Il primo allenamento dell’anno
Scritto da: Andrea Asta in Teoria dell'allenamento, Rubrica di Andrea Asta -
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Uno dei recenti temi discussi sul forum di preparazionefisica.it è stata l’individuazione di una serie di criteri validi al fine di proporre in modo sensato il primo allenamento dell’ anno. Sfrutterò l’opportunità della mia rubrica per provare ad esprimere un concetto chiaro ed esaustivo.
Anzitutto ritengo fondamentale la distinzione tra primo allenamento con una squadra nuova e con la squadra della stagione passata. Si parte da presupposti ovviamente e totalmente differenti, quindi non è possibile generalizzare.
Partiamo dal caso a mio avviso più semplice, quello della squadra già conosciuta: chiaramente, conoscendo già i giocatori e le loro potenzialità, si auspica di essere arrivati a questo punto con le idee chiare sulla programmazione annuale e su quella del periodo preparatorio. A questo punto, il primo allenamento dell’anno ha come scopo la preparazione mentale alla stagione e la riattivazione fisico – tecnica.
Con preparazione mentale intendo l’importantissima carica (fondamentale che sia positiva) che l’allenatore deve infondere ai propri atleti, per motivarli a lavorare duramente e seriamente durante l’annata. E’ necessario spendere quindici – venti minuti per creare un “laccio mentale” tra la stagione passata e quella nuova: una breve analisi delle cose positive che andranno esaltate, delle cose negative che andranno migliorate. Bisognerà parlare delle novità dell’anno, sia come rosa, sia dal punto di vista tecnico – strategico. Infine, fondamentale la definizione insieme ai giocatori dell’obiettivo della stagione, non solo come risultati, ma anche come miglioramenti fisici, tecnici, tattici, psicologici. Il clima deve essere sempre positivo in questa fase, penso che il presupposto migliore per una buona stagione sia quanto meno fingere che tutto andrà bene. Prendo un esempio di squadra media nel giovanile: “Uffa, dopo tre mesi di totale relax devo tornare a faticare in palestra!”. Se non iniziamo con un clima positivo e prospetti di soddisfazioni, come pensiamo di poter lavorare?
Si può quindi passare al vero e proprio allenamento: considerando che nel 90% dei casi più della metà della squadra non si sarà mossa durante l’estate, è bene essere cauti con l’intensità ed il volume del carico. Questo non significa non fare qualcosa. Il tempo è poco, ce ne lamentiamo sempre, quindi non è giusto sprecare la prima seduta. A mio avviso, già dal primo allenamento si può far tutto, ma con calma e con volumi ed intensità ridotte. Si può saltare, ma non troppo al massimo. Per prima cosa qualche esercizio fisico, di modesta intensità, possibilmente a carico naturale, per riattivare l’organismo al futuro lavoro. Non trovo negativa l’idea di dedicare una decina di minuti al lavoro aerobico, quindi spendere un po’ di tempo in esercitazioni a carico naturale per il tronco e le braccia. Sulle gambe il lavoro che preferisco è, ove necessario, un’introduzione di tipo isometrico, in quanto i movimenti dinamici saranno già molti nel resto della seduta. Come avrete intuito, non reputo l’aspetto fisico il fulcro della prima seduta. Anzi, mi spingerò oltre: penso che con squadre non giovanili, la parte fisica possa essere libera e auto – gestita da ogni atleta, eventualmente con qualche esercizio di base richiesto dall’allenatore per tutti gli atleti (es. un percorso con andature e saltelli, che poi ogni giocatore può adattare in base alle necessità).
Ma ciò che io ritengo fondamentale è il concetto di riattivazione tecnica: penso che durante il primo allenamento si debba ripercorrere ogni gesto tecnico conosciuto, per riattivare i meccanismi un po’ “arrugginiti” dalla pausa estiva: consiglio allora qualche esercizio analitico o, meglio, sintetico, per fare un po’ di appoggi, di rincorse, di ricezioni, di servizi da terra e di attacchi, anche in primo tempo. Il lavoro sui tuffi e sui servizi in salto lo sposterei alla seconda seduta, anche se, in forme minori (ad esempio, rullate e servizi Jump Floating) possono essere già introdotti da subito. Consiglio di dare ampio spazio al gioco 3vs3 o 4vs4, per aumentare il numero di tocchi e facilitare in questo modo la riattivazione. Ciò che io reputo importante è che gli atleti arrivino già alla seconda seduta in condizioni sufficienti per riprendere un buon allenamento tecnico.
Veniamo ora al caso più delicato, quello della squadra nuova. Se non conosco gli atleti, come posso avere una buona seduta per quella squadra? Ritengo che il primo allenamento, in questo caso, debba servire a conoscere la squadra. Fisicamente, tecnicamente, strategicamente.
I primi quindici – venti minuti servono a presentare atleti e staff: l’allenatore deve imporsi subito come personalità di rilievo, non la protagonista, ma indubbiamente una dei personaggi principali. Le regole devono essere chiarite subito, per evitare in seguito problemi.
Alcuni allenatori commettono l’errore, a mio avviso grossolano, di pensare che per fare buona impressione sui giocatori, l’arma sia sprecare la prima settimana in esercizi fisici massacranti. Da ex giocatore ammetto che un allenatore che dimostri di avere polso e di saper far sudare una squadra affascini molto, ma da allenatore aggiungo anche che questa è una delle più grosse perdite di tempo. L’aspetto più importante della prima seduta deve essere quello della valutazione funzionale tecnica. In base al livello della squadra, ogni allenatore deve individuare dei criteri e degli aspetti ritenuti importanti e creare i presupposti per potersi creare un’idea valida. Ad esempio, con le squadre giovanili, io lavoro su quattro tecniche: palleggio d’alzata, bagher d’appoggio, piazzata da terra e servizio flottante. Con squadre di alto livello l’idea potrebbe essere diversa: ricezione, servizio, attacco di terzo tempo. Comunque sia, ogni allenatore deve trovare i propri criteri e poter fornire un giudizio quanto più possibile oggettivo.
Altro aspetto importante è l’analisi delle problematiche fisiche individuali di ogni giocatore. Anche con l’assistenza di un preparatore o di un fisioterapista, è buona norma verificare (eventualmente domandandolo) i limiti fisici ed i problemi preesistenti in ogni singolo atleta, per poter individualizzare i carichi successivi.
Ritengo che, in conclusione, al termine del primo allenamento con una nuova squadra sia importante avere un’idea quanto più chiara possibile del livello tecnico – tattico dei giocatori e, quando possibile, dei loro problemi fisici. In questo modo si potrà procedere, dopo l’analisi dei dati, alla stesura della programmazione annuale.

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Settembre 3rd, 2008 alle 15:22
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