Archivio per Settembre 2007

Per “programmazione dell’allenamento” si intende la modulazione quantitativa e qualitativa del lavoro fisico, tecnico, tattico, psicologico e didattico di allenamento.

1. Importanza della programmazione

La programmazione assume importanza fondamentale fin dalle attività giovanili, anzi, non sarebbe azzardato affermare che una corretta programmazione pluriannuale è più importante nelle giovanili, piuttosto che in squadre di medio livello. Ritorna ad assumere livelli di importanza notevole anche all’alto livello.

p1

La programmazione assume importanza notevole in ogni livello sportivo, ma si evidenziano picchi nelle giovanili (legati soprattutto alla programmazione pluriennale) e nel livello alto (legati principalmente alla programmazione annuale e dei mesocicli).

(more…)

Il Consiglio Federale ha deliberato l’applicazione di modifiche a due Regole di Gioco, come indicato dalla FIVB, e di introdurre due nuove normative ali Campionati di Serie A1 e A2 maschile inerenti l’impiego di atleti giovani.
Si tratta:
1. Regola 9.1.2.3, per tutti i campionati di serie e di categoria;
2. Regola 15 (sistema di sostituzione veloce), per i campionati di Serie A1 e A2
3. Normativa del SECONDO LIBERO, per i Campionati di Serie A1, A2, B1 e B2 maschile e femminile
4. Atleti Under 23 con sostituzioni illimitate, per i Campionati di Serie A1 e A2 maschili
5. Atlete Under 21 con sostituzioni illimitate, per i Campionati di Serie A1 e A2 femminili
6. Limitazione utilizzo impianti acustici nelle gare di A1M e A2M
7. Linea dell’allenatoreDi seguito si riporta quanto deliberato e valevole a partire dalla stagione sportiva 2007/08.

(more…)

In questo articolo si parlerà del problema più diffuso e, purtroppo, meno capito del nostro sport: il fallo di posizione.Per prima cosa, l’aspetto più importante da avere in mente è che:

Regola 7.3.1

In gioco ci devono essere sempre sei giocatori per squadra.
Il tagliando della formazione iniziale indica l’ordine di rotazione dei giocatori sul campo. Questo ordine deve essere mantenuto per tutto il set.

I giocatori di una partita di pallavolo hanno un ordine e quest’ordine deve essere mantenuto. Questo è logico, ed è il motivo principale che genera l’esistenza del fallo di posizione. Se l’allenatore schiera in campo, nell’ordine, i giocatori 8-14-10-9-11-3, in ogni momento del set l’ordine deve essere mantenuto.

(more…)

Ho concluso felicemente la prima settimana di allenamento. Quest’anno alleno un gruppo maschile Under18. Un gruppo in realtà molto giovane. Diciamo, senza troppe pretese e con buoni margini di miglioramento.

L’argomento di cui vorrei parlare oggi è un tema di cui nessuno parla mai, forse perché, in realtà, non vi si attribuisce alcuna importanza. Vorrei spendere due pareri e perplessità in merito ai giocatori in prova nel mese di Settembre. Ritengo che questa possa rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato la possibilità di integrare il nostro organico di ragazzotti ci intriga (del resto, spesso il target giovanile è anche quello di “far numero”), dall’altra però si pongono alcuni problemi che devono essere affrontati e che saranno il tema di questa pagina.

I problemi di cui dobbiamo occuparci sono molteplici:

  1. Dobbiamo necessariamente portare avanti il nostro programma di preparazione fisico-tecnico-tattica
  2. Non dobbiamo danneggiare il giocatore nuovo
  3. Dobbiamo valutare in poco tempo se si tratta di un potenziale elemento valido
  4. Dobbiamo far “buona impressione”

Il discorso è contestualizzato alla mia squadra, ma penso non si fatichi troppo se lo si prova ad adattare ad una qualsiasi squadra giovanile già pronta dal mese di Giugno, ma comunque disposta a visionare atleti anche a Settembre. E’ un discorso valido solo se parliamo di allenatori che preparano gli allenamenti in base ai giocatori di cui dispongono (spero lo facciano tutti!) e di società in cui, spesso e volentieri, la gente nuova arriva senza preavviso (leggono gli orari di allenamento dal sito web della società, o li chiedono al dirigente).

Nella maggior parte dei casi, non siamo in grado di prevedere quando e in che quantità avremo giocatori in prova. Non sapremo nulla di loro a priori. Questo impone, a mio avviso, il fatto che non si possa pensare ad un allenamento generico, come eventualmente si potrebbe fare a Giugno. Quindi, essenzialmente, l’allenamento è quello che faremmo fare normalmente ai nostri atleti. Con la variabile di qualche potenziale novità.

Il metodo che sto adottando quest’anno è semplice: quando preparo una seduta (almeno così ho fatto questa settimana e farò la prossima, poi direi che il “pericolo gente nuova” potrà essere considerato superato), lascio sempre delle tempistiche un po’ “dilatate“, per poter inserire un turno in cui lavori anche il/i giocatore/i in prova. Se quel giorno non abbiamo nessuno nuovo (ed è capitato), vorrà dire che il tempo in più potrà essere utilizzato per un lavoro “extra” da qualche mio atleta. Sicuramente non è un metodo ottimale, ma penso che sia meglio del preparare una seduta solo per i miei giocatori e dover poi in qualche modo inserire la variabile nuova. Del resto, non possiamo neanche pretendere che il ragazzo passi tutto l’allenamento a raccogliere palloni (è in contraddizione con il problema 4).

Questo metodo funziona benone per la parte tecnica dell’allenamento. Però non può essere adattato alla parte fisica ed a quella tattica. Nella parte fisica dell’allenamento dobbiamo essere bravi ad evitare traumi al nuovo arrivato (problema 2), pertanto è importante non solo limitare intensità e volume degli esercizi, ma anche eliminare alcuni esercizi considerati pericolosi. Ad esempio, un discorso affrontato di recente sul forum di preparazionefisica.it è relativo all’affondo laterale, che, se eseguito in stato di mancato allenamento e con tecnica non corretta, può causare problemi all’adduttore. Considerato che, nella maggior parte dei casi i ragazzi nuovi arrivano dopo diversi mesi di ozio totale, è bene valutare con attenzione la possibilità di escluderlo da alcune esercitazioni che, magari, per il resto dei giocatori sono già applicabili.

L’aspetto tattico, infine, non mi ha ancora fornito indicazioni interessanti, nel senso che quando devo valutare qualcosa con i miei ragazzi relativamente ad una strategia di gara (ad esempio, riguardare le rotazioni di CP o il sistema di BP), non posso fare a meno che annoiare il nuovo. Ritengo che, se da un lato questo potrebbe risultare noioso (problema numero 4), dall’altro potrebbe anche entusiasmarlo il fatto di vedere qualcosa di “figo”. O almeno, io quando ero più piccolino mi appassionavo un sacco nel vedere gli schemi di gioco.

Nel caso si disponga di un aiutante, è bene sfruttare al massimo questa possibilità, ed utilizzare, ad esempio, i momenti di tattica o di tecnica individuale per valutare le capacità tecniche del nuovo arrivato, almeno da un punto di vista potenziale. Com’è il suo tocco di palleggio? Com’è, nel complesso, il bagher? E’ in grado di fare una piazzata da terra? Pensiamo potrebbe essere utile al gruppo? Prima riusciamo a fare questa valutazione, prima riusciamo ad inserire il ragazzo nel gruppo. L’aspetto psicologico è molto importante: se abbiamo trovato un potenziale buono, qualche parola di elogio (magari davanti ai genitori?) potrebbe convincerlo definitivamente ad entrare nel gruppo. Viceversa, se capiamo che il ragazzo non è minimamente al livello del nostro gruppo, possiamo suggerire l’inserimento in una squadra più giovane (magari solo per qualche mese?).

A questo punto non mi resta che sentire il parere di chiunque abbia voglia di esprimerlo. Come gestite voi questa situazione? Improvvisate? Se sì, come? Programmate? In che modo?

Una buona settimana di pallavolo a tutti.

Come risaputo, ogni squadra in fase BP prepara la situazione difensiva con 3 giocatori a muro e 3 giocatori in difesa, definendo due possibili schemi di attesa:

  • 3-2-1 (o Centro-Mediano arretrato)
  • 3-1-2 (o Centro-Mediano avanzato)

(more…)

Nella pallavolo si parla di correlazione tra due fondamentali A e B, quando la strategia adottata per il fondamentale A influenza quella del fondamentale B. In parole più semplici, parliamo di correlazione ogni qualvolta stabiliamo di adottare una certa strategia (o, meglio, tattica) in un fondamentale e questa strategia andrà a determinare anche quella di un secondo fondamentale.

(more…)

Arrivati al 6vs6, fin da piccoli i ragazzi devono seguire graduali miglioramenti negli schemi di ricezione, che li porteranno poi a giocare con gli schemi evoluti.
E’ importante che l’allenatore non si fossilizzi su uno schema, benché porti risultati migliori dal punto di vista pratico, ma si impegni a fondo per portare i propri atleti a raggiungere una buona qualità di gioco, che avrà ottime ripercussioni nella loro carriera.

(more…)

Il gioco 4vs4 è stato introdotto per rendere meno traumatico il passaggio dal minivolley (3vs3) al classico 6vs6.Infatti con questo tipo di gioco

  • Si iniziano ad analizzare i falli di posizione
  • Si può introdurre la ricezione a fasce
  • Si può introdurre l’attacco dopo ricezione
  • Si può introdurre la penetrazione
  • E’ introdotta la differenziazione tra prima e seconda linea (assente nel minivolley)

Il gioco è caratterizzato da:

  • 4 giocatori in campo in ogni squadra
  • Campo 7.5m x 7.5m
  • Linea dei 3 metri
  • Rete 2.10m

(more…)

I sistemi di difesa si dividono in due grandi famiglie:

3 - 1 - 2 o CentroMediano Avanzato (CMAV), usato con Ricezione W
3 - 2 - 1 o CentroMediano Arretrato (CMAR), usato a partire dal 3 in linea

Il primo numero indica i giocatori a muro. Il secondo numero indica i giocatori in difesa del pallonetto di seconda del palleggiatore. Il terzo numero indica i giocatori in difesa sulle palle lunghe. Per quando riguarda la difesa, va sempre ricordato che non esiste uno schema in grado di coprire tutto il campo! Ci sarà sempre un buco!

(more…)

Uno dei recenti temi discussi sul forum di preparazionefisica.it è stata l’individuazione di una serie di criteri validi al fine di proporre in modo sensato il primo allenamento dell’ anno. Sfrutterò l’opportunità della mia rubrica per provare ad esprimere un concetto chiaro ed esaustivo.
Anzitutto ritengo fondamentale la distinzione tra primo allenamento con una squadra nuova e con la squadra della stagione passata. Si parte da presupposti ovviamente e totalmente differenti, quindi non è possibile generalizzare.
Partiamo dal caso a mio avviso più semplice, quello della squadra già conosciuta: chiaramente, conoscendo già i giocatori e le loro potenzialità, si auspica di essere arrivati a questo punto con le idee chiare sulla programmazione annuale e su quella del periodo preparatorio. A questo punto, il primo allenamento dell’anno ha come scopo la preparazione mentale alla stagione e la riattivazione fisico – tecnica.
Con preparazione mentale intendo l’importantissima carica (fondamentale che sia positiva) che l’allenatore deve infondere ai propri atleti, per motivarli a lavorare duramente e seriamente durante l’annata. E’ necessario spendere quindici – venti minuti per creare un “laccio mentale” tra la stagione passata e quella nuova: una breve analisi delle cose positive che andranno esaltate, delle cose negative che andranno migliorate. Bisognerà parlare delle novità dell’anno, sia come rosa, sia dal punto di vista tecnico – strategico. Infine, fondamentale la definizione insieme ai giocatori dell’obiettivo della stagione, non solo come risultati, ma anche come miglioramenti fisici, tecnici, tattici, psicologici. Il clima deve essere sempre positivo in questa fase, penso che il presupposto migliore per una buona stagione sia quanto meno fingere che tutto andrà bene. Prendo un esempio di squadra media nel giovanile: “Uffa, dopo tre mesi di totale relax devo tornare a faticare in palestra!”. Se non iniziamo con un clima positivo e prospetti di soddisfazioni, come pensiamo di poter lavorare?
Si può quindi passare al vero e proprio allenamento: considerando che nel 90% dei casi più della metà della squadra non si sarà mossa durante l’estate, è bene essere cauti con l’intensità ed il volume del carico. Questo non significa non fare qualcosa. Il tempo è poco, ce ne lamentiamo sempre, quindi non è giusto sprecare la prima seduta. A mio avviso, già dal primo allenamento si può far tutto, ma con calma e con volumi ed intensità ridotte. Si può saltare, ma non troppo al massimo. Per prima cosa qualche esercizio fisico, di modesta intensità, possibilmente a carico naturale, per riattivare l’organismo al futuro lavoro. Non trovo negativa l’idea di dedicare una decina di minuti al lavoro aerobico, quindi spendere un po’ di tempo in esercitazioni a carico naturale per il tronco e le braccia. Sulle gambe il lavoro che preferisco è, ove necessario, un’introduzione di tipo isometrico, in quanto i movimenti dinamici saranno già molti nel resto della seduta. Come avrete intuito, non reputo l’aspetto fisico il fulcro della prima seduta. Anzi, mi spingerò oltre: penso che con squadre non giovanili, la parte fisica possa essere libera e auto – gestita da ogni atleta, eventualmente con qualche esercizio di base richiesto dall’allenatore per tutti gli atleti (es. un percorso con andature e saltelli, che poi ogni giocatore può adattare in base alle necessità).
Ma ciò che io ritengo fondamentale è il concetto di riattivazione tecnica: penso che durante il primo allenamento si debba ripercorrere ogni gesto tecnico conosciuto, per riattivare i meccanismi un po’ “arrugginiti” dalla pausa estiva: consiglio allora qualche esercizio analitico o, meglio, sintetico, per fare un po’ di appoggi, di rincorse, di ricezioni, di servizi da terra e di attacchi, anche in primo tempo. Il lavoro sui tuffi e sui servizi in salto lo sposterei alla seconda seduta, anche se, in forme minori (ad esempio, rullate e servizi Jump Floating) possono essere già introdotti da subito. Consiglio di dare ampio spazio al gioco 3vs3 o 4vs4, per aumentare il numero di tocchi e facilitare in questo modo la riattivazione. Ciò che io reputo importante è che gli atleti arrivino già alla seconda seduta in condizioni sufficienti per riprendere un buon allenamento tecnico.
Veniamo ora al caso più delicato, quello della squadra nuova. Se non conosco gli atleti, come posso avere una buona seduta per quella squadra? Ritengo che il primo allenamento, in questo caso, debba servire a conoscere la squadra. Fisicamente, tecnicamente, strategicamente.
I primi quindici – venti minuti servono a presentare atleti e staff: l’allenatore deve imporsi subito come personalità di rilievo, non la protagonista, ma indubbiamente una dei personaggi principali. Le regole devono essere chiarite subito, per evitare in seguito problemi.
Alcuni allenatori commettono l’errore, a mio avviso grossolano, di pensare che per fare buona impressione sui giocatori, l’arma sia sprecare la prima settimana in esercizi fisici massacranti. Da ex giocatore ammetto che un allenatore che dimostri di avere polso e di saper far sudare una squadra affascini molto, ma da allenatore aggiungo anche che questa è una delle più grosse perdite di tempo. L’aspetto più importante della prima seduta deve essere quello della valutazione funzionale tecnica. In base al livello della squadra, ogni allenatore deve individuare dei criteri e degli aspetti ritenuti importanti e creare i presupposti per potersi creare un’idea valida. Ad esempio, con le squadre giovanili, io lavoro su quattro tecniche: palleggio d’alzata, bagher d’appoggio, piazzata da terra e servizio flottante. Con squadre di alto livello l’idea potrebbe essere diversa: ricezione, servizio, attacco di terzo tempo. Comunque sia, ogni allenatore deve trovare i propri criteri e poter fornire un giudizio quanto più possibile oggettivo.
Altro aspetto importante è l’analisi delle problematiche fisiche individuali di ogni giocatore. Anche con l’assistenza di un preparatore o di un fisioterapista, è buona norma verificare (eventualmente domandandolo) i limiti fisici ed i problemi preesistenti in ogni singolo atleta, per poter individualizzare i carichi successivi.
Ritengo che, in conclusione, al termine del primo allenamento con una nuova squadra sia importante avere un’idea quanto più chiara possibile del livello tecnico – tattico dei giocatori e, quando possibile, dei loro problemi fisici. In questo modo si potrà procedere, dopo l’analisi dei dati, alla stesura della programmazione annuale.

FireStats iconPowered by FireStats