titolari e riserve.Altra considerazione interessante è il lavoro a rotazioni bloccate. Più che fare un set 25 punti, con rotazione normale, è invece più utile lavorare con le squadre ferme in una determinata rotazione, con la disputa di un set più breve, ad esempio dal 20-20 al 25. In questo modo si ripetono costantemente situazioni di gioco simili.

Altro stratagemma che ho sperimentato con buoni risultati è la ripetizione dell’errore tecnico. Con questo intendo che, quando un’azione nasce e si conclude malamente, possiamo far ripetere un gesto tecnico al giocatore che l’ha errato, per fargli correggere immediatamente l’errore. Un punto delicato: dobbiamo far ripetere solo le azioni sbagliate per errore tecnico e non per limite tecnico! Per chiarire, due esempi:

  • Difesa del palleggiatore, il centrale scende tardi da muro e non riesce ad alzare
  • Sempre nella stessa situazione, il centrale alza in ritardo e commette fallo di doppia
  • Un attaccante vuole provare un colpo sulla parallela e lo sbaglia

Nei primi due casi, siamo nella sfera dell’errore tecnico. Ricreare situazioni analoghe è molto semplice: l’allenatore si mette in Zona 1 con il carrello, il centrale a muro, l’allenatore batte sulla palla e lancia alto, per l’alzata. Se il problema è il fallo di doppia, l’allenatore può addirittura porsi in Zona 4 e lanciare sparso per il campo al centrale. In questo caso l’errore si corregge immediatamente, con 4-5 ripetizioni (massimo 10, solitamente) si riescono ad ottenere almeno due ripetizioni corrette.

Il terzo caso, invece, è più delicato: se il giocatore non possiede il colpo il parallela (nel senso che ancora non fa parte del suo bagaglio tecnico) è inutile fargli provare 10 palloni durante la fase globale, facendo perdere tempo a tutti. Per incrementare il bagaglio tecnico, dobbiamo concentrarci sul lavoro analitico e sintetico, non su quello globale!

Oltretutto, nella fase globale è necessario tenere alto sia il morale che la concentrazione. Far lavorare un giocatore su un colpo che “non possiede”, per tante ripetizioni, può causare tanti errori consecutivi, che generano problemi psicologici non indifferenti. Pensate infatti a come reagireste nel caso in cui, pur continuando a provare, il giocatore non riesca a tirare questo particolare colpo sulla parallela: potreste lasciar perdere, facendo sentire l’atleta un incapace, potreste fare in modo che il lancio sia così perfetto che sia molto più facile tirare il colpo, potreste anche accontentarvi di un risultato mediocre. Ad ogni modo, avreste ottenuto il risultato di abbattere moralmente il giocatore, ponendolo negativamente al centro dell’attenzione. E’ importante ragionare su questi aspetti, quando si lavora sul globale.

Per finire, due parole sulla modulazione tempistica delle diverse tipologie di allenamento. Ritengo che, a livello giovanile, la parte analitica e sintetica debba occupare almeno il 60%-70% del lavoro tecnico, lasciando al globale un 30%-40% del tempo. Questo perché, a mio avviso, per poter giocare è necessario prima imparare a farlo. Per imparare a costruire i palazzi, prima si fanno studi di architettura, poi con l’esperienza si diventerà dei veri maestri. Però non possiamo prescindere dalla fase di apprendimento. Il globale ci aiuta ad affinare ed applicare le capacità tecniche, apprese però con esercitazioni mirate e specifiche. Bisogna sempre tener presente, infatti, che il metodo globale raramente consente di avere alte ripetizioni di gesti tecnici standardizzati, per tutti i giocatori.

Tempistica

Al crescere del livello, invece, quando la tecnica è ormai affiinata, è logico che la tempistica sarà molto più sbilanciata verso il globale. Ma questo non è oggetto del mio scritto odierno.

La gestione del Time Out mi interessa molto. Se pensiamo all’alto livello, di norma pensiamo ad un utilizzo altamente specializzato, ovvero:

  • Richiamo su punti fondamentali della strategia di gara
  • Cambiamenti tattici di gara
  • Consigli tattici (del tipo, il giocatore X sta giocando male, battiamogli contro)

L’aspetto più interessante è invece sul basso livello, in particolare sul giovanile, dove:

  • Di norma, fornire indicazioni tattiche troppo specifiche (es. tirare sulla parallela) non è così attuabile (la ricezione non è costante, la stessa alzata non è costante, e anche l’attacco non è sempre preciso)
  • Di norma, apportare correzioni tattiche in gara porta più guai che veri vantaggi
  • Anche per gli avversari, la tattica di squadra è adottata in modo piuttosto grossolano e, quindi, è aggiunto un effetto “imprevedibilità” non facilmente gestibile

Ad esempio, in una partita giovanile (cerchiamo di specificare, ci riferiamo a livelli medi di U16) non è semplice dire: “Mura la parallela, perché tirano lì”. Infatti:

  • Non è assolutamente detto che, anche se la nostra previsione tattica fosse corretta, l’avversario abbia le capacità di attuare veramente questo colpo con incisività
  • Non è dato per scontato che il muro non rispetti l’indicazione (anche se, questo, è più vero quando si chiede di murare la diagonale)

Resta quindi da capire quale sia la vera utilità dei time out in una squadra giovanile. Sicuramente, uno dei motivi più in voga è quello di limitare un break negativo che si sta subendo in ricezione. Infatti, anche se il giocatore avversario fosse molto costante, sicuramente dopo il time out tenderebbe a non forzare la prima battuta, dandoci la possibilità di costruire il gioco in maniera più agevole.

Un utilizzo molto diffuso, che francamente non condivido e cerco di limitare, è quello del chiamare time out per caricare i giocatori, che magari stanno prendendo molti punti senza sorreggersi a vicenda, senza esultare quando fanno punto e così via. Non solo perché non è necessario, ma forse perché è anche dannoso. I ragazzi devono imparare che lo sport di squadra ha dei meccanismi per cui aiutarsi a vicenda non solo è importante, quanto fondamentale.

Allora un buon time-out può servire per riprendere fiato, per organizzare meglio uno schema difensivo, magari apportando un cambio di posizione, magari escludendo qualcuno dalla ricezione, magari suggerendo un pallonetto in una specifica zona del campo.

In linea generale, gli aspetti che ritengo importanti nella gestione di un time-out giovanile sono questi:

  • Sfruttare il time-out solo per aggiustamenti tattici o per piccoli richiami tecnici
  • Se ritenuto necessario, non esitare a chiamare il time-out (dopo potrebbe essere tardi)
  • Non chiamare time-out se non si ha nulla da dire o da ottenere
  • Chiamare time-out per spezzare un break positivo avversario in battuta
  • Non chiamare time-out se si ritiene che il break negativo dipenda solo dalla propria squadra e non da meriti avversari

L’ultimo piccolo appunto che vorrei fare, più generale sulla gestione della gara che del time-out, riguarda le correzioni tecniche. Ritengo totalmente sbagliato stare a perdere tempo su correzioni tecniche troppo elevate, durante una gara. Questo è valido a tutti i livelli, per il semplice fatto che, pur essendo la gara pallavolistica uno stimolo allenante, non è semplice, dal punto di vista mentale, concentrarsi sul gioco se si deve pensare al proprio corpo. In altre parole, durante la gara il focus dei giocatori è, e deve restare, sulla palla, non sulle proprie posture e sui propri movimenti. Certo, questo non vuol dire annotare tutto, segnalare e poi lavorare in allenamento. Vuol dire semplicemente di non cercare aggiustamenti tecnici non già provati ad allenamento, perché tanto non porterebbero ad alcun beneficio.

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