Il senso di ciò che si sta facendo
Scritto da: Andrea Asta in Vario, Rubrica di Andrea Asta -
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Allenamento di una Prima Divisione Seniores (per intenderci, senza giovanissimi). Non è carino che citi la squadra, il sesso degli atleti, l’allenatore. Del resto è solo uno dei tanti esempi che si possono fare. Dicevo: allenamento che inizia alle XX.00. Alle ore XX.55, la squadra in questione stava svolgendo questo esercizio: fila di giocatori in Z3, tecnico sul tavolo in Z4, giocatore entra, fa lo scivolamento a muro verso Z2 e fa muro su attacco del tecnico.
Ora, io dico: qual è il senso di questa esercitazione? Perché mai tutti i giocatori l’hanno dovuto svolgere? E’ insensato, controproducente, una grandissima perdita di tempo. Non si trattava chiaramente di riscaldamento, perché dopo 55 minuti su 120 di allenamento tecnico io do per scontato che il riscaldamento sia terminato. Per di più l’esercizio è durato per almeno 10 minuti. Un’eternità, per una cialtroneria del genere.
Nel caso specifico, l’abbinamento esercizio-squadra è totalmente errato. Una squadra di Prima Divisione, Seniores tra l’altro, non può permettersi di far lavorare su degli “pseudo-raddoppi” tutti i giocatori. Qual è lo scopo, insegnare a dei trentenni come raddoppiare il muro verso Zona 2, in modo che quando saranno grandi potranno fare anche i centrali? Mi sembra quanto meno ridicolo!
Ora, tutti noi sbagliamo, alle volte. Però un minimo di attenzione in più, un minimo di autocritica in più, potrebbe portarci a svolgere il nostro lavoro in maniera più sensata. Quando scriviamo un esercizio sul foglio dell’allenamento (facciamolo!), dovremmo chiederci, quanto meno: “Questo esercizio ha senso? Porta a qualcosa? Se sì, a cosa?“. Si perde molto tempo a pensare alla quantità (ripetizioni, pause, intensità), senza poi ragionare veramente sulla qualità. Invece, secondo me, la qualità va considerata maggiormente.


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