La gestione dell’errore nelle giovanili
Scritto da: Andrea Asta in Giovanili, Rubrica di Andrea Asta -
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Prendo spunto da un post che ho letto sul forum di VivoVolley per far partire una piccola riflessione. Il motivo che ha spinto l’utente ad aprire la discussione è un’osservazione molto semplice:
Dall’analisi statistica di squadre giovanili, si evince che, di norma, non vince chi fa più punti, ma chi ne regala di meno.
Secondo una buona teoria dell’allenamento, quindi, dovremmo allenarci in direzione di una riduzione del numero di errori in ogni set. La mia risposta (un po’ beffarda e antipatica, in effetti) esordiva in questo modo:
Per ridurre gli errori di una squadra giovanile è sufficiente creare giocatori mediocri.
E’ chiaramente una provocazione, sia chiaro. Però c’è un fondo di verità, in tutto questo. Dobbiamo sempre tener presente che il nostro grande obiettivo è formare giocatori professionisti a lungo termine. Tutto il nostro lavoro deve essere sempre e comunque vincolato da questa grande legge. Non alleniamo per formare un buon giocatore U16, non per formare una buona giocatrice di Terza Divisione. Noi alleniamo e lavoriamo nella speranza di poter realizzare il sogno di tutti i ragazzini e di tutte le ragazzine, arrivare al top della prestazione. Non dobbiamo pensare che sia un eccesso. In fondo, come è logico che non tutti i ragazzi e ragazze che alleneremo arriveranno in serie A, è anche vero che, se abbiamo un potenziale fenomeno, dobbiamo allenarlo a dovere. O farlo allenare a dovere, dipende dalle situazioni.
Come rientra la gestione dell’errore in tutto questo? Avete mai visto una squadra giovanile vincere una partita “perché sbagliava poco?“. Probabilmente sì. Magari questa squadra ha anche vinto il campionato provinciale, forse pure quello regionale! E’ forse una buona prestazione, vincere senza sbagliare? Forse. La mia piccola esperienza mi ha fatto però vedere quanto segue: sbagli poco, ma fai anche pochi punti. Attacchi piano, sempre in campo e mai a rete, ma piano. Batti facile, mai a rete o fuori, ma facile. Ricevi perfettamente. Alzi perfettamente. Non muri benissimo, ma i giocatori sono sempre nella giusta direzione.
Peccato solo che ad alto livello non si vedano squadre vincere facendo palleggi o attacchi lenti. Specialmente nel maschile, è importante insegnare ai giocatori l’importanza della potenza d’attacco. Diceva Velasco, in un vecchio scritto, che è quasi impossibile trovare un giocatore giovane che schiacci forte in campo. Diceva: “Se schiaccia in campo, allora ha tirato piano”. Sebbene non credo sia possibile fare una generalizzazione, è anche vero che, in linea di massima, il discorso regge. Spesso perdiamo di vista il nostro target, e allora un attacco fuori dal campo ci sembra grave. Oppure, un attacco a rete ci sembra grave allo stesso modo di uno fuori.
Per allenare bene i giovani, dobbiamo tener presente il grande obiettivo. La formazione di professionisti. Lasciamo che sbaglino, lasciamo che imitino i modelli che vedono in serie A, magari sbagliando. L’importante è che facciano tutto con coscienza e passione e che mostrino comunque miglioramenti.
Un discorso a parte meritano, però, gli errori gravi e quelli futili. Un errore grave è, ad esempio, l’invasione a muro, oppure la battuta da terra sotto rete, oppure sbagliare la posizione di difesa. Un errore futile è, ad esempio, rallentare il braccio per paura di tirare fuori e poi schiacciare a rete, oppure murare sempre la parallela, invece che la diagonale. E’ questa la direzione corretta di lavoro: non solo ridurre, ma quasi azzerare, errori gravi ed errori futili. Non perché così si vinca di più, ma solo perché ad alto livello questi errori devono tendere a zero. Poi, certamente, anche il referto ne trarrà beneficio.
Una volta corretti questi problemi, lasciamo che il nostro ragazzino tiri forte fuori, batta forte in salto fuori. Il tempo, la dedizione, l’allenamento e l’esperienza lo porteranno a sistemare la tecnica, senza dover re-imparare il gesto tecnico con la giusta velocità (considerate che tirare sempre piano può cambiare in modo significativo il tempo).
Buona giovanile a tutti e buoni errori a tutti.

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Aprile 10th, 2008 alle 00:29
Caro Andrea, sono pienamente d’accordo con te.
Il discorso : ” vince chi sbaglia meno” è valido per giocatori già tecnicamente formati.
Se ossessioniamo i ragzzini con l’ ERRORE, il risultato sarà quello di vederli palleggiare, piazzare o adirittura mandare in bagher, palle che si DOVEVANO attaccare.
La prima cosa è che bisogna educare i propri giocatori, ma anche ( e a volte soprattutto) i propri dirigenti e genitori.
Educarli a capire che nell’under il risultato deve passare in secondo piano.
Intendiamoci…ha la sua importanza ( perdere cinquanta partite di fila fa perdere passione a quasi tutti), ma è relativa e secondaria lla costruzione del pallavolista.
Chi ha lavorato meglio : un allenatore che si piazza quinto nel girone under 14 della propria provincia oppure quello che arriva penultimo ed una sua ragazzina sempre under 14 viene chiamata in prima squadra in serie D ?
Per costruire un buon giocatore in attacco bisogna infondergli coraggio ( prova, tira, non ti preoccupare, tira più forte che puoi te lo sta dicendo il tuo mister)…rprenderlo qwuando non mette la dovuta attenzione in ciò che fa…non massacrarlo ogni volta che fa un errore ma sta provando qualcosa di difficile e pregevole tencicamente (mani e fuori, battuta in salto, palle veloci etc etc).
Mia esperienza personale: mi sono trovato con una under 16 maschile allenata da latri, i cui giocatori facevano un’infnità di pallonetti a due mani, palleggi spinti nelgi angoli, bagher di prima intenzione…vincendo anche qualche partita (poche..per fortuna) e in quelle partite vinte tutto il pubblico a gioire e esultare per i punti fatti in quel modo ( a dire il vero il pubblico e il loro allenatore esultavano pure per gli erroriavversari come se il punto lo avessero fatto loro).
Passati in under 18, contro squadre che affrontano il campionato di serie C e D ( non alcuni giocatori…ma proprio tutta la squadra) è stato un trauma veder che il non errore non portava da nessuna parte anzi non solo si perdevano partite con parziali ridicoli ( 6 , 8 etc etc) ma anche in tempi velocissimi e dopo aver subito pallate violentissime ( battuta tranquilla non forzata per non sbagliare ??? risultato: veloce in faccia.
Instilliamo coraggio nelle giovanili, successivamente con la maturazione dell’atleta lavoreremo anche sull’ acume tattico.
Altrimenti insegnare determinati colpi in un atleta di 22 o 23 anni che è stato abituato solamente a “mettere” la palla saranno impossibili da insegnare.
Ciao a tutti